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lunedì, febbraio 14, 2011

FLI a Nord?

Con tutta la stima per le aspirazioni di FLI, a Bergamo qualcuno ha fatto un passo falso. Diciamo che se vuoi rubare voti alla Lega, dovresti evitare di farti pubblicità con due perosnalità come Granata e Buonfiglio: meridionalissimi e decisamente non allineati con il sentire conservatore e moderato di una città come Bergamo.
La strada dovrebbe essere quella di un centrodestra che vuol tornare ad essere una vera forza liberale e moderata, il mix rautian-grillino di Granata non ha molto spazio sopra al Po. La prossima volta, suggerirei caldamente la presenza di qualcuno più politicamente affine al contesto lombardo, come Benedetto Della Vedova.

Quando al Nord Fli voleva rubare voti alla Lega | Linkiesta.it:[...] E da Roma erano saliti a festeggiare i 150 anni dell’Unità d’Italia (in quella che rimane pur sempre «la città dei mille di Garibaldi») «tre big»: i deputati Fabio Granata e Antonio Buonfiglio e il senatore Giuseppe Valditara. La manifestazione, con circa trenta presenti, si era tenuta provocatoriamente in piazza Pontida.

martedì, dicembre 14, 2010

Polidori, davvero tanto male per FLI?

Il voto della Polidori potrebbe essere un'àncora per FLI? Siamo certi che ai finiani convengano crisi e voto?

Il partito di Fini ha sempre cercato, correttamente, di proiettare l'immagine di un partito di destra leale al proprio elettorato, ma contrario alla gestione berlusconiana.
Andare alle elezioni con il marchio dei traditori non di Berlusconi, ma del centrodestra sarebbe letale. Purtroppo, il passaggio alla mozione comune con UDC ed API ha inficiato questa immagine e servirà del tempo prima di potersi riaccreditare come un partito autenticamente moderato, liberale e conservatore, alieno a inciuci centristi o peggio ancora sinistri.

A questo punto, qualsiasi evento che ritardi il voto potrebbe permettere di ricucire, riducendo le perdite e riprendendo le trattative per ricomporre lo scisma interno al centrodestra. Se FLI non riesce a riaccreditarsi come partito autenticamente a destra, rischia di essere l'ennesimo partitello centrista.

martedì, novembre 16, 2010

Fini, perché l'ammucchiata?

Jim Momo espone bene ciò che mi ha fatto salire alle stelle i miei dubbi su Fini :

Credevo che in caso di elezioni Fini sarebbe andato da solo, massimizzando la sua figura di leader, la coerenza programmatica del suo nuovo partito e la sua rivendicata identità di destra (moderna ed europea, s'intende). Pare invece intenzionato ad imbarcarsi in un'impresa terzopolista (con Udc, Api, e con l'Mpa dell'inquisito Lombardo!), che nonostante la pretesa di rappresentare un nuovo centrodestra, apparirà un'operazione centrista, centralista e meridionalista. Dovrà dividersi con Casini la leadership; dovrà spiegare ai propri simpatizzanti che l'agenda laica è rinviata a data da destinarsi; spiegare molto bene agli italiani cosa lo unisce oggi all'ex arci-nemico Rutelli; e infine spiegare come mai, dopo tutto questo casino, non sarà neanche questa volta lui (probabilmente) il candidato premier di questo Terzo polo.
Personalmente, avrei apprezzato Fini quale campione di quella parte di centrodestra insoddisfatta del poco dinamismo governativo. L'ammucchiata con le serpi neodemocristiane rinforza la sensazione di un tattico troppo raffinato per il proprio bene, perché incoerente con le proprie stesse premesse: lo stesso errore che fece D'Alema quando accettò l'abbraccio mortale dell'Udr. Possiamo solo sperare in un ravvedimento operoso da parte di quella che è e deve restare una costola della destra.

venerdì, settembre 03, 2010

La carica dell'elefante, una lezione per il Caimano?

