lunedì, maggio 12, 2008

Libertà tramite l'esibizionismo ?

Sono più che propenso a vivere e lasciar vivere in tema di scelte sessuali: discriminare qualcuno soltanto perché gay è stupido, prima ancora che criminale. La polemica sul matrimonio gay mi è poi sempre sembrata un modo per portare acqua al proprio mulino, piuttosto che il tentativo di risolvere le limitazioni alla libertà individuale che il nostro ordinamento contiene - se non si fosse voluto segnare il punto dal punto di vista ideologico, da una parte e dall'altra, sarebbe bastato appoggiare il progetto di Alfredo Biondi, teso a togliere allo Stato la facoltà di discriminare in tema di eredità ed altri diritti e quindi lasciando libere le coppie omosessuali o quelle che non desiderano un matrimonio, di ricreare per via contrattuale e testamentaria le stesse garanzie alla libertà fornite dall'istituto definito "matrimonio".
Detto questo, il Gay Pride mi ha sempre lasciato alquanto perplesso; l'intento mi sembra lodevole, la sua applicazione pratica mi sembra controproducente rispetto all'obbiettivo dichiarato dalla manifestazione.
Il punto è che, come scrive A Conservative Mind, non esiste un diritto all'esibizionismo:

"Se qualcuno allestisse una manifestazione nella quale ragazzi eterosessuali si mostrassero come mamma li ha fatti, al pari dei simpatici omo che si sono fatti immortalare davanti al Colosseo, organizzatori ed esibizionisti finirebbero davanti al magistrato, processati per direttissima. [...] È una delle tante novità del politicamente corretto: se una donna mostra le tette in mezzo alla strada finisce al commissariato, ma se a sfoderarle (finte) è un travestito siamo davanti a un gesto profondo, di affermazione della propria libertà ed identità, e guai al fascista che si azzarda a dirgli qualcosa."
Siamo davvero sicuri che, nella sacrosanta ricerca della libertà e della rimozione degli ostacoli che il governo pone a tale ricerca, si debba ricorrere a certi eccessi? Siamo sicuri , soprattutto, che sia utile a convincere i propri concittadini?

PS: detto questo, A Conservative Mind non ha tutti i torti, almeno nel particolare. D'altro canto, Buraku ha invece del tutto ragione quanto ricorda come il "matrimonio" fra persone dello stesso sesso non si può discriminare per mere ragioni economiche. La soluzione , tuttavia, non sta certo nella estensione di un modello statolatrico di matrimonio, ma nella sua radicale delegificazione.

Felicità capezzoniana

Normalmente approvo a prescindere quello che si scrive su Snow Crash, anche perché un blog intitolato al mio libro preferito eccetto uno non può sbagliare di molto. Su Capezzone portavoce di Forza Italia non c'è molto altro da aggiungere, ringraziamo Jinzo per avermi permesso l'ennesimo colpo di pigrizia e aver scritto quello che avrei voluto scribacchiare io.

L'epifania di Mamet

David Mamet, intellettuale liberal, ha ha visto la luce. , grazie a Thomas Sowell. E' il benvenuto e speriamo porti parecchi amici; magari anche qualche radical-chic di casa nostra non si vergognerà più di leggere qualcosa di differente dalle veline del MinCulPop in tinta progressista.

Hat tip: Broncobilly

lunedì, maggio 05, 2008

Anche gli ebrei hanno scelto Alemanno?

Da A Conservative Mind: Sorpresa (si fa per dire): anche gli ebrei hanno scelto Alemanno:

"Non resta che misurare l’effetto dell’appello di Colombo, Lerner e compagni. Una quota importante di ebrei continua a risiedere nei dintorni della sinagoga. Costoro domenica e lunedì erano chiamati a votare nelle sezioni elettorali 1705 e 1706, in piazza del Collegio Romano. I risultati delle singole sezioni elettorali non sono ancora ufficiali, ma Libero ha potuto prenderne visione. Sono numeri sconfortanti per Francesco Rutelli e i suoi sponsor. In tutto, nelle due sezioni del ghetto ebraico, i voti validi sono stati 964, e 497 di questi, ovvero il 51,6%, sono andati al candidato sindaco del Popolo della Libertà, che ha battuto Rutelli per trenta voti, ovvero con tre punti percentuali abbondanti di scarto. Un risultato del tutto in linea con quelli registrati nel resto della capitale. Lo stesso è accaduto negli altri quartieri con una forte presenza di elettori ebrei, come Monteverde. Colpisce, semmai, il livello di astensionismo nelle due sezioni del ghetto, dove si è presentato al ballottaggio il 55,5% degli aventi diritto, contro il 63% registrato in tutta la città.Il significato sembra chiaro: gli ebrei che non nutrivano simpatie per Alemanno sono rimasti a casa, non ritenendo comunque il rischio tanto grave da dover andare al seggio per votare Rutelli."

