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martedì, giugno 16, 2009

Che fine ha fatto Paul Volcker?

Dov'è finito Paul Volcker, il banchiere centrale famoso per avere sconfitto la Grande Inflazione degli anni '70? L'uomo è stato il pilastro della credibilità di Obama nei circoli di politica monetaria e sui mercati durante la corsa alla Casa Bianca.

Senza questo democratico atipico, le credenziali del candidato come combattente in grado di prendere decisioni economiche dure ed impopolari, molto semplicemente non esistono - e ci ritroveremmo con il "solito" socialdemocratico / democristiano, abilissimo a spendere, ma disastroso quando si tratta di combattere inflazione e minacce al deficit federale senza distruggere la nazione con aumenti delle tasse.

Che Volcker sia stato soltanto uno specchietto per le allodole, prontamente messo da parte una volta arrivati al potere? Se lo chiede anche il blog The Big Picture, che pure pende verso il Presidente. E non è un buon segno: Larry Summers e Tim Geithner sembrano aver vinto e nessuno dei due sembra volersi preoccupare delle disastrose conseguenze a lungo termine del loro tentativo di risolvere le conseguenze di una bolla scatenata dai loro predecessori - ripetendone gli errori.


"Here it is, 3 months later, and the question remains: Where is the greatest Fed Chair of the modern era? The straight talking, cigar chomping, inflation fighter has been nowhere to be seen in the Obama White House.

Plenty of people who supported Obama in the 2008 election did so because of Volcker’s endorsement/involvement. His absence, and lack of a visible role, has been hugely disappointing."

venerdì, aprile 17, 2009

La Fed stampa moneta a ruota libera, ma la massamonetaria si sta riducendo

Sembra che M2, la quantità più vicina a quella che definiremmo "moneta", si stia ancora riducendo negli Stati Uniti, nonostante il fatto che la Fed stia di fatto stampando liberamente moneta. La spiegazione principale sta nella drammatica contrazione dei bilanci bancari: di fatto la Fed fornisce la liquidità necessaria per le svalutazioni di titoli tossici. Finché tutta la nuova liquidità viene asosrbita in questa maniera, irischi inflazionistici rimangono limitati, anche se sempre presenti sullo sfondo, come i dati sull'inflaizone USA ci ricordano; il giorno in cui le banche riducessero le svalutazioni a livelli meno imponenti, l'eccesso di crescita omnetaria porterebbe all'inevitabile aumento dei prezzi - e iol problema inflazionistico diverrebbe drammatico
Despite Fed, Money Supply Contracting -- Seeking Alpha

giovedì, marzo 05, 2009

Londra è il nuovo Giappone?

Sia la Bank of England che la Banca Centrale Europea hanno abbassato i tassi di sconto, ma la banca centrale inglese è andata oltre, impegnandosi a stampare moneta per acquistare fino a 75 miliardi di sterline in titoli di Stato e in obbligazioni societarie.
Si tratta formalmente di una sorta di ritorno al futuro; nei fatti, di una mossa estremamente pericolosa, un atto di equilibrismo fra il disastro Giappone degli anni 1990 e innumerevoli episodi inflazionistici nella storia.

L'acquisto di debito pubblico da parte della banca centrale, che stampa moneta per finanziarlo, è infatti uno strumento impiegato in maniera differente in vari momenti storici, ma con risultati quasi sempre fallimentari.

Uno dei pochi casi in cui il danno non è stato rilevante è proprio quello alla base della nascita della Bank of England, ma si tratta anche dell'unico caso in cui la gestione dell'operazione fu affidata ad un gruppo di finanziari privati e non alla burocrazia ministeriale: il successo, paradossalmente, fu il risultato dell'azione di un gruppo di speculatori, tanto villipesi anche ai nostri giorni, che acquistarono l'intero debito pubblico, in cambio del diritto di battere moneta garantita da tale debito e dalle riserve auree della Banca. Era il 1694.

La cosiddetta monetizzazione del debito pubblico è diventata poi uno strumento politico, tipicamente per finanziare governi in difficoltà per le troppe spese: dato che il governo non controlla direttamente la creazione di moneta, obbliga la banca centrale ad acquistare il proprio debito con moneta stampata, creando un eccesso di moneta. Le conseguenze, nella stragrande maggioranza dei casi, sono state una crisi valutaria ed una fiammata inflazionistica, con conseguenze devastanti sui risparmi ed i salari.

