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martedì, gennaio 11, 2011

Cina (e Giappone) al capezzale portoghese?

Il Portogallo ha appena collocato 1 miliardo di euro in BOT biennali ad uno sconosciuto benefattore. L'operazione è avvenuta sul mercato dei cosiddetti "private placement" , non sul mercato pubblico; di conseguenza non sono disponibili informazioni sui tassi pagati e sull'identità dell'acquirente. Alphaville suppone, in maniera estremamente ragionevole, che la struttura dell'operazione suggerisca una banca centrale e non un hedge fund. La mossa potrebbe essere un geniale colpo di mano oppure un azzardo dettato dalla disperazione: il mercato dei piazzamenti privati offre maggiori capacità di personalizzare le operazioni secondo i gusti degli investitori, ma questo vantaggio viene pagato caro, sia in termini di facilità di rifinanziamento di queste operazioni sia, spesso, in termini di rendimenti. Questo fa sì che soltanto nazioni con una gestione del debito molto sofisticata (come l'Italia) oppure con problemi decisamente seri vi facciano ricorso, invece di passare dal tradizionale, liquido ed efficiente meccanismo delle aste.

Quello che è certo è che le autorità monetarie stanno dando fondo all'arsenale per impedire ulteriori peggioramenti della situazione: la BCE compra direttamente titoli periferici, oltre a fornire liquidità a chiunque altro voglia farlo.

Anche il Giappone sta facendo la sua parte, almeno a parole, dichiarando di voler sottoscrivere un quinto delle emissioni del fondo europeo che sta organizzando il "salvataggio" irlandese. Oltre a guadagnare punti dal punto di vista politico, l'investimento aiuterebbe a deprimere il valore dello yen e a rafforzare l'euro: un ottimo risultato dal punto di vista mercantilista che ispira la politica finanziaria giapponese, ma anche una mossa che perpetua la spirale di manipolazioni valutarie che è una delle radici profonde della crisi.

lunedì, gennaio 10, 2011

CIna, il dilemma del creditore

Quanto conviene essere i maggiori creditori di qualcuno armato e pericoloso? I cinesi lo scopriranno a breve.
Factbox: China leads list of biggest U.S. creditors | Reuters:

Reuters) - President Barack Obama will host Chinese President Hu Jintao for a state visit on January 19, and the leaders of the two economic powerhouses are expected to discuss thorny issues such as China's trade surplus and its currency policies.

The United States will tread carefully as Beijing is the country's largest creditor, holding more than $900 billion worth of U.S. Treasury bonds.

Below are the top 10 largest holders of U.S. debt as of the end of October.

-- China, mainland: $906.8 billion

-- Japan: $877.4 billion

-- United Kingdom: $477.6 billion*

-- Oil exporters, which include Ecuador, Venezuela, Indonesia, Bahrain, Iran, Iraq, Kuwait, Oman, Qatar, Saudi Arabia, the United Arab Emirates, Algeria, Gabon, Libya, and Nigeria: $213.9 billion.

-- Brazil: $177.6 billion

-- Hong Kong: $139.2 billion

-- Caribbean banking centers, which include Bahamas, Bermuda, Cayman Islands, Netherlands Antilles and Panama: $133.7 billion

-- Russia: $131.6 billion

-- Taiwan: $131.2 billion

-- Canada: $125.2 billion

lunedì, ottobre 04, 2010

Terre rare in Cina: chi di mercato ferisce, di mercato perisce

La cina ha provato ad applicare una tattica monopolistica e brutale al mercato delle terre rare.
Negli anni '80 ha quasi eliminato la concorrenza prima vendendo a prezzi stracciati ed ora sta bloccandone l'esportazione, per costringere le aziende ad alata tecnologia ad installarsi in Cina. E' stato definito altrove un caso da manuale di abuso monopolistico, uno dei casi su cui si basa la teoria per cui lo stato varrebbe diritto ad intervenire distorcendo il mercato, in questo caso protestando con la Cina.
Va notato, in primo luogo, che il colpevole non è un'azienda privata, ma un comportamento governativo: ben poco, quindi, può essere imputato agli attori di mercato. Ben poche aziende private si permetterebbero di perdere denaro pur di eliminare un concorrente, o distruggerebbero le proprie opportunità di profitto tagliando drasticamente le forniture ai propri clienti e venendo meno a precisi impegni contrattuali.

