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domenica, dicembre 19, 2010

la lezione inascoltata di Dearborn: governo superfluo

Ford era a metà anni 2000 il grande malato dell'auto americana, messo peggio di GM e Chrysler. La società è rimasta privata ed ha superato la crisi senza il governo, al contrario delle due concorrenti. L'Economist ne parla oggi , in Epiphany in Dearborn. Una domanda che dovremmo porci: vista l'esperienza di Ford, era davvero necessario l'intervento del governo? Le due aziende sono comunque finite in bancarotta.

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giovedì, luglio 16, 2009

L'architetto del salvataggio di GM e Chrysler indagato per corruzione

Da Nota Politica: L'architetto del salvataggio di GM e Chrysler è indagato per corruzione

"Steven Rattner si è appena dimesso dalla carica di presidente della commissione governativa che ha supervisionato la bancarotta e la riorganizzazione del settore automobilistico americano. La motivazione ufficiale è che il lavoro sarebbe quasi compiuto e che l'amministrazione Obama non vuole dare l'impressione di gestire le aziende automobilistiche in maniera troppo da vicino e a fini politici. Quello di cui si parla meno sono le indagini per corruzione che ha rivolto a Quadrangle Group LLC, la società finanziaria di cui Rattner è stato fondatore. La società viene accusata di aver pagato mazzette ai membri del consiglio d'amministrazione e ai funzionari del fondo pensione dei dipendenti pubblici dello Stato di New York, al fine di ottenere che il fondo pensione investisse forti somme nei fondi gestiti da Quadrangle. Il Presidente Obama ha sinora difeso strenuamente la propria scelta, sostenendo che Rattner non avrebbe commesso personalmente alcun crimine. Eppure, in coincidenza con le dimissioni, il procuratore generale di New York Andrew Cuomo avrebbe deciso di intensificare le indagini proprio su Rattner."


Che strano: i favoriti del principe sono corrotti. Non lo avremmo mai ritenuto possibile; insomma, si sa che le Partecipazioni Statali sono una fucina di incorruttibili gentiluomini...

giovedì, luglio 02, 2009

Opel con gli occhi a mandorla?

Secondo DealBook(New York Times) , la società cinese starebbe preparando un piano dettagliato per la presentazione di un'offerta formale per rilevare Opel.

giovedì, giugno 04, 2009

Dove finiscono i soldi del contribuente

(Crossposted from Giornalettismo)
Di quello americano, almeno: in una campagna pubblicitaria che mira a mostrare i lati positivi della bancarotta di General Motors. Una bancarotta annunciata, negata soltanto dall'Amministrazione Obama, impegnatissima a fingere di vivere nel mondo degli spot pubblicitari, insieme a mezza classe politica americana, che ha ritardato l'iinevitabile, impedendo che GM andasse in amministrazione controllata durante il boom, quando avrebbe avuto delle possibilità reali di sopravvivere. Nel frattempo, la città di Detroit è rimasta una monocoltura, per la gioia dei suoi padroni "progressisti" e delle sue maestranze sindacalizzate, che ora cercano qualcun altro che paghi il conto. Complimenti.






(Crossposted from Giornalettismo)

Hat tip: Felix Salmon

lunedì, maggio 04, 2009

Comprereste un’azienda usata dal signor Fiat?

Se Marchionne e gli Agnelli vendono, siamo sicuri che sia il momento giusto per comprare?
Si sta finalmente delineando il piano Fiat - e include, di fatto, l’inizio dell’uscita del settore auto , tramite uno spin-off della divisione auto che nascerebbe dalla fusione tra Fiat e General Motors Europe. Al di là dei termini tecnici e della nebbia mediatica, il significato è chiaro: la FIAT e la famiglia Agnelli vogliono tenersi il 100% dei gioielli di famiglia e scaricare sul mercato la parte malata, ossia il settore auto.

