domenica, marzo 11, 2012
Sul fiscal compact, Germania e Spagna errano simmetricamente
lunedì, aprile 26, 2010
La cattiva lezione del salvataggio greco: solo i peggiori verranno aiutati
venerdì, marzo 26, 2010
Grecia, il salvataggio: poco bastone, molta carota, probabile insuccesso
Da un lato, i paesi membri dell'Unione Europea si sono accordati su di un piano per garantire una rete di sicurezza nel caso Atene non riuscisse più ad accedere al mercato dei capitali. Al contrario di quanto riportano alcuni media tradizionali non sono previsti prestiti immediati, politicamente impossibili per la Germania sino a Maggio. I governi europei si sono invece impegnati in una garanzia: presteranno denaro tramite prestiti bilaterali, insieme al FMI, qualora il mercato dei capitali non sottoscrivesse più i bond greci. Quello che nessuno ha voluto chiarire sono i dettagli vitali del piano, a partire dalle condizioni per le quali scatterebbe la garanzia e le concessioni che Atene dovrebbe fare per essere salvata.
Secondo le dichiarazioni tedesche, non vi sarà necessità di prestiti fino a quando i mercati continueranno a prestare denaro ad Atene: non importa quanto onerose le condizioni e le cedole che la Repubblica Ellenica dovrà pagare, la garanzia è, secondo Berlino, da impiegare soltanto in casi disperati. Si vedrà fra poche settimane se la disciplina tedesca funzionerà oppure se farà la fine dei criteri di Maastricht, spesso disattesi nel silenzio generale.
Ricordiamo che non sarebbe difficile, per il governo greco, far scattare le garanzia. Il ministro delel finanze da qualche giorno ha già smesso di parlare di sopravvivenza ed è passato invece a lamentarsi dei tassi d'interesse che la Grecia deve pagare, a suo dire troppo onerosi. Se il ministero del Tesoro si rifiutasse di pagare i rendimenti richiesti dagli investitori internazionali per compensare il rischio greco, le aste dei titoli di stato elelnici andrebbero deserte ed Atene potrebbe invocare l'esecuzione del piano di garanzia.
Il percorso rischia di essere simile a quello avvenuto per Fannie Mae e Freddie Mac: una serie di garanzie statali che nessuno si aspetta di dover pagare, ma che ala fine hanno obbligato il governo americano ad assumere il controllo delle due agenzie, al costo di centinaia di miliardi di dollari: esattamente il risultato che si voleva evitare.Se la Grecia fosse un'azienda, un simile comportamento porterebbe all'amministrazione controllata, alla ristrutturazione del debito ed al licenziamento dei suoi dirigenti.
Essendo uno Stato sovrano, il commissariamento sarebbe improbabile, lasciando quindi Francia e Germania con un conto salato da pagare e quasi nessun modo per imporre alla Grecia un percorso di risanamento: la retorica nazionalista è già elevata, con il vice primo ministro greco che un mese fa dava dei "nazisti" ai tedeschi, colpevoli di voler imporre condizioni prima di ripagare i debiti contratti da Atene.
Il calendario elettorale tedesco condanna la Grecia?
Posted by J.C. Falkenberg at 8:30 AM |
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domenica, settembre 27, 2009
Germania contro Portogallo, liberali contro socialisti? Affare fatto
Ultima noticina: ci piacerebbe che anche in Italia il premier decidesse di governare con i liberali. La grande coalizione con i resti del partito socialista non ci sta portando molto lontano.
Posted by J.C. Falkenberg at 10:08 PM |
Labels: CDU , Elezioni , FDP , Germania , Liberalismo , Portogallo
domenica, settembre 21, 2008
Squadrismo "antifascista" in Germania
In Germania, un sindaco permette ad una frangia estremista di impedire manifestazione pacifiche, chiede che i cittadini mostrino la propria "intolleranza" e manda la polizia a dar manforte ai picchiatori - che, ovviamente, cercano di bastonare anche la polizia.
Un ritorno al Nazismo? Non proprio: gli antifascisti, pro-islamici e amici della tolleranza erano fra i picchiatori.
Ha ragione Enzo: quanto si e' visto ieri a Colonia e' inquietante.
Era prevista una manifestazione organizzata dal gruppo conservatore Pro Cologne, che si oppone alla costruzione della maggiore moschea d'Europa. 5000 teppisti di estrema sinistra, autoproclamatisi antifascisti, hanno presidiato l'entrata ad Heumarkt e pestato chi provava a raggiungere il luogo della manifestazione. Di un episodio analogo sono stati vittima anche alcuni italiani.
La polizia di Colonia, invece di proteggere chi voleva assistere al comizio autorizzato, ha dato manforte ai picchiatori: con la scusa di non essere in grado di garantire l'ordine, ha "sospeso" la manifestazione originale e si e' schierata a sua volta per impedire l'ingresso ai partecipanti al comizio, arrivando a proibire l'ingresso alla piazza ad alcuni dei politici iscritti a parlare.