La Bank of England, tuttavia, non sta al momento pensando al finanziamento dei deficit giganteschi che le politiche di "salvataggio" stanno creando, ma all'esempio giapponese degli anni '90 , quando la banca centrale aprì le dighe della creazione monetaria nello sforzo di impedire una deflazione generalizzata, acquistando titoli di Stato, obbligazioni e persino azioni usando moneta stampata di fresco. I risultati sono di fronte agli occhi di tutti: non soltanto la deflazione continuò imperterrita, mentre il fiume di liquidità servì a procrastinare la soluzione dei problemi, lasciando in vita aziende decotte e banche ridotte al ruolo di zombie, un peso morto che ha impedito la ripresa per due decenni.


To that end, and noting the recent exchange of letters between the Governor and the Chancellor of the Exchequer concerning the use of the Asset Purchase Facility for monetary policy purposes, the Committee agreed that the Bank should, in the first instance, finance £75 billion of asset purchases by the issuance of central bank reserves. The Committee recognised that it might take up to three months to carry out this programme of purchases.
Part of that sum would finance the Bank of England’s programme of private sector
asset purchases through the Asset Purchase Facility, intended to improve the
functioning of corporate credit markets. But in order to meet the Committee’s objective of total purchases of £75 billion, the Bank would also buy medium- and long-maturity conventional gilts in the secondary market. It is likely that the majority of the overall purchases by value over the next three months will be of gilts.


Per l'inter documento: http://www.bankofengland.co.uk/publications/news/2009/019.htm

lunedì, febbraio 16, 2009

Idee brillanti, ovvie , semplici - e tremendamente sbagliate

Come diceva H.L.Mencken,
"There is always a well-known solution to every human problem--neat, plausible, and wrong. (HT: Moncur)"
ossia : "c'è sempre una soluzione ovvia e ben conosciuta ad ogni problema - semplice, plausibile, ed errata".
L'ultima dimostrazione di questo aforisma arriva direttamente dal Financial Times, per bocca di TIm Leunig, della London School of Enconomics, che sostiene che la cura ai rischi di deflazione sia... un po' di inflazione. Anzi, una politica preannunciata che porti ad un "temporaneo" periodo di inflazione.
GIà che c'era, avrebbe potuto sostenere che la soluzione al problema delle nascite indesiderate sarebbe che le donne potessero rimanere "un pochino" incinte.
Si tratta oltretutto di minestra riscaldata: è precisamente la "soluzione" adottata nel periodo d'oro "keynesiano" ( con cui il povero Keynes aveva in realtà poco a cui spartire). Il risultato fu un'inflazione né temporanea, né moderata.
Il problema di tale teoria è che le persone non sono stupide; mentre una bolla finanziaria può svilupparsi lontano dalla luce dei riflettori e per molte scelte economiche il senso comune e le differenze informative possono sviare dalla scelta razionale "tradizionale", vi sono vi sono ben pochi dubbi che nel caso dell'inflazione le persone ridiventino "razionali" molto rapidamente: l'aumento dei prezzi è un fenomeno ben evidente fronte agli occhi di tutti, dal barbone al ricco e tocca chiunque in maniera massiccia. La conseguenza sarebbe la classica spirale inflazionistica che noi italiani ben conosciamo: una rincorsa continua fra prezzi e rivendicazioni sindacali, con con conseguenze devastanti per gli investimenti, l'innovazione e la stabilità economica e politica.
Perché voler finire dalla padella nella brace?


FT.com - Co-ordinated inflation could bail us all out: "Recessions are not unusual, but the extent to which the origins of the current crisis are financial is. We must therefore consider whether unusual financial solutions are required. The global economy would benefit from a pre-announced, temporary, globally co-ordinated bout of moderate inflation."

lunedì, febbraio 11, 2008

Inflazione e banche

Businessweek ospita una intervista all'analista bancaria che aveva previsto la débacledi Citigroup. Il panorama non è dei migliori e ci vorranno mesi per riportare il setore finanziario in uno stato pienamente operativo.

D'altro canto, gli hedge fund non sembrano più pessimisti a 360gradi: secondo i dati recentemente pubblicati, rimangono elevati i volumi di scommesse speculative sull'oro e le posizoni "corte" sull'indice Russell 2000, esemplificativo delle piccole e medie imprese americane; si sono quasi azzerate, tuttavia, le posizioni ribassiste sull'indice S&P500 e le posizioni rialziste sui titoli di stato americani a lunga. Aumentano anche le posizioni corte sulla volatilità degli indici maggiori .