La sempre servizievole stampa italiana sostiene che lo spin-off avvenga soltanto per unirsi con General Motors Europe, ma per la dinastia industriale di Torino serve ben altro obbiettivo: la famiglia non ha nessuna intenzione d’investire un euro nel settore auto e la nascita del “colosso” darebbe loro una elegante via d’uscita ad una situazione che cominciava ad apparire senza speranza. L’analisi dell’ AD di Fiat sul settore auto è assolutamente ragionevole: nel mondo non vi è spazio per produttori sotto una certa soglia dimensionale, che FIAT al momento non possiede; va quindi fusa o venduta per garantirne la sopravvivenza, data la mancanza di risorse per acquisizioni e il trend del settore. E’ grazie all’abilità di Marchionne ed all’abile sfruttamento del momento di panico fra i politici che il gruppo si è trasformato da cacciatore a preda. Negli ultimi anni, l’obiettivo prioritario era quello di risanare Fiat Auto quanto bastava per disfarsene, vendendola ad un concorrente o entrando in una joint-venture; il mercato in salita garantiva la presenza di compratori di un’azienda anche solo marginalmente profittevole. Marchionne, preparando l’azienda per l’aggregazione o la vendita, è stato estremamente abile nel risanamento, senza modificare l’obiettivo finale, tenuto sempre quanto più possibile in sordina: rinnovando la gamma e semplificando la struttura manageriale ha ottenuto risultati economici e gestionali ben al di sopra delle aspettative. La crisi ha però sparigliato le carte e fatto piombare il settore auto nella crisi più nera, facendo scomparire i potenziali acquirenti e moltiplicando marchi e impianti in vendita.

IL CONIGLIO DAL CILINDRO - Un dirigente meno audace e con meno faccia tosta avrebbe rinunciato e si sarebbe accontentato di succhiare alla tetta degli aiuti di Stato in attesa di tempi migliori; Marchionne ha estratto il coniglio dal cilindro: diventare compratore di aziende decotte, ma possibili percettrici di aiuti pubblici. In questa maniera la scala produttiva e la ristrutturazione vengono pagate dai governi, solitamente disponibili a pagare profumatamente pur di evitare l’imbarazzo politico della perdita di occupazione in un settore prestigioso quale l’automobile. A spese della politica e dei creditori, si crea un nuovo gruppo che sarebbe “troppo grande per fallire” e godrebbe quindi di una garanzia implicita di breve termine a spese dei contribuenti europei ed italiani, lasciando a Marchionne il tempo per inseguire il suo sogno. Fra un paio d’anni, si vedrà se i frutti dello scippo ai danni di creditori e contribuenti sarà stato investito saggiamente o avrà generato il primo carrozzone di Stato in salsa multilaterale, ma gli Agnelli non hanno intenzione di aspettare tanto: anche in assenza di un compratore, la quota sarebbe comunque diluita e più facilmente alienabile tramite derivati, soprattutto se l’ondata di entusiasmo mediatico permettesse di quotare in Borsa proprio il pezzo di gran lunga più problematico del gruppo Fiat, tenendosi in pancia e sotto controllo altre attività, come i camion di Iveco e le macchine agricole di CNH, al momento meno brillanti, ma dalla redditività più solida nel lungo periodo. In questo modo, la holding della famiglia Agnelli non dovrebbe investire capitali freschi nel gruppo, capitali che verrebbero forniti dai piccoli risparmiatori.

CAVEAT EMPTOR - A chi volesse acquistare, pensando che il gruppo FIAT voglia fare un favore agli investitori dopo questo rimbalzo del gruppo, consiglio di riflettere sulla storia della smania di quotazione dei gruppi di Private Equity: fedeli alla propria reputazione di abili investitori, si sono venduti sul mercato al picco della bolla . FIAT SpA e Exor sembrano scommesse migliori, perché più allineate agli interessi degli azionisti di comando, almeno per il momento.


Crossposted from Giornalettismo

lunedì, aprile 20, 2009

Manco aggratis: GM vuole vendere Opel a un euro, ma qualcuno comprerà?