In secondo luogo, è una tattica che durerà ancora per poco: La manovra cinese ha aperto gli occhi alle aziende consumatrici, che stanno rivolgendosi altrove, causando la rinascita dei produttori al di fuori della Cina. Non appena i nuovi investimenti saranno attivi, il mercato tornerà concorrenziale e la Cina si ritroverà non solo senza monopolio, ma con una clientela che avrà imparato a diversificare le proprie fonti.

Il mercato, e non lo stato, si sta facendo carico di risolvere la situazione senza ricorrere alla coercizione.

mercoledì, giugno 16, 2010

Immobiliare ad Hong Kong: la bolla scoppia?

Per la prima volta, la società immobiliare Henderson ha annunciato di aver dovuto cancellare la vendita di 24 appartamenti ad Hong Kong. La società aveva già messo a bilancio le transazioni, ma gli acquirenti hanno preferito pagare la penale e non concludere l'affare. Potrebbe trattarsi di una coincidenza, oppure di un segnale sul prossimo scoppio della bolla immobiliare, che ad Hong Kong come nel resto della Cina è ancora viva e vegeta? Nel frattempo, in Europa stiamo convivendo conle conseguenze della nostra bolla: in questi giorni è il turno della Spagna,  il vero grande malato europeo quando si parla di bolle.

giovedì, maggio 13, 2010

In Cina, finti divorzi per speculare sulle case.

l boom immobiliare in Cina è ormai ufficialmente entrato in fase di bolla speculativa. Se l'evidenza empirica non fosse sufficiente, basterebbero aneddoti come questo per confermare che la situaiozne è siile a quella americana del 2003-2005.
Per  calmare la speculazione, il governo cinese ha imposto limiti alla possibilità di acquistar eseconde case per le famiglie cinesi, imponendo un anticipo minimo più elevato rispetto a quello dell'acquisto di una seconda casa. Pare che, in conseguenza, un numeo crescente di coppie fingano di divorziare, per otere così acquistare una casa a testa a condizioni più favorevoli . I numeri sono ridotti, ma evidenziano la frenesia del momento.

lunedì, marzo 01, 2010

A Taiwan nessuno vuole farsi annettere dalla Cina comunista. Come piacerebbe ad Obama.

La presidenza dell'isola può anche essere tornata al rappresentante del partito nazionalista, ma questo non vuol dire che gli elettori di Taiwan vogliano sottomettersi al regime di Pechino ed abbandonare il proprio regime - che non sarà eccessivamente liberale, ma li ha serviti infinitamente meglio della dittatura comunista. La vittoria del Kuomintang nel 2008 aveva illuso la dirigenza del partito di avere un mandato per negoziare legami sempre più stretti con la "madrepatria", mentre il risultato era probabilmente dovuto ai difetti dell'avversario: il partito indipendentista è stato travolto da un'ondata di scandali e corruzione ed aveva già visto indebolirsi il proprio consenso a causa di politiche troppo socialdemocratiche per un elettorato che preferisce il libero mercato. Una conferma della miopia dei nuovi vertici taiwanesi è giunta dalle urne, dove i nazionalisti hanno appena incassato una bruciante sconfitta. Un monito per chi è stato eletto perché il meno peggio ed ha creduto di poter vendere l'isola ai cinesi; un monito anche all'amministraizone Obama, che troppo spesso sembra orientata ad abbandonare Taiwan al proprio destino per compiacere Pechino.

Hat tip: Pajamas Media

venerdì, ottobre 23, 2009

Cineserie alla Krugman

Persino Paul Krugman ci è arrivato: il governo cinese sta manipolando i tassi di cambio, impedendo una rivalutazione che in presenza di cambi liberi aiuterebbe a correggere gli attuali squilibri commerciali, senza ridursi a tattiche protezionistiche fallimentari nel lungo periodo. Essendo Krugman e quindi cieco ai fallimenti dello Stato, non si accorge di quanto la situazione sia il frutto di una distorsione di mercato ad opera di un governo e non un fallimento del meccanismo competitivo che tanto detesta, ma ci rassegniamo. Questa distorsione è vecchia di anni e, in tandem con l'eccesso di liquidità generato dalle politiche della Federal Reserve, ha giocato anche un ruolo derivante nella nascita ed espansione della bolla speculativa che ha portato a questa crisi. Ovviamente, propone la soluzione sbagliata (che renderebbe gli USA più simili alla Cina che tanto detesta), ma il problema esiste e si sta aggravando.

giovedì, settembre 24, 2009

V-blogstars e sviluppo in Cina

Gran pezzo di Gloria sulla libertà di espressione in Cina. Temo che la Cina rischi un'evoluzione simile a quella dell'Unione Sovietica o la Germania nazista: un regime che si tiene in piedi grazie allo sfruttamento dei fattori che ottiene a basso costo grazie ad un regime repressivo, mentre lascia alle nazioni libere l'incombenza di innovare. Una nazione può permettersi di rimanere non-democratica e in sviluppo a lungo, ma è quasi impossibile negare le libertà individuali e prosperare oltre un livello medio-basso di reddito.