Soltanto 50 persone hanno potuto esercitare il proprio diritto di riunirsi in pubblico - e si sono dovuti sorbire un discorso, in italiano, di Mario Borghezio. Nel frattempo, la polizia e' stata costretta a caricare gli "antifascisti", che si ernao dati ai consueti atti di vandalismo e violenze.
La polizia, d'altronde, si e' semplicemente allineata ai voleri del suo datore di lavoro: il sindaco di Colonia, che ha plaudito al pestaggio. L'idea d'altronde era stata sua:Fritz Schramma aveva invitato i cittadini a dimostrare la "propria intolleranza" per il partito ed il progetto, contro cui il suo stesso partito aveva votato.
Ora, immaginatevi i titoli dei giornali italiani, se le parti fossero state rovesciate. Immaginatevi le urla e gli strepiti. Invec,e il silenzio cala su questi avvenimenti, in una splendida replica del silenzio calato su ogni morto, ogni storpio, ogni orfano che non fosse utile alla causa della rivoluzione proletaria - possibilmente con l'erre moscia.
Ma d'altronde, viviamo in un paese il cui ultimo mezzo secolo e' ben descritto con le parole di Jinzo riguardo alla nostra Costituzione.
Update: il Corriere non puo' evitare di parlare degli scontri, ma ovviamente e' tutta colpa dei cattivi destrorsi. Nessuna citazione del fatto che le "tensioni" significhino "pestaggi ai danni di un singolo"
Hat tip:1972
domenica, agosto 26, 2007
Hedge fund pericolosi per l'economia? Le banche potrebbero essere peggio
Significherebbe la rimozione del maggior fattore rimasto a sostenere i mercati in questo momento, ossia la convinzione che, per quanto le decisioni di credito siano state eccessivamente ottimistiche, le prospettive di crescita economica reale siano ancora relativamente robuste e quindi, in fondo, gli investimenti finanziati con tale debito siano in fondo sani.
Una grossa, grossa domanda. Sino a poche settimane fa, la risposta avrebbe potuto essere positiva, almeno al di fuori degli USA, dove la crisi dei subprime potrebbe essere letta come un un sintomo delle difficoltà del mercato immobiliare in generale e non la causa del problema. Negli ultimi giorni, invece, sta forse emergendo un elemento da prendere in maggiore considerazione di quanto sia stato fatto sinora: la scoperta delle dimensioni delle scommesse effettuate con debito a brevissimo termine da consociate bancarie sta creando problemi maggiori del previsto.
Non dobbiamo temere gli hedge fund, ma le solite, vecchie, tradizionali banche commerciali?
Secondo l'opinione prevalente, l'improvvisa carenza di liquidità avrebbe dovuto portare soltanto a perdite nel mondo hedge fund, disperdendo così il danno su numerosi attori del mercato, ma contenendo i danni all'economia reale che non si sarebbe ritrovata con un sistema dei pagamenti e di finanziamento dell'attività commerciale danneggiato.
In realtà, moltissime banche tradizionali, soprattutto tedesche, hanno impiegato delle strutture fuori bilancio, poco visibili in tempi di calma, per finanziare investimenti rischiosi, altamente speculativi e a lungo termine con denaro preso a prestito a brevissimo termine sul mercato della cosiddetta commercial paper, impiegata anche dalle grandi aziende per finanziare il proprio capitale circolante.
La conseguenza inattesa delle perdite sui subprime è stata quindi quello di gettare nel panico uno degli angoli più tranquilli del mercato, chiudendolo sia ai veicoli dell'ingegneria finanziaria che alle tradizionali aziende industriali e commerciali. Tali aziende si stanno rivolgendo ora alle proprie banche per ottenere tali finanziamenti a breve, aggravando ulteriormente il problema della scarsa liquidità a disposizione del sistema bancario, che deve ora sostenere i propri clienti e finanziare da solo investimenti che non avrebbe dovuto neppure avere in bilancio; oppure stanno riducendo l'attività economica, colpendo l'economia reale.
Il danno potrebbe essere soltanto temporaneo, ovviamente: una uscita ordinata e rapida dei debitori speculativi dal mercato riporterebbero la calma anche in quest'angolo del mercato; eppure si tratta di un ulteriore canale di trasmissione di crisi che rischia di essere regolarmente trascurato, creando danni maggiori del previsto.
Ironia della sorte: se, paradossalmente, il processo di disintermediazione bancaria fosse davvero arrivato al punto temuto dalla BIS o dalla Fed, le preoccupazioni a medio termine degli eccessi sul mercato del credito sarebbero state molto minori.
Le istituzioni finanziarie preposte a regolare i marcati hanno passato anni a preoccuparsi del fatto che l'innovazione finanziaria non portasse soltanto ad una utile diversificazione, riducendo il rischio sul sistema bancario in senso stretto, ma che il rischio finanziario divenisse anche troppo disperso, finendo in mani poco esperte.
Un ulteriore danno all'economia reale, forse quello decisivo, potrebbe invece arrivare non dai selvaggi speculatori degli hedge fund, ma proprio da quei banchieri tradizionali che hanno voluto giocare, al riparo da occhi indiscreti, con quei rischi che avrebbero dovuto capire meglio degli altri.
HT: The Big Picture,wsj (su Sachsen LB)