General Motors è pronta a vendere la maggioranza di Opel/Vauxhall, la storica sussidiaria europea, per la cifra simbolica di un euro. Ci sono compratori, per un marchio piombato di colpo in rosso? La società americana sostiene di avere colloqui in corso con almeno sei potenziali compratori, ma le trattative vanno a rilento ed il tempo stringe, con il colosso di Detroit letteralmente sull'orlo della bancarotta.
La mancanza di tempo ha spinto Fritz Henderson, amministratore delegato del gruppo, a rendere pubblica l'intenzione di vendita e a dichiarare di voler stringere i tempi e di volere delle esplicite e formali manifestazioni di interesse entro due / tre settimane.
In bocca al lupo: vista la condizione comatosa di GM, i potenziali compratori non hanno di certo fretta. come si dice in inglese , "beggars can't be choosers" , ossia : chi mendica non può permettersi d'essere schizzinoso con quello che riceve.


Hat tip: FT Alphaville
Crossposted su Giornalettismo

martedì, aprile 07, 2009

General Motors (GM) in discussioni avanzate per la dichiarazione di fallimento?

Secondo CNBC e Reuters, General Motors starebbe discutendo "intensamente" per prepararsi a portare i libri in tribunale, chiedendo l'amministraiozne controllata. Il piano sarebbe quello di spezzare la società in due parti, una contenente le divisioni meno disastrate e l'altra con le unità meno profittevoli. La "nuova" GM assumerebbe soltanto alcuni dei debiti della vecchia, lasciando il resto a dibattersi in tribunale.

martedì, marzo 31, 2009

Libero mercato e monopoli: il caso di Fiat e General Motors

Il lato positivo del piano Obama per General Motors è che è pronto a lasciar fare al mercato quello che avrebbe fatto anni fa, se non fosse stato per la diffusa tendenza a intralciarne il funzionamento: farla incamminare verso l'amministrazione controllata e la ristrutturazione, come sarebbe dovuto accadere anni fa. Se questo non è accaduto non è certo per colpa del "capitalismo selvaggio", ma soprattutto grazie all'eredità di decenni di blocco della concorrenza, incoraggiato e sanzionato dal governo.
Da un lato, abbiamo avuto l'oligopolio collusivo del cartello dei produttori di auto, indebolitosi soltanto negli ultimi anni; dall'altro, abbiamo soprattutto il monopolio sindacale, cresciuto prima in simbiosi e poi in relazione parassitaria con il governo e con la grande industria, di cui ha condiviso le spoglie e le pratiche anticoncorrenziali, sino a spezzarne la fibra.
Giova sempre ricordare che il settore automobilistico è in crisi principalmente perché produce macchine che non si vendono, ma che tale crisi viene ingigantita enormemente dal fatto che buona parte dell'enorme debito di General Motors e Ford è stato acceso per finanziare le obbligazioni di carattere assistenziale a cui sono state obbligate dai contratti firmati con i sindacati, dietro "moral suasion" del governo: le due case automobilistiche si sono indebitate per decine di miliardi, che hanno versato in fondi pensione e sanitari gestiti direttamente dal sindacato.
Capitalismo selvaggio, davvero: esattamente come quello che ha dovuto sopportare FIAT, che infatti sta per valorizzare le proprie qualità nell'alleanza con Chrysler : nell'appropriazione di fondi pubblici non li batte nessuno.

Hat tip: Seeking Alpha

lunedì, marzo 30, 2009

La faccia come il posteriore, Detroit Version

J.Granholm, governatrice del Michigan, lo stato americano ove si trova Detroit, ha appena definito Richard Wagoner un "agnelo sacrificale".
L'ex CEO di General Motors ha presieduto a quella che probabilmente ? stata la pi? grande distruzione di valore negli USA, ma in fondo non possiamo stupirci che un politico di uno degli stati peggio gestiti e pi? poveri d'America non ci arrivi: quello che la Granholm vede ? l'enorme contributo che Wagoner ha sempre dato alla causa del sindacato, grande elettore del Partito Democratico e felice percettore di decine di miliardi di dollari versati nei VEBA, i fondi sanitari direttamente gestiti dal sindacato che hanno causato buona parte dell'indebitamento-monstre di GM.

Quello che ci preoccupa ? che la Granholm ? una delle candidate alla carica equivalente a quella di ministro della Salute in Italia. Tremiamo al pensiero di cosa possano fare eli ed i sindacati una volta messe le mani sulla sanit? americana. Forse ritroveremo Wagoner alla testa di Medicare o Medicaid, tanto per essere sicuri che falliscano pi? rapidamente del previsto?