In sintesi, questo significherebbe che la comunità degli hedge fund si aspetta, in aggregato, che gli indici maggiori si mantengano stabili, mentre l'economia in generale e le tensioni su altri mercati non si ridurranno significativamente. Tutto positivo, almeno per chi investe in Borsa?
Non ne sarei tanto sicuro. Dal mio punto di vista, tagliare posizioni sui bond a lunga scadenza e aprire posizioni lunghe sull'oro ha un altro significato molto chiaro: si prevede inflazione in salita e l'inflazione è stato l'unico , vero generatore di crisi di lunga durata nel mondo occidentale, dal dopoguerra ad oggi.

giovedì, settembre 13, 2007

Rally time e dragoni con la febbre

Giornata positiva sui mercati del credito, oltre che sul mercato azionario. Gli indici relativi al debito bancario stanno recuperando il terreno perso negli ultimi giorni, tornando ai livelli di una settimana fa. Buone notizie sul rifinanziamento della carta commerciale in scadenza sul mercato europeo sembra essere stata rifinanziata, lo yen si sta indebolendo, il mercato comincia a credere ad un taglio di un intero punto percentuale da parte della Fed e JPMorgan avrebbe trovato dei compratori per la parte più rischiosa del debito generato dall’LBO su Boots. La notizia migliore è l’ultima. Le uniche nubi arrivano dall’Asia, dove il rischio inflazionistico minaccia l’economia globale.

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venerdì, luglio 20, 2007

Bernanke put o Bernanke Call?

Nei mesi scorsi era di moda discutere della cosiddetta "Bernanke put", ossia della convinzione che in caso di crisi dei mercati, il governatore della Federal Reserve avrebbe tagliato i tassi ed iniettato liquidità; al minimo, avrebbe continuato a rassicurare i mercati sulla sostenibilità delle performance dell'economia americana. in questo senso,Ben Bernanke avrebbe regalato una "put option" sul mercato, impedendo un calo prolungato.

Le ultime testimonianze di fronte al Congresso USA hanno evidenziato invece due fattori estremamente sottovalutati. Il primo è che, anche se Bernanke stesse davvero giocando a fare la cheerleader per Wall Street, non sempre può riuscire a rassicurare il mercato. Il secondo è che la Fed non voglia sostenere o calmare alcuni segmenti del mercato , in particolare il mercato del credito.

Il sospetto deriva da una valutazione: La Federal Reserve sta probabilmente cominciando a preoccuparsi dell'eccesso di liquidità generato dagli elevati prestiti bancari a tassi ridotti, con annessa bolla speculativa; non ha tuttavia sufficienti giustificazioni dal fronte macroeconomico per applicare la soluzione standard per questo eccesso di offerta, ossia un rialzo dei tassi d'interesse: al momento, non si assiste ad una crescita dei prezzi al consumo che giustifichi un rialzo dei tassi. La soluzione potrebbe essere quella di far innalzare l'altra componente del tasso d'interesse pagato, lo spread, ossia il differenziale applicato dalle banche per compensare il rischio di credito. Improbabile? Non del tutto: Bernanke è un esperto proprio della relazione fra politica monetaria e politiche del credito.

La massiccia crescita economica cinese sta avendo un effetto paradossale e divergente sui prezzi delle materie prime e dei prodotti finiti: l'elevato ammontare di investimenti in impianti industriali, accoppiata alla fragilità finanziaria degli operatori privati genera l'assoluta necessità di far funzionare gli impianti a pieno regime, vendendo a qualsiasi prezzo pur di recuperare denaro fresco.
Di conseguenza, i prezzi delle materie prime necessarie alla produzione salgono, ma i prezzi dei prodotti finiti, a livello globale, vengono mantenuti bassi dalla concorrenza cinese. I dati sull'inflazione maggiormente presi in considerazione tendono ad essere quelli dei prezzi al consumo, al momento in crescita solo moderata.

D'altro canto, proprio i bassi tassi d'interesse hanno generato la bolla sul carry trade: l'elevato ammontare di liquidità in circolazione, il basso livello di tassi reali e la situazione sullo yen hanno ampliato eccessivamente la domanda per qualsiasi attività finanziaria in grado di generare reddito. Tale domanda viene infatti esasperata dalla capacità degli acquirenti di finanziarsi a costi ridotti, grazie al basso livello dei tassi d'interesse, ma anche alla facilità con la quale le grandi banche aprivano linee di credito per gli hedge fund e dalle ridotte commissioni richieste per i prestiti. La vera e propria bolla speculativa sul credito ha cominciato a sgonfiarsi soltanto in questi ultimi giorni, innescata dalle preoccupazioni sui subprime e dal pessimo andamento del collocamento Chrysler, con un netto aumento dei premi richiesti per finanziare operazioni rischiose. Si assiste anche ad una maggiore cautela delle banche d'affari, che hanno deciso di ridurre le linee di credito agli hedge fund.


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