Iniziative benemerite

Grazie a something in the way... delle tracce che vale la pena seguire

Sucker rally or bear trap?

Il rally di questi giorni fa naturalmente nascer euna domandA: siamo alla fine del tunnel della crisi dei mercati finanziari e quindi ogni debolezza dei corsi, d'ora in poi, sara' una "trappola per gli orsi", una occasione per comprare e lasciar perder denaro ai ribassisti? Oppure siamo semplicemente alla fine dell'inizio, della prima fase e questo e' soltanto un "Sucker's rally", un rally per gli sprovveduti, una falsa speranza?
Di sicuro e' soltanto ch enon siamo alla fine del mondo come lo conosciamo. Grande notizia, ma a credere al diluvio universale sono soltanto gli emotivi e gli invidiosi sociali che da ragazzini sognavano la rivoluzione e adesso sognano il crollo del capitalismo con altri mezzi. Per gli aaltri, e' soltanto un problema di cicli ed evoluzione del panorama economico.

Il peggio potrebbe essere davvero passato, o è quello che piace credere a buona parte dei partecipanti al mercato, almeno quello azionario. Tuttavia, Bloomberg riporta oggi una notizia che fornisce argomenti agli "orsi": il differenziale di volatilità prezzo dele opzioni put è al massimo storico dal 2005. In termini meno tecnici, significa che gli operatori sul mercato dei derivati sono molto più disposti a "puntare" su un ribasso, piuttosto che su un rialzo almeno nel breve periodo.
I dati dfondamentali, nel frattempo, continuano a peggiorare; se è vero che i mercati scontano con anticipo le informazioni, sembra eroico cominciare a pensare ad una ripresa immediata di un percorso di sviluppo, senza effetti sul settore industriale e soprattutto sulla domanda.

Nel mercato del credito, siamo tornati a livelli compatibili alla fine di una recessione che al suo inizio, laddove il mercato azionario sconta ormai una decisa ripresa degli utili aziendali, dopo le delusioni di questo trimestre. il peggio potrebbe davvero essere alle nostre spalle, ma questzi numeri implicano una ripresa a tempo di record e non lo scenario piùi probabile nei prossimi mesi: una lenta convalescenza dell'economia, non certo una fase di elevato sviluppo.

giovedì, maggio 01, 2008

Exit LIBOR, Enter NYFR?

SIamo vicini ad una soluzione di mercato per i problemi sulla veridicit della determinazione dei tassi interbancari? Il sistema attuale recentemente finito sotto i riflettori per i sospetti d inaffidablit ed additato da alcuni quali l ennesimo esempio della necessit di una maggiore regolamentazione del settore .
Peccato che la definizione del tasso Libor sia gestito dalla BAA, una associazione di categoria semistatale, mentre una possibile soluzione arriva proprio dal settore privato. ICAP, una grossa societ di brokerage, si prepara a lanciare un nuovo indice, allargando il numero di banche coinvolte nelle rilevazioni.
clipped from online.wsj.com

A major brokerage firm plans to launch a new measure of U.S. interest rates in response to concerns about the accuracy of the current benchmark, known as the London interbank offered rate, or Libor.

The rate system, which is being set up by ICAP PLC, a London broker-dealer with offices in New York, is aimed at giving banks and market participants a new gauge of what it costs banks to borrow money. ICAP intends to start publishing the rate, which will be called the New York Funding Rate, or NYFR, as soon as next week, said Lou Crandall, chief economist at Wrightson ICAP.

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Sorpresa (?)

Sorpresa: le classi politiche dell'europa orientale perdono interesse a riforme liberali, una volta che sono riuscite a portare la propria nazione all'interno del "club. Come ha notato l'Economist, il meccnaismo di ammissione all'Unione Europea garantisce ottimi risultati iniziali, perché i potenziali entranti hano incentivi tangibili, ma successivamente avrebbe poco mordente.
Neppure gli evidenti benefici delle riforme sembrano aiutare a mantenere un comportamento virtuoso; eppure non credo che dovrebbe essere per nulla una sorpresa: abbiamo a che fare, ad est come a ovest, con politici di sano stampo europeo, ossia normalmente socialisteggianti e quindi inclini a metodi di ragionamento più simili a quelli della criminalità organizzata che a quelli di una società civile.