Hummer addio?

In un altro segno dei tempi, si sta decidendo in queste ore la sorte di Hummer, in un certo senso la marca simbolo degli eccessi della bolla speculativa.
Nato come veicolo militare, diventato glamour grazie ai rapper americani e accessibile in un'era di basso costo dell'energia, rischia adesso di uscire completamente di produzione, a meno di non trovare un compratore estero. La crisi che attanaglia Detroit e la retorica "verde" del nuovo presidente rendono politicamente impossibile per General Motors, proprietaria del marchio, continuarne la produzione mentre implora aiuti di Stato per decine di miliardi di dollari.

"Ma anche" arriva a Washington: Obama come Veltroni?

Il presidente Barack Obama sembra talvolta un incrocio fra Walter Veltroni, con i suoi "ma anche", e il candidato presidenziale John Kerry, quello che era "contro la guerra prima di votare a favore, ma poi dopo ho cambiato idea e ho votato contro" ... Domenico ha sostenuto che le tre grandi di Detroit non avevano fatto abbastanza e che se non vi fossero stati maggiori sforzi da parte di sindacati e creditori il governo non avrebbe concesso ulteriori aiuti. Oggi, filtra la notizia che nuovi aiuti verranno annunciati nel pomeriggio.
Qual è il piano, signor Presidente?

A voler entrare nel dettaglio, le concessioni richieste sembrano essere un colpo al cerchio ed uno alla botte. Da un lato, infatti, il Presidente vuole accreditarsi come il salvatore della patria automobilistica; dall'altro, per dimostrare di non sperperare il denaro pubblico, impone condizioni che sono equivalenti al passaggio in amministrazione controllata delle due aziende.
Nulla di più positivo, secondo la nostra modesta opinione, visto che un passaggio del genere permetterebbe la ristrutturazione radicale dei contratti-capestro con i sindacati e una trasformazione dei creditori in azionisti, ma allora perché non lasciar fare alla legge ed al mercato?Forse perché l'amministrazione Obama vuole riplasmare gli USA, come cercò di fare Roosevelt e per farlo deve dimostrare che no esiste salvezza senza l'intervento di uno Stato oppressivo e corporativo quanto le socialdemocrazie europee.

lunedì, febbraio 23, 2009

Banche, GM e Chrysler: lo scandalo continua.

Cosa Non fanno alcune decine di milioni di dollari in contributi elettorali ed una leale base sindacale: General Motors e Chrysler non si devono neppure preoccupare di trovare il pacchetto finanziario necessario in caso di amministrazione controllate: il Tesoro americano lo sta facendo per loro.
A lato, proseguono le manovre per nazionalizzare le mega-banche USA. Il termine è un esempio di ipocrisia: si dice nazionalizzazione anche quando si parla di passi che non richiedono un intervento statale, se non per bramosìe politiche e peccati burocratici.

Non esiste un motivo serio per cui GM e Chrysler non possano esser poste in amministrazione controllata - esattamente come non esiste un motivo per cui non possano andarci le banche , una volta che i conti correnti siano stati garantiti. Le aziende potrebbero essere ristrutturate rapidamente e le perdite verrebbero ripartite fra degli azionisti troppo stupidi per non accorgersi dei danni inflitti dalla dirigenza che hanno appoggiato e da creditori troppo pigri e codardi per non ritirare il proprio appoggio - ed i propri soldi - in tempo utile.

Il vero problema è il desiderio dei banchieri centrali e dei burocrati nelle agenzie di regolamentazione di non ammettere la propria sconfitta e la voglia della classe politica e dei sindacati di poter controllare il credito, manipolandolo a fini "sociali" - in una simpatica riedizione dei fasti del socialismo e dell'economia nazista.
Un commissariamento ha dei limiti temporali e richiede un accordo con i creditori, mentre la nazionalizzazione permette di nascondere il fallimento sotto il tappeto e fingere che vada tutto bene - a spese del contribuente.



