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mercoledì, dicembre 15, 2010

Moody's minaccia il declassamento della Spagna

L'agenzia di rating Moody's ha posto il rating del Regno di Spagna in lizza per il declassamento. Nulla di sconvolgente, visto che al momento i rendimenti spagnoli segnalano già un merito di credito percepito come decisamente peggiore di quello italiano, che ha un rating "ufficiale" inferiore: i BtP a 5 anni rendono in media l' 1.27% in meno dei Bonos madrileni.

Come ogni oligopolio di origine statale, le agenzie di rating sono spesso in ritardo. Per chi non lo sapesse, non esiste infatti un libero mercato per i rating: le autorità americane ed europee limitano il proprio riconoscimento dei giudizi di credito a fini di vigilanza solo ad alcune agenzie.


mercoledì, giugno 30, 2010

Clown e agenzie di rating

 La migliore della nottata: l'agenzia di rating Standard And Poor's ha posto in osservaizone il rating di Moody's, l'altra  grande societò di rating USA.  Il motivo: "Crediamo che vi saranno rischi aggiuntivi per Moody's e per le agenzie basate negli USA, dopo la recente legislazione statunitense che  potrebbe portare ad una riduzione dei margini  ed aumentare i costi legali per i futuri contenziosi . In pratica, S&P sminaccia di declassare Moody's per esattamente i  problemi che stanno entrambe avere, dato che si trovano nella medesima situazione. Un commentatore l'ha paraagenzia, è retrocessione Moody's, una agenzia di rating del credito, sulla regolamento preoccupazioni finanziarie, si comprometta di rating del credito agenzie. E 'come quella vecchia scenetta dove un clown si punta una  pistola alla testa e urla "Smettetela o sparo!"

giovedì, luglio 23, 2009

Barney Frank ne fa una giusta?

Non capita spesso, ma il presidente del "comitato finanza " del parlamento USA ha finalmente detto qualcosa di sensato quando propone di eliminare il monopolio legale delle agenzie di rating . Il modello delle agenzie è sicuramente inefficiente, ma in pochi ricordano il motivo per cui si è giunti alla corrente degenerazione: non si tratta di un mercato, ma di un oligopolio sanzionato dal governo.
Se persino un politico noto per i generosi contributi elettorali ricevuti dal mondo bancario ci arriva, siamo sicuri che potrebbero farcela molti dei "progressisti" di casa nostra e d'oltreoceano, impegnati ad andare nella direzione opposta: più limiti e più interferenze politiche.
clipped from www.ritholtz.com

One of my Pet Peeves: The Payola business models at Moody’s Investors Services, Standard & Poor’s and Fitch Ratings – meaning the debt securities underwriters pay them for ratings — is unchanged in Obama’s Treasury Department reforms. All they want is some more disclosures and a few restrictions.

Barney Frank, head of the chairman of the House financial services committee, on Tuesday endorsed measures that would overturn requirements that require the use of the credit ratings agencies.

“There are a lot of statutory mandates that people have to rely on credit rating agencies. They’re going to all be repealed,

blog it

mercoledì, gennaio 14, 2009

Detroit , bond-spazzatura anche dalla città

Non c'è pace per il Michigan: non solo le tre ex-grandi case americane dell'auto sono a rischio di fallimento, adesso anche il merito di credito della città stessa è stato tagliato al livello di junk bond. Il downgrade è ancora più pericoloso di quanto sembri, perché potrebbe far scattare richieste di rimborsi per oltre 400 milioni di dollari, un evento che trascinerebbe l'amministrazione cittadina verso la bancarotta.
D'altronde, il Michigan non è di certo uno degli stati americani meglio gestiti, dimostrando come il management miope e un sindacato tanto potente quanto venale e di vedute ristrette siano dei tipici rappresentanti della classe dirigente di Detroit.
La magra consolazione è che, rispetto al vicino Illinois, a Detroit sono delle mammolette, dei semplici incompetenti progressisti dalle buone intenzioni: almeno loro, però, non taglieggiano e trafficano da decenni, fino a vendersi un seggio da senatore.

lunedì, giugno 09, 2008

Conflitti d'interesse in casa d'altri

E finalmente siamo arrivati al punto dolente della storia d'amore fra agenzie di rating e strumenti di finanza strutturata: il punto in cui si scopre che trattavasi di amore mercenario e non romantico.
La SEC infatti ha "scoperto" l'acqua calda: le agenzie di rating offrivano servizi di consulenza per aumentare le probabilità di ottenere un rating al top della gamma per strumenti derivati complessi; il rating in quesioine viene poi assegnato dall'agenzia stessa, con evidenti rischi riguardo all'imparzialità del processo, già messa in dubbio da uno studio accademico di Joseph Mason and Joshua Rosner nel Maggio 2007 .
Il regolatore americano proporrà che tale attività venga vietata e dovrebbe anche proporre l'obbligo per le agenzie di rating di pubblicare almeno parte dei dati ottenuti durante il processo di rating, nel caso tale rating non venga pubblicato. Al momento, infatti, è facoltà dell'emittente dei bond , che paga per il rating, decidere se esso sia pubblicabile o meno. Il risultato è, ovviamente, che i rating divengono pubblici soltanto quando sono allineati o al di sopra delle aspettative dell'azienda committente.