Hat tip: Giornalettismo

martedì, agosto 25, 2009

Washington, continuiamo ad avere un problema

La tabella seguente mostra le quantità di debito emessi dagli USA soltanto nell'ultima asta di Titoli di Stato. Le settimane precedenti hanno visto un torrente di debito di dimensioni simili e la domanda sorge spontanea: per quanto tempo questi livelli di emissione potranno essere mantenuti, prima di un calo dei corsi?
E' vero che non si sa mai per quanto tempo l'equilibrio fra paura ed avidità possa essere sostenuto a livelli irrazionali , prima di allinearsi , soprattutto quando un mercato viene distorto e drogato dall'intervento pubblico ed in questo caso, abbiamo
addirittura un duplice intervento di operatori al di fuori dei limiti del mercato. Da un lato, la Federal Reserve continua a mantenere tassi d'interesse vicini allo zero. Dall'altro, la Banca Centrale Cinese continua ad acquistare titoli di Stato, in parte come conseguenza della manipolazione del valore della propria moneta e in parte per sostenere le quotazioni dell'ingente posizione che detiene.

Last week’s auction schedule was truly amazing, in and of itself:

* $31 billion in three-month bills

* $30 billion in six-month bills

* $27 billion in 52-week bills

* $42 billion in two-year notes

* $39 billion in five-year notes

* $28 billion in seven-year notes

Karl Denninger. “I count $207 billion, coming two weeks after a $250 billion dollar week
blog it

venerdì, giugno 05, 2009

Seppellito da giocattoli difettosi

Non dimentichiamo, come vorrebbe il governo cinese. Nonostante gli sforzi dei nostri beniintenzionati "amici dell'uomo", non siamo (ancora) servi di un regime collettivista, ma ci siamo voluti dimenticare di cosa accadde nel 1989, in cambio di qualche ninnolo sottocosto.




Gateway Pundit

martedì, giugno 02, 2009

La retromarcia cinese sul dollaro

Durante la visita in Cina, il Segretario al Tesoro americano Geithner sta probaiblmente spiegando il concetto di "codipendenza" ai cinesi: ossia che il governo cinese non ha trilioni di crediti verso gli USA, ha un problema da trilioni di dollari: gli USA da loro comprano soltanto a credito e la Cina non ha letteralmente alcun modo di imporre agli USA i propri termini , per il momento. Il risultati non si sono fatti attendere: Alti ufficiali cinesi si sono rimangiati i commenti sulla "nuova divisa di riserva" ed hanno ribadito il proprio appoggio incondizionato al dollaro come valuta di regolamento internazionale.

Ci dispiace vedere gli USA minacciare di comportarsi come una caricatura del marchese del Grillo, ma questa amministrazione ha già chiarito che il diritto deve inchinarsi alle necessità del momento e che la ragione deve fare largo alla "empatia". Il lungo periodo, in fondo, non è mai stato un problema, per fgli adepti della religione socialista: il tasso di fallimento del 100 percento delle loro utopie, rasformatesi regolarmente in machcine produttrici di miseria, non è un problema loro, ma del Sol dell'Avvenire. .

mercoledì, maggio 13, 2009

Quanto è importante la Cina?

Fate scorrere la barra in fondo a questa animazione, che descrive la classifica delle venti maggiori banche mondiali dal 1999 al 2009. Lasciamo le considerazioni filosofiche e geopolitiche al lettore, con l'avvertenza che i valori di Borsa possono essere gonfiati o depressi da fattori esogeni al mercato ed alla razionalità. Molto esogeni.