Hat tip: Naked Capitalism

venerdì, febbraio 20, 2009

Saab, controllata da GM chiede l'amministrazione controllata: ognuno per sé e il contribuente per tutti

SAAB, controllata scandinava di General Motors, ha appena portato i libri in Tribunale e ha chiesto l'amministrazione straordinaria . La mossa è avvenuta subito dopo che il governo svedese ha rifiutato di sovvenzionare Saab o di nazionalizzarla.


Adesso il problema si sposta nell'indotto: l'amministrazione controllata permette di continuare la produzione e quindi di mantenere molti dei posti di lavoro, ma consente di rinegoziare ei termini dei contratti con fornitori e creditori, oltre che sospendere i pagamenti sino al raggiungimento di un accordo. Il gran rifiuto del governo svedese, perlomeno, evita che i danni vengano sentiti anche dai contribuenti e non soltanto da coloro direttamente coinvolti e fornisce un incentivo alla risoluzione rapida della situazione: senza i soldi regalati dal governo, ognuno sa che deve raggiungere un accordo quanto più in fretta possibile.

General Motors sta insomma dando un novo significato al termine "interesse nazionale": non si limita a chiedere sussidi al governo americano, ma sta provando a fare lo stesso per ogni sua singola filiale nazionale.

Siamo di fronte al fallimento della globalizzazione? In realtà siamo almeno in parte di fronte all'ennesimo fallimento dello Stato (oltre che di manager e sindacati) , frutto delle conseguenze "inattese" dei provvedimenti protezionistici di alcuni governi.
L'approccio di GM è infatti razionale: si chiudono le divisioni in perdita ovunque esse siano. LA situazione è poi esacerbata dalle richieste protezionistiche dei singoli governi, come ad esempio quello francese, che condizionano gli aiuti al mantenimento dei livelli produttivi nel proprio territorio.



Hat tip: Il Sole 24 ORE

mercoledì, febbraio 18, 2009

GM meglio di Fiat - nel chiagni e fotti all'italiana

Lo stile italiano fa scuola nel mondo. General Motors ha annunciato un piano degno dello splendido esempio fornito da Fiat nell'ultima generazione: licenziare e chiedere aiuti di stato , sempre e comunque. GM infatti ne licenzia 46mila , subito prima di chiedere altri $16.6 miliardi di dollari.
Sarà stato un caso che l'annuncio sia arrivato solo 24 ore dopo che il Wall Street Journal aveva rivelato come Obama pensasse di imporre l'amministrazione controllata , prima di sborsare nuovi aiuti?
La manovra avrebbe avuto senso, anche più della nazionalizzazione: sotto amministrazione controllata, l'azienda può essere ristrutturata in maniera decisa: il management può essere espulso, gli accordi sindacali adeguati alla realtà, gli azionisti spazzati via e i creditori costretti a subire sacrifici, degna punizione per la totale abdicazione al ruolo di proprietari e guardiani dell'avvedutezza dei dirigenti.

Un anatema, insomma, per una dirigenza inadeguata quanto quella di GM, un sindacato avido e una base azionaria incompetente e dei creditori indegni come quelli che compongono il circo dell'auto americano, un circo che sarebbe finalmente potuto essere spazzato via.

Molto meglio, a questo punto, imitare l'Avvocato e cominciare con le tattiche "all'italiana" pur di salvare la pelle. Anche a spese dell'azienda.

venerdì, dicembre 12, 2008

nemmeno le macchinine per voi

Leggendo le dichiarazioni di certi politici, si deve sperare che stiano semplicemente in completa malafede e che mentano sapendo di mentire.L'alternativa è troppo sconfortante: ignoranza completa o stupidità permanente. Dovrebbero tornare a giocare con le macchinine.

Secondo Dana Perino, portavoce dell'amministrazione Bush, il salvataggio di General Motors e Chrysler sarebbe essenziale per evitare di perdere un milione di posti di lavoro, a rischio in caso di amministrazione controllata.

Tralasciamo la tristezza di dover ascoltare il portavoce di un'amministrazione liberista e conservatrice parlare come se si fosse iscrtitta all'Internazionale socialista; da almeno tre anni è evidente quanto qesta Casa Bianca sia reaganiana soltanto a parole e