Molte nazioni dell'Unione Europea si comportano peggio di quanto imponga ai potenziali membri, facendo sembrare le riforme un semplice esame da passare imparando "a pappagallo" qualche frasetta sulla libertà, ben sapendo che tanto, una volta dentro, si potrà tornare alle buone vecchie ricette socialistoidi, depredando i cittadini quando serve denaro e sperando che i pochi pezzi di società libera sopravvivano nonostante tutto, per continuare a mantenere la massa assistita o l'altra minoranza, quella rapinatrice "per il bene comune".




"It is often said that the EU s enlargement policy has been the most potent tool yet devised to entice its neighbours along the road to free-market democracy—far more effective than anything the United States has found to wield over its southern neighbours. But the corollary is a loss of influence after a country actually joins. The pattern of intensive reform to qualify, followed by a let-up in the process once membership is achieved, is too common to be mere happenstance.

Olli Rehn, the enlargement commissioner, concedes sadly that “after a country has a seat round the table, it is much harder to apply pressure to it.”"


Hat tip:Economist.com

Nient'altro da aggiungere

Sull'enorme divario fra realtà e percezione che affligge la sinistra italiana, Nient'altro da aggiungere a Destralab e a brodo primordiale.
Non so quanto il PdL e la causa della libertà abbiano vinto per propri meriti; di sicuro, a sinistra hanno perso per ragioni ben più profonde delle sparate di Bossi o di singole proposte politiche.

sabato, aprile 26, 2008

Questa me la segno

ANSA: Alemanno: Lega non e' nemica Roma

A futura memoria, camerata...

domenica, aprile 20, 2008

Direi


http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/politica/elezioni-2008-quattro/flussi-voto/flussi-voto.html

Un po a sorpresa il centrodestra vince il confronto anche fra coloro che sono in possesso di un titolo di studio superiore: Lega e Pdl hanno il 44,2 per cento contro il 34,3 per cento del Pd e il 4,7 di Di Pietro. Veltroni riesce a primeggiare solo fra studenti e impiegati.

Ottima risposta per tutti quelli che dicono che a sinistra c'è più cultura."

Sono antropologicamente superiori, un titolo di studio sarebbe superfluo

HAt tip: Parbleu! , Batcaverna.

giovedì, aprile 10, 2008

Ippica

Su www.rightnation.it. una molto interessante cronaca "ippica"...

Toh

Sorpresa, sorpresa...

Personality Quiz Results and Comments: Quanto odi il potere?


Quanto odi il potere?
My Result: Libertario
Myspace Quizzes
Il tuo odio per il potere è radicale. Faresti volentieri a meno dello Stato, che consideri un immorale strumento di sopraffazione.

Take Quanto odi il potere?
Find more quizzes at Quibblo.com
Quibblo


Hat tip: Calamity Jane

Speriamo bene

Perché se non è come dice Mithrandir, le speranze di rinnovamento sono poche. Soprattutto vista l'altra formazione politica, il trionfo del falso allo stato puro, a cominciare dal suo leader - il comunista che non è mai stato comunista, il vicepremier di PRodi che si propone come la rottura e l'alternativa a Prodi stesso, l'ambientalista con Bassolino a carico.

Il Popolo della Libertà fa respirare l'aria del '94. Lo spirito di chi, spavaldamente e coraggiosamente, pretende di cambiare gli scenari della politica. Farà bene a Forza Italia, che potrà emanciparsi dal centro democristiano meno intraprendente; e farà bene ad Alleanza Nazionale, che, libera da molti residui fascistoidi, potrà ultimare il cammino di avvicinamento verso il popolarismo europeo.
Sarà un partito destinato a divenire la costola italiana del Partito Popolare del vecchio continente, magari con una spruzzatina del repubblicanesimo americano, per il quale chi scrive ha un vero e proprio debole. Sarà quello che Forza Italia sarebbe dovuta essere ed è stata solo in parte. Non solo un partito dalle idee liberali, intendiamo anche qualcosa in più. Deve essere il luogo di ritrovo per chi ha l'ambizione di cambiare, ammodernare e migliorare questo paese. Più liberale, certo, ma anche e soprattutto più decisionista e coraggioso. Ed è un peccato che sia nato in questa stagione balorda, fatta di qualunquismo e antipolitica.
Lo so cosa staranno pensando tanti lettori. Che è l'ennesima promessa vuota, di chi strepita per la libertà e poi non fa nulla per difenderla. Che lascia a casa tanti individui innovativi e liberali, imbarcando vecchi tromboni democristiani e/o statalisti. Ma al di là di tutto questo c'è un fatto. Per come è nato, il Popolo della Libertà è il contenitore ideale per le idee di chi la pensa come noi. Senza gli opposti estremismi dei ciarlatani della discontinuità, questo partito ha un substrato culturale da creare. Proprio ora che muove i rimi passi, ha bisogno della buona volontà e dell'innovazione di persone disposte a fare il bene di questa nazione. Poi verranno le tasse da tagliare, il nucleare da rilanciare, la spesa pubblica da ridimensionare, la politica estera. Prima, però, servono idee.