Maggiore regolamentazione, allora? Forse, ma scordiamoci che il motivo per cui le agenzie di rating possono permettersi simili comportamenti deriva a sua volta da una regolamentazione precedente e non da un esplicito fallimento del mercato: le agenzie di rating costituiscono un oligopolio sanzionato a livello governativo, che li mette al riparo dall'emergere della concorrenza.
Esistono già agenzie di rating che vengono pagate da investitori e via "abbonamento", rendendole indipendenti dagli emittenti. ma i giudizi di tali agenzie non vengono riconosciuti dalla SEC e da altre autorità di regolamentazione.


Hat tip: Bloomberg

domenica, febbraio 10, 2008

Rating, avevamo scherzato

La notizia è di qualche giorno fa, ma un post di C.D.Ward su Macromonotor me l'ha fatta tornare alla mente: Moody's avrebbe intenzione di aggiungere un prefisso per identificare i rating dati ai bond di finanza strutturata.
Nel caso di strumenti come i CDO, al tradizionale rating, ad esempio "Aaa", verrebbe aggiunto il suffisso ".sf", per chiarire come i rating in questione non siano relativi, in un certo senso , a "veri" strumenti di debito emessi da società.
Mi sembra una ammissione di colpa di proporzione epocale: in teoria, una scala di rating come quelle impiegate da Moody's dovrebbero proprio servire a dare giudizi comparabili fra differenti settori e forme di debito riguardanti le possibilità di pagare interessi e rimborsare il capitale nei tempi previsti e di fornire quindi implicitamente indicazioni sulle probabilità di default.
La proposta di separare le due scale di rating, negando a posteriori dignità di rating "vero e proprio" a quelli forniti alla alla finanza strutturata, mi pare un tentativo disperato di confondere le acque, per non ammettere di essere stati presi per i fondelli da coloro che sfruttavano buchi nel sistema di rating per ottenerne di molto migliori rispetto a quelli "reali".

I modelli impiegati da Moody's funzionano di solito correttamente per le aziende industriali, anche se tendono a riflettere ben poco di ciò che avviene nel breve e medio periodo ad una azienda, risultando talvolta "in ritardo" rispetto all'evolversi degli eventi.
Nel caso della finanza strutturata, tuttavia, il sistema è andato in cortocircuito: l'impressione è che molti strumenti siano stati costruiti a partire dai modelli di rating ed ottimizzati per ottenere valutazioni ottime sui punti che avrebbero portato ad un rating eccellente, a spese di altri fattori che ne avrebbero minato la solidità, ma che non sarebbero stati rilevati dai modelli.
Sino a quando è stato troppo tardi.

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giovedì, dicembre 06, 2007

Piovono downgrades

Le agenzie di rating hanno falcidiato il merito di credito di un numero record di emissioni, con mesi di ritardo rispetto all’esplosione della crisi.

In teoria, si tratta dei giudici della solidità di strumenti finanziari complessi in un’ottica di medio periodo.E’ fallimento del settore privato? No. Le agenzie di rating non operano infatti in un mercato concorrenziale; costituiscono un oligopolio sanzionato dallo Stato, che ne ha come cliente chiave un altro.

Soltanto un numero limitato di agenzie può infatti fornire rating considerati validi dai regolatori del mercato finanziario, limitando la scelta per assicurazioni, fondi pensione e banche, clienti chiave in qualità sia di emittenti che di investitori. Tali istituzioni sono di fatto a propria volta un oligopolio: soprattutto nel caso delle banche, le regolamentazione a favore “del consumatore” serve da barriera all’entrata e freno alla concorrenza ed al ricambio del management.



Hat tip: Macromonitor

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giovedì, novembre 08, 2007

Borse a picco, grazie alla ABS AAA.

Era da tempo che non si vedeva una chiusura di questo tipo: ogni singolo mercato maggiore asiatico o nordamericano in calo del 2% o più, con gli indici americani in picchiata. Anche la borsa cinese, sino ad ora immune a qualsiasi disastro, ha perso il 5% . Ancora più interessante, l’indice sulle ABS teoricamente sicure quanto un titolo di Stato è letteralmente collassato. Quanto possiamo fidarci delle agenzie di rating?

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mercoledì, ottobre 31, 2007

"carina" quanto il Titanic: da inaffondabile a poco meglio che spazzatura nle giro di una notte

Le agenzie di rating vengono profumatamente pagate ed universalmente rispettate per il proprio ruolo di cani da guardia, ma questo rispetto viene messo alla prova dalle recenti azioni sul rating di alcuni CDO, passati nel giro di una notte dal massimo giudizio ad essere considerati a malapena solidi.

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