Crossposted from Macromonitor

lunedì, aprile 20, 2009

Segni dei tempi: Porsche sceglie la Cina per il debutto della Panamera

Segni dei tempi: la nuova Porsche Panamera verrà presentata a Shanghai e non in un motor show americano od europeo.

martedì, gennaio 27, 2009

Censurano anche l'Unto del Signore

La Cina ha paura della propria ombra. Il momento in cui la televisione di stato cinese interrompe la traduzione simultanea del discorso di Obama e passa ad altro. Il presidente stava parlando di fascismo e comunismo. Le dittature sono ridicole.
Anche le democrazie isteriche non scherzano, comunque. Parlare di sacrifici dall'alto di 150milioni di dollari di party e di 25mila pretoriani sarebbe suonato lievemente stridente per chiunque non suscitasse gli entusiasmi isterici e l'adulazione senza vergogna che suscita Barack Obama. Incrociamo le dita, perché abbiamo letto delle adunate oceaniche d'una volta. Purtroppo


Hat tip: 1972

martedì, dicembre 23, 2008

Luci spente in Cina?

Le statistiche cinesi sono spesso poco affidabili, ma il numero di indicatori che puntano ad una brusca decelerazione delal crescita stanno aumentando, sino a far temere ad alcuni un declino di lungo periodo sia per la nazione asiatica che per l'economia globale. Ancora più temiible del calo delle riserve valutarie è quello della produzione di energia elettrica: il calo del 9% in Novembre non è compatibile con una semplice decelerazione fisiologica della crescita, ma indicherebbe un vero e proprio crollo della produzione industriale ed il passaggio a tassi di crescita decisamente inferiori a quelli degli ultimi anni.
Buona parte della crescita cinese è reale, ma una fraizone rilevante è sicuramente frutto della bolla speculativa derivante dalla politica monetaria americana e dal "dumping valutario" cinese implicito nello schema di "finanziamento alla vendita" macroeconomico sostenuto da una decina d'anni.

Al fine di mantenere stabile la crescita occupazionale ed evitare quindi tensioni sociali, il regime cinese ha avuto la necessità di gonfiare l'industria manifatturiera tramite le esportazioni. Uno dei metodi impiegati è stato il diktat alla banca centrale cinese per mantenere lo yuan ad un tasos di cambio sottovalutato rispetto al dollaro, causando una crescita esponenziale delle riserve valutarie cinesi.
La modalità d'impiego di tali riserve è stata funzionale all'obiettivo di mantenere elevate i volumi delle esportazioni: la disponibilità cinese a finanziare il debito statunitense ha agito come uno oschema di credito al consumo a livello nazionale, spingendo i tassi d0interesse negli USA al di sotto del livello di equilibrio, stimolando così la domanda di merci - normalmente cinesi.
Questo fattore è evaporato negli ultimi mesi, togliendo di fatto il terreno sotto ai piedi di una parte dell'industria manifatturiera cinese. Chi di dumping ferisce, di dumping rischia, se non di perire, almeno di soffrire.

Hat tip: naked capitalism

lunedì, luglio 21, 2008

Freddie Mac, miracolata dalle Banche Centrali

La prima emissione di debito di una agenzia dopo il piano di salvataggio è sicuramente andata bene, ma evidenzai l'ulteriore aumento della dipendenza dalle banche centrali estere. Adesso è forse troppo tardi per imporre soluzioni virtuose all'ingerenza statale tramite Freddie e Fannie, ma stupisce la volontà di ignorare i segnali di mercato, mettendoli da parte come frutto della mera "speculazione ed affidarsi, di nuovo , a controparti che non possono essere certo definite come puramente di "mercato" o prive di obbiettivi politici. Prima o poi, qualcuno presenterà il conto.

domenica, luglio 13, 2008

Sporchi imperialisti guerrafondai americani? No, cinesi. E allora cala il silenzio

La BBC ha flimato ulteriori prove della violazione dell'embargo ONU sulla fornitura di armi al Sudan, impegnato ad usarle in Darfur per spazzare via una parte della propria cittadinanza. Il governo cinese non si e' quasi neppure preso la briga di negare. Forse era troppo occupato a proteggere un altro tiranno africano, l'ex compagno Robert Mugabe.

Ovviamente, la reazione dei media occidentali e' stata quantomeno modesta, almeno per il omento. Spero di sbagliarmi, ma se le armi fossero state americane, europee od israeliane avremmo probabilmente un caso sbattuto gia' sulle prime pagine dei quotidiani; non oso immaginare cosa sarebbe accaduto se una qualsiasi nazione occidentale avesse espresso una sola riserva all'idea di sanzionare il tagliagole dello Zimbabwe.

