venerdì, ottobre 01, 2010
Tea Party Diffamazione: il giornalismo canaglia fa scuola
lunedì, agosto 30, 2010
In quanti da Glenn Beck?
lunedì, giugno 28, 2010
Un Tea (party) a Roma
Veni, vidi , vici? La strada è lunga, ma i primi passi sono stati fatti: sabato abbiamo avuto la soddisfazione di vedere il primo Tea Party a Roma, nonostante una meteorologia inclemente con tanto di pioggia monsonica ed una burocrazia altrettanto capricciosa (e per fortuna che, nominalmente, siamo tutti a destra). In fondo, il semplice fatto che si sia tenuto un Tea Party a Roma, normalmente considerata città-simbolo dello statalismo, non può che essere di buon auspicio.
Oltre a Roma, questa settimana ha visto i Tea Party di Aversa ed Alessandria. Avanti così, per ricordare alla nostra classe politica un fatto semplice quanto scomodo: i livelli attuali di esazione fiscali non sono soltanto immorali e deleteri per i cittadini, ma anche dannosi per gli stessi politici. Una volta rovinati i contribuenti, di cosa pretenderà di nutrirsi l'ipertrofica macchina statale?
giovedì, giugno 24, 2010
Tea Party per la libertà
Posted by Unknown at 12:02 PM |
Labels: Tea Party , Tocqueville
giovedì, giugno 10, 2010
Perle da Tea-Party
Dall'intervista de l'Occidentale, "L'Italia del Tea Party vuole meno tasse e più libertà"
A proposito di movimenti, nel Nord-Est le "Tute Bianche" sono contro le tasse che deprimono l'iniziativa e la creatività individuale
Sono contento che Luca Casarini se ne sia accorto. Forse dopo aver fatto l'estremista ha finalmente iniziato a lavorare, provando sulla propria pelle che vuol dire cavarsela da soli.
Anche la Lega si batteva contro un fisco troppo oppressivo
Fino a quando non è diventata forza di governo.
Ricordiamo ai quattro gatti che ci leggono e che possono (al contrario di chi scrive), che a Roma il 26 di Giugno il Tea Party Italia sarà in piazza a protestare per l'eccesso di Stato nella vita dei cittadini e a distribuire i moduli per richiedere al datore di lavoro il proprio stipendio lordo, abolendo quella servitù feudale che è il sostituto d'imposta.
Posted by Unknown at 1:05 PM |
Labels: Banca d'Italia , Libertari , Tea Party
martedì, maggio 11, 2010
Italian Tea Party: libertà si, stato no. Finalmente.
Primo appuntamento, l'ostica Prato. In bocca al lupo!
Hat tip: Camelot
venerdì, novembre 06, 2009
NY23: una lezione per la destra americana ed italiana
I candidati del centrodestra hanno vinto in Virginia ed in New Jersey, ma hanno perso il seggio del 23mo collegio di New York. E’ vero che a New York il voto conservatore è stato diviso in due, con la candidata repubblicana ufficiale che, alla fine, si è ritirata appoggiando l’avversario democratico e spostando una componente non trascurabile di voti; l’establishment del partito si era tuttavia schierato dalla parte di Doug Hoffman, repubblicano che correva per il Conservative Party, ed il seggio NY23 è in teoria conservatore per un ampio margine. Virginia e New Jersey, al contrario, erano stati che avevano votato in massa per Barack Obama e dove i repubblicani non vincevano le elezioni statali da anni. La vittoria, insomma, era più probabile proprio dove il centrodestra americano è stato sconfitto.
Come fa notare Roger L. Simon , la differenza va probabilmente al di là delle differenze tattiche e contingenti nel voto. I candidati repubblicani vincitori hanno sottolineato un programma economico volto a ridurre spese e tasse, senza promettere agli elettori interventi sul piano etico. Hoffmann, al contrario, ha sì sottolineato il proprio liberalismo sul piano economico, ma lo ha accoppiato ad un forte interventismo etico, che vorrebbe legiferare su aborto ed omosessuali. Non solo, infatti, ha proiettato l’immagine di un politico disgustato dall’appoggio al piano di stimolo di Obama da parte della candidata ufficiale del GOP, Dede Scozzafava, ma è stato almeno altrettanto critico verso la sua tolleranza per l’idea dei matrimoni gay e per la possibilità di abortire per le donne. Il risultato è stata una sconfitta ampiamente evitabile. Con il suo comportamento, ha rinunciato ad una fetta rilevante dell’elettorato americano: quella fetta di individui (circa un quinto degli elettori) che non vogliono soltanto che lo stato tenga le mani fuori dalle loro tasche, ma anche il naso fuori dalle loro camere da letto.
Sono questi gli elettori che hanno contribuito in maniera determinante, quanto gli evangelici, alle vittorie del Partito Repubblicano negli ultimi trent’anni; sono anche il futuro, demograficamente parlando, del partito. Gli americani si sono insomma dimostrati favorevoli a candidati che promettano di tenere il governo fuori dalle vite dei cittadini sia nella sfera privata che in quella economica.
Non si intende con questo che i candidati socialmente conservatori debbano rinnegare le proprie scelte personali, oppure che queste non debbano essere rilevanti, tutt’altro; il neo-governatore della Virginia Bob McDonnell è un conservatore religioso a livello personale, ma ha vinto proprio perché ha puntato sui temi economici, senza polarizzare l’elettorato con un appello all’interventismo etico. Gli elettori preferiscono decidere direttamente quali siano i comportamenti eticamente accettabili, piuttosto che vederseli dettare tramite la coercizione legislativa. Ridurre la libertà, in ogni ambito, è, in sintesi, una scommessa molto pericolosa per i politici della destra americana: volendo escludere i “moderati”, i conservatori duri e puri sono in realtà divisi dal punto di vista etico e l’unico modo per mantenerne l’unità è quello di lasciare le scelte private al di fuori delle aule parlamentari (magari tramite referendum, come accaduto nel Maine). I fondamentalisti religiosi possono essere una componente estremamente organizzata, ma il loro voto non è più determinante di quello della numerosa e crescente componente libertaria.
In Italia, il PdL mostra da lungo tempo i medesimi sintomi che hanno procurato tanti guai al GOP: una deriva verso una visione corporativa e clericale della destra, schiacciata su di un proibizionismo etico mirante ad imporre per legge valori che andrebbero invece difesi, quotidianamente, da ognuno di noi. Non dobbiamo dare per scontato che una simile supplenza legislativa alla coscienza individuale sia gradita, neppure per gli italiani; si è potuto verificare il contrario in più occasioni. E’ tempo, anche per il PdL, di accettare il principio per cui il governo deve garantire le libertà dei cittadini in ogni ambito, senza volerne dettare minuziosamente i contenuti; probabilmente anche una maggioranza dei cattolici accetta che la persuasione e la pressione sociale funzionino meglio di una falsa virtù imposta per legge. Continuare sulla strada di un partito dedito a crociate moralistiche rischia di rinchiudere il PdL in un ghetto, impedendogli di cogliere il vero motivo della immensa popolarità del messaggio berlusconiano del 1994: una promessa di libertà, dopo due generazioni di Stato Etico.
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