lunedì, aprile 07, 2008

L'Economist, quando scrive di ciò che conosce

Meglio di me qualche giorno fa, l'editoriale dell'Economist spiega come mai regolamentare il settore finanziario non aiuta un'economia libera a crescere. Da leggere, al contrario dell'ennesimo articolo ispirato da Tana de Zulueta, parlamentare rossa e corrispondente da Roma del settimanale britannico. Il conflitto d'interesse è sempre quello degli altri, ovviamente.
In fondo, è soltanto dagli anni 40 che Friedrich Von Hayek ci spiega perché centralizzare le scelte in capo ad un decisore unico sia sempre una soluzione inferiore aduno strumento quale il mercato, che ridistribuisce ed elabora l'informazione diffusa fra i suoi partecipanti: il decisore unico dovrebbe essere onnisciente ed onnipotente, qualcosa che soltanto un socialista (od un tipo particolarmente degenerato di credente) può credere quando si parla di politicanti o tecnocrati.

domenica, aprile 06, 2008

Blog till u drop?

Bloggare può divenire un lavoro usurante a causa della pressione a cui sono sottoposti alcuni blogger professionisti : essere uno one-man show contro gli old media ha i suoi costi, anche - si dice - drammatici: due blogger di punta nell' hi-tech sono morti per infarto, mentre un terzo è scampato per un pelo.
clipped from www.nytimes.com

A growing work force of home-office laborers and entrepreneurs, armed with computers and smartphones and wired to the hilt, are toiling under great physical and emotional stress created by the around-the-clock Internet economy that demands a constant stream of news and comment.

Of course, the bloggers can work elsewhere, and they profess a love of the nonstop action and perhaps the chance to create a global media outlet without a major up-front investment. At the same time, some are starting to wonder if something has gone very wrong. In the last few months, two among their ranks have died suddenly.

Two weeks ago in North Lauderdale, Fla., funeral services were held for Russell Shaw, a prolific blogger on technology subjects who died at 60 of a heart attack. In December, another tech blogger, Marc Orchant, died at 50 of a massive coronary. A third, Om Malik, 41, survived a heart attack in December.

pressure even gets to those who work for themselves — and are being well-compensated for it
 blog it

Tebani, ornitorinchi e generali democratici

Fra le tre categorie di cui nel titolo, la più improbabile e sgraziata è quella cui appartiene il Generale Del Vecchio. Complimenti all'ornitorinco che gil da' una lezione di storia.
Chissà che al generale non venga voglia di leggere anche un po' di storia contemporanea e, magari, di sentirsi lievemente a disagio, candidato come foglia di fico con le stellette in mezzo a gente che sulle forze armate sputava sino a ieri , oppure era troppo vigliacca per spendere una sola parola in loro difesa, mentre ne spendeva sangue ed onore.

sabato, aprile 05, 2008

Piccolo sfogo su piccolo sfogo

Nicola Porro definisce "meraviglioso" Giuliano Ferrara.
Io apprezzo moltissimo Nicola Porro per come e per cosa scrive, ma questa volta rimango perplesso: per assurdo, anche Hitler e Lenin dividevano, ma facevano pensare; anche loro erano scintille di vita in un panorama politico poco incoraggiante. Mal ce ne incolse.

giovedì, aprile 03, 2008

Good times, bad times

Il mercato continua a regalare soddisfazioni agli ottimisti, grazie ad un mix di fattori tecnici e alla speranza di una soluzione avvicinata alla crisi del credito. Le borse festeggiano, negli ultimi giorni l’indice Itraxx ha messo a segno la propria miglior performance di sempre. Si comincia a pensare che le massicce svalutazioni bancarie, unite alle prime defenestrazioni di manager ai massimi livelli e alla richiesta di nuovo capitale da parte delle banche, segnalino davvero l’inizio della fine della crisi del credito. Ma allora, perché prosegue il diluvio di nuove emissioni obbligazionarie di matrice bancaria, tutte a fortissimo sconto? E’ già troppo tardi per evitare il contagio alla cosiddetta “economia reale”, come ha oggi ammesso anche il governatore della Fed Bernanke?Continua a leggere su Macromonitor»

mercoledì, aprile 02, 2008

Regolare serve davvero?

Le Borse festeggiano ed il mercato del credito mette a segno performance da record; la speranza è che gli ultimi eventi ad UBS, Lehman e Deutsche Bank segnalino non soltanto la presa d'atto della crisi, ma anche le misure drastiche richieste per correggere le storture del sistema. Questo, insieme alle misure eccezionali prese dall'autorità monetaria, potrebbe finalmente sbloccare il mercato del credito e fornire di nuovo fiato all'economia, impedendo una recessione causata da eccessi monetari e conseguenti cattivi investimenti, bolla, crisi e razionamento del credito, del tipo descritto mirabilmente dagli economisti della Scuola Austriaca. Non si tratterebbe della fine, ma dell'inizio della fine della crisi. Sorgono a questo punto tre interrogativi.

Il primo è se l'inizio della fine non stia arrivando troppo tardi . Ben Bernanke, governatore della Fed, ha ammesso oggi che gli USA sono probabilmente già in recessione. Il Fondo Monetario internazionale ha limato le stime di crescita delle economie asiatiche, che sembrano essere ancora dipendenti dalla crescita USA. I dati macroeconomici sono poco incoraggianti e quelli delle singole aziende industriali o di settori ciclici, sono sinora deludenti. Il rischio è che il razionamento del credito posto in atto dalle banche per riparare i propri bilanci abbia danneggiato irreparabilmente le prospettive di crescita del settore aziendale non finanziario dell'economia, l'unico relativamente in buona salute.

Il secondo è se ci dobbiamo davvero augurare che la crisi sia già finita. Non sono una Cassandra e non godo certo nel vedere le sventure abbattersi sul mondo del credito, ma è purtroppo vero che vi sono stati eccessi, dovuti alla relativa "infanzia" di determinate categorie di prodotti e del loro uso scriteriato. L'attuale crisi dovrebbe servire almeno a ripulire il mercato da questi cattivi investimenti e da coloro che li hanno fatti e non a salvarli a spese del bilancio pubblico; questo, per il momento, non è ancora completamente avvenuto.

Nel settore finanziario, infatti, è stato bloccato a colpi di regolamentazioni e salvataggi uno dei principali meccanismi di autoregolazione del mercato, il fallimento di coloro che sbagliano, ma paradossalmente, quando gli effetti di tale blocco si manifestano in termini di crisi ricorrenti, ci lamenta del "mancato funzionamento" del mercato, quel mercato che si è bloccato e distorto in ogni maniera.
Questo ci porta dritti al terzo interrogativo, ossia se dobbiamo rallegrarci del modo in cui sia finita, sempre che sia finita, questa crisi: con un coinvolgimento tanto pesante delle autorità statali ed una prospettiva di ulteriore regolamentazione dle mercato finanziario. La mia opinione, come già scritto altre volte, è che la radice del problema non stia nella eccessiva libertà lasciata agli intermediari finanziari, ma al contrario, la eccessiva regolamentazione di alcuni di essi, coniugata ad eccessive tutele alla loro operatività.

E' stata infatti la protezione delle banche centrali a permettere alle banche di raccogliere denaro e prestare utilizzando pochissimo capitale proprio: la promessa implicita di salvataggio ha permesso alle banche di estendere credito agli intermediari non bancari senza dover prendere in considerazioni tutti i rischi collegati ed ha permesso agli investitori in cpaitale azionario di banche, in depositi presso le banche ed in obbligazioni bancarie di non dover esercitare o quasi alcun controllo, perché certi dell'operato della banca centrale. La regolamentazione che in teoria avrebbe dovuto tenere al sicuro le banche e, di fatto , sostituire la disciplina di mercato, è stata aggirata tramite veicoli fuori bilancio.

Quella degli attuali statalisti bancari è pura ipocrisia o miopia: i "colpevoli" della crisi non sono da ricercare negli intermediari finanziari non regolati, quali hedge fund o fondi di private equity, ma nelle banche, regolamentate e sottoposte a vigilanza e regolamentazione; ossia, la stessa medicina che si vorrebbe estendere ad altri, la stessa che mostra ogni volta di non funzionare e che ogni volta viene prescritta a dosi sempre più massicce. Perché, per una buona volta, lasciamo fare al mercato, quello vero, possibilmente?


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