Saro' noioso, ma questa differenza di trattamento mi fa sempre sorgere dubbi sul motivo di questa ipocrisia, per la quale un "atto di imperialismo" e' tale soltanto se compiuto da occidentali : si tratta di puro e semplice odio per la propria stessa civilta', colpevole , dal punto di vista di molti intellettuali, di avere rifiutato il collettivismo e quindi degna di perire insieme alle illusioni adolescenziali dei cinquantenni e sessantenni ora egemoni nelle redazioni?
Oppure siamo di fornte ad un sottile episodio di razzismo: non ci si puo' certo aspettare che africani e cinesi comprendano l'alta morale che in teoria dovrebbe essere alla base delle decisioni ONU?

Forse prima o poi capiremo la differenza fra l'Occidente moderno e il resto del pianeta, includendo i nostri stessi antenati: tutti hanno creato imperi, ma noi siamo gli unici a sentirci in colpa per questo. I nostri "progressisti" dovrebbero ricordarselo, quando condonano nel nome di un malinteso "relativismo culturale" e dell'anticapitalismo.

venerdì, luglio 04, 2008

Decade '00, decade persa

Il rendimento delle azioni americane dal 2000 al 2007? 1.66 . Praticamente Zero.

Chi talvolta capita su questo blog sa che, nonostante il mio giudizio positivo su alcuni facili capri espiatori altrui, quali gli USA e la "globalizzazione", altendo ad essere un "orso", abbastanza pessimista sull'andamento della maggior parte dei mercati finanziari.

Il risultato e' tuttavia inquietante anche per me: per vedere una decade con rendimenti tanto magri, bisogna tornare alla Grande Depressione e allo shock petrolifero degli anni Settanta.
Cosa e' successo? Siamo di nuovo di fronte ad una crisi di queste dimensioni? In parte si' e la colpa non e' ne' dei mercati, ne' della globalizzazione.
Gli USA si stanno incamminando verso il percorso gia' seguito in Europa, anche se in maniera forse reversibile e con qualche variazione dovuta al proprio ruolo imperiale: il rifiuto di accettare la realta' e, quindi , l'impossibillita' di reagire alle sfide che essa pone; con il corollario della sfiducia in una economia libera, con il suo meccanismo di prezzi che impietosamente costringerebbero a rimboccarsi le maniche, il ricorso all'intervento statale per mantenere l'ilusione della stabilita'; un aumento dello stato sociale per i poveri e per le aziende che sta gia' riducendo gli investimenti infrastrutturali sia pubblici che privati, in una spirale di interventi colmi di buone intenzioni e di conseguenze "inattese" solo per chi non vuole vedere.

Se non si inverte la rotta, i radical-chic progressisti americani e quelli nostrani avranno cio' che vogliono: un'America europea, un'America impoverita e sconfitta. A seguire, l'ennesima conseguenza falsamente inattesa: un secolo cinese, ossia un medioevo ad alta tecnologia, a cui i chierici traditori si stanno gia' rassegnando esattamente come si erano rassegnati ai sovietici ed ai nazisti una generazione fa.
Saremo tanto fortunati da trovare un Churchill o un Reagan?

martedì, novembre 13, 2007

Altro che banche, le poste...

In Cina,furto record alle poste:
"Il direttore di un ufficio postale in Cina è stato accusato di aver sottratto alla clientela più di 240 milioni di dollari per pagare i suoi e debiti e per investimenti personali. Secondo i media locali l'uomo, He Ligiong, 43 anni, è accusato di aver rubato, nell'arco di tre anni dai conti correnti della clientela dell'ufficio postale che dirigeva nel sud est del paese ben 1,79 miliardi di yuan."


Ch emnodi sono questi? Almeno da noi fingono di venderti uno strutturato, o un bel libretto postale al 2% quando i tassi sono al 4.75%. I cinesi sono meno diplomatici

giovedì, settembre 13, 2007

Rally time e dragoni con la febbre

Giornata positiva sui mercati del credito, oltre che sul mercato azionario. Gli indici relativi al debito bancario stanno recuperando il terreno perso negli ultimi giorni, tornando ai livelli di una settimana fa. Buone notizie sul rifinanziamento della carta commerciale in scadenza sul mercato europeo sembra essere stata rifinanziata, lo yen si sta indebolendo, il mercato comincia a credere ad un taglio di un intero punto percentuale da parte della Fed e JPMorgan avrebbe trovato dei compratori per la parte più rischiosa del debito generato dall’LBO su Boots. La notizia migliore è l’ultima. Le uniche nubi arrivano dall’Asia, dove il rischio inflazionistico minaccia l’economia globale.

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Modified for 3-Column Layout by Hoctro. Credits: Daryl Lau, Phydeaux3