I Repubblicani statunitensi potrebbero riprendersi la Camera con una vittoria simile a quella del 1994, se non ripeteranno gli errori degli utlimi 5 anni come ben sintetizzano Peggy Noonan e Grover Norquist (l'architetto del 1994) . L'importante è smetterla di concentrarsi su grandi casi controversi, come la moschea a Ground Zero, la legge sull'immigrazione in Arizona, i dibattiti religiosi o la difesa di Bush. Con questi argomenti si soddisfa forse una parte della propria base ma sicuramente creano problemi con gli elettori indipendenti e gli indecisi; serve invece focalizzarsi su soluzioni ai problemi più rilevanti per l'elettorato con soluzioni per cui esiste un consenso valido per tutto il partito e per i Tea Parties.
Guardando a casa nostra, ci pare che la stessa raccomandazione potrebbe essere una una lezione anche per il PdL e per il governo: concentrarsi su riforme economiche liberali e su di un ripensamento dell'ingerenza dello stato nella società potrebbe portare a risultati migliori dell'attuale guerriglia etica ed il malposto coinvolgimento delle religioni nel discorso politico, con tutte le ricadute negative e gli equivoci che stanno lacerando la maggioranza, dalla sterile polemica sul ruolo degli immigrati alle questioni "etiche". E' ora di fare un passo indietro e ripensare alle parti del programma comuni a tutto il centrodestra, non alle questioni che ci dividono, questioni che di norma si riducono grandemente una volta applicati gli stessi principi liberali che dovrebbero unirci.

lunedì, aprile 19, 2010

Libertiamo, Fini e la deriva leghista

Su Libertiamo, alcune precisazioni sul supporto del gruppo a Gianfranco Fini, su cui qui si concorda ampiamente. Avrei solo una nota aggiuntiva: il problema con la Lega non è che ha "completamente derubricato dalla sua agenda la questione meridionale", visto che non l'ha mai avuta in agenda. E' che un partito liberale può collaborare strettamente con chi è nato "con l’obiettivo di liberare il Nord dall’eccesso di statalismo ed assistenzialismo", visto che è un obbiettivo comune. Diventa molto più difficile farlo con un partito che si è completamente dimenticato le proprie origini e rischia una visione etnoassistenzialista, nociva per sé, per il territorio dove è egemone e per il resto d'Italia.
Per concludere, è da sottoscrivere in pieno il suggerimento di Antonluca: per chiarire quale sia la radice del problema per l'intero PdL, al di là di Fini, basterebbe rileggersi il programma del 1994 e provare a rtenerlo a mente, nel futuro prossimo.

Cameron, un Fini di successo?

Lo so, è ingiusto sia per Fini che per Cameron, ma è la prima reazione che mi viene alla domanda di Freedomland. Con un'aggravante: Fini, con tutti i suoi gravissimi errori tattici e strategici, ha perlomeno cercato di modernizzare la destra italiana, sbandando paurosamente nel tentativo. David Cameron, che partiva da un'eredità almeno ideale molto più solida come quella thatcheriana, rischia di trasformare i Conservatori nella parodia del Labour, lo stesso errore di cui è accusato il presidente della Camera.

venerdì, aprile 16, 2010

Fini giusti, strategia e tattica miserrimi

Qui si è sempre stimato e difeso Gianfranco Fini, senza mancare di criticarlo per alcune sue sbandate. La sbandata di ieri, tuttavia, sembra fuori misura, sempre che le indiscrezioni siano corrette. Non tanto per la sua durezza, ma per i suoi motivi: il governo Berlusconi ha sinora tradito la promessa di una riforma liberale del ruolo dello stato, ma Fini sembra avere eletto a cavallo di battaglia soprattutto tematiche care alla sinistra e di importanza relativamente minore, quali quelle cosiddette "etiche", oltre ad aver lanciato quella che sembra essere una pura guerra personale. Bene sintetizza Il fazioso, quando sostiene che sono la strategia (e la tattica, agigungerei io) ad essere sbagliate, non le critiche di Fini di per sé:

"Immaginiamo Fini aprire crepe puntando su riduzione tasse, liberalizzazioni, privatizzazioni, meno burocrazia, via le caste, riduzione dei costi della politica con l’abolizione delle province ecc Si sarebbe preso metà dell’elettorato del Pdl in poco tempo e sarebbe popolarissimo…. Un errore incredibile di avvicinamento alla rottura."
Il rapporto parassitario della Lega nei confronti del PdL va sicuramente messo in luce, ma l'elettorato lo avrebbe capito di più se fosse stato inquadrato in un'ottica linerale di destra: puntando ossia il dito sullo slittamento a sinistra della Lega, sulla sua fame di poltrone, il suo neoconsociativismo ed il tradimento del suo elettorato in tema di tasse e liberalizzazioni adesso che può godere dei frutti del potere. La semplice acredine antibossiana svilisce invece l'intero dibattito ed impedisce ai cittadini di comprendere il nocciolo del problema, ammesso e non concesso che il nocciolo sia questo: ricordiamoci il ruolo di freno sul fronte liberale che ebbero AN e l'UDC nel precedente governo Berlusconi.

PS: si ricorda che, per il momento, si discute sulla base di indiscrezioni e "fonti" interne alla maggioranza e non di posizioni ufficiali. Un brutto segno, in ogni caso.

giovedì, settembre 24, 2009

Fini a braccetto con Montezemolo?

Si dice che le nuove iniziative di Fini tramite FareFuturo. Non mi sembra probabile che Fini esca dal centrodestra, ma sicuramente stiamo assistendo ad un riallineamento. Il problema è la contraddizione fra la nuova fede liberale di Fini e l'uso come sponda dell'UDC: la formazione di Casini è stata la serpe in seno del Governo Berlusconi nel 2006, la sponda per chiunque volesse sabotare le riforme e governare con il freno a mano tirato. Lo stesso Fini, alleandosi con loro per la famigerata "verifica", commise un errore strategico imponente. Cerchiamo di evitare che mezzi, anche questa volta, non si rivelino totalmente inadeguati ai fini - sempre che i fini siano quelli dichiarati.

Hat tip: Giornalettismo

venerdì, settembre 11, 2009

Fini , rifondatore di Forza Italia?

L'ipotesi di Italia Oggi suona intrigante: Fini vorrebbe fondare il nuovo partito liberale . Le posizioni di Fini al momento ricalcano sempre più quelle della Forza Italia del 1994. Che sia ora di riprendere quel progetto? In fondo, il Fini del 1993 stava già cercando di rendere l'allora MSI in un partito conservatore e liberale, con il plauso, ai tempi, di nientepopodimeno di Vittorio Feltri. La discesa in campo di Berlusconi fece sì che il desiderio di un "partito liberale di massa" fosse intercettato dalla Forza Italia originale, che tuttavia sembra poi poi averlo perso per strada sul finir degli anni '90, in favore di una riedizione del pentapartito.
Sarebbe auspicabile, per la destra e per il paese, riprendere quel cammino interrotto dopo la sconfitta del 1996. Rimane da vedere se è possibile, o se la sclerosi si sia già spinta troppo oltre. Per chi credesse che il PdL sia allo stesso livello del Polo di allora, ricorderei che siamo passati dai "professori" liberali a Bondi e Scajola (per tacere di altri), da Tatarella a Gasparri, da Miglio e Pagliarini a Calderoli, Cota e Borghezio.


Hat Tip: Hurricane_53

lunedì, settembre 07, 2009

Stento a crederlo, ma concordo con Alemanno

Vittorio Feltri, da quando è rientrato al Giornale, ha qualche piccolo problema di equilibrio. Dire che sia diventato più realista del Re è semplicemente un eufemismo: sembra quasi essersi tramutato nella versione in carta stampata di Emilio Fede. Potenza contante?
Per quanto mi sia divertito, da miscredente , allo spettacolo d'ipocrisia ecclesiale dato dal caso Boffo, il tono ed i metodi sono stati da tifoso, non da cronista. L'attacco a palle incatenate a Fini, poi, dimostra un serio problema d'equilibrio del Vittorio nazionale. Se persino Alemanno si chiede se Feltri é sicuro di aiutare il Centrodestra, è davvero il caso di pensare a quanti voti faccia guadagnare Feltri, in cambio dell'affondamento della reputazione del Giornale e della sua trasformazione in un foglio autorevole quanto il TG4. Feltri dovrebbe ricordare che lo stesso Berlusconi una volta ammise che "quando Emilio parla di me, perdo qualche migliaio di voti". Gli elogi di chi non è credibile non giovano all'autorevolezza dell'elogiato.

giovedì, settembre 03, 2009

Il commento definitivo

Quoto in pieno Penna

"E' pur vero che il gioco del lancio della spazzatura non è stato iniziato da Feltri e che spesso a brigante si risponde con un brigante e mezzo, ma visto che viviamo in un Paese che non sta meglio degli altri indipendentemente da ciò che continua a dire Giulio Tremonti, ma anzi necessita di una lunga serie di riforme politiche ed economiche, sarebbe bene che si litigasse su idee e programmi e non si contribuisse a peggiorare ancor più la qualità del dibattito pubblico e politico solo perchè gli altri fanno già così. A volte i principali protagonisti dell'Italia di oggi ricordano quei bambini, magari di certe zone disgraziate dell'Africa, che giocano su cumuli di rifiuti, eppure sono felici perchè, poverini, non hanno mai visto altro e pensano che ciò che li circonda sia del tutto normale."

lunedì, giugno 15, 2009

Alberi e referendum

Perla, in un bel post, analizza la vicenda referendaria attraverso le lenti di Fini. Penso però che servano alcune precisazioni.
Credo che Fini abbia metabolizzato completamente la nascita del PdL ed è proprio per questo che approva il referendum, che rafforzerebbe sicuramente il bipolarismo e quindi l'influenza di chi gode di ampia influenza in uno dei due partiti maggiori. Sono d'accordo riguardo alla sua molto minore sintonia con la Lega, ma questo non può che rafforzare la sua vocazione al "sì": anche se il Parlamento emendasse immediatamente la legge elettorale, il messaggio dei cittadini sarebbe forte e chiaro e porrebbe ancora di più il partito dei Bossi sulla strada dell'alleanza organica, di fatto indissolubile, con il PdL. una vittoria referendaria sancirebbe, se non la nascita obbligatoria del bipartitismo,. la forte preferenza degli italiani per un assetto tendente a questo risultato.

Riguardo alle primarie, sono più che d'accordo riguardo alla loro ineluttabilità e, forse paradossalmente, un risultato positivo del referendum potrebbe spingere in questa direzione. Una legge elettorale tanto draconiana metterebbe ancora di più in luce la necessità assoluta di un ricorso più ampio alle primarie e fornirebbe un'arma in più ai sostenitori dell'istituto, sia nel PdL che nel PD: data la natura estremamente maggioritaria e bloccata della legge, le primarie si porrebbero come una necessità ineluttabile per garantire un metodo di espressione per la base ed i cittadini ed uno strumento indispensabile per misurare i rapporti di forza interni ai due partiti maggiori.

martedì, maggio 19, 2009

Sproloqui su laicità e Fini

Nel verso giusto sosterrebbe che il Presidente della Camera Gianfranco Fini si sarebbe comportato in maniera illiberale, sostenendo uno dei principi fondamentali della prassi liberale.

In realtà, Fini non ha negato l'utilità dell'istituzione religiosa, né ha proclamato la necessità di eliminarla. Ha soltanto omesso una sola parola dalla propria frase: "esclusivamente". Perché, siamo onesti, di leggi dettate esclusivamente dalla fede, prive di altri sostegni, ne abbiamo viste a bizzeffe, nonostante le ingenuità di certi commentatori papalini: vogliamo ricordare le pressioni e le argomentazioni puramente fideistiche, marxiste o cattoliche, legate alla legislazione di famiglia o medica e prive di una qualsiasi giustificazione razionale?

L'ha omessa perché, ingenuamente, pensava id avere a che fare con interlocutori avvezzi al liberalismo, non a convertiti dell'ultim'ora con letture liberali superficiali, ma molto avvezzi al pensiero totalitario, crociato, islamico o rosso che sia.

Il credente può avanzare proposte generate da credenze religiose, ma le deve poter argomentare in maniera razionale. Non può giustificarle urlando "Dio lo vuole", come fanno certi fondamentalisti islamici e cattolici; questo è un tipo di imposizione che un governo liberale deve avere la forza di ignorare. Perché è totalmente illiberale e qualunque liberale lo dovrebbe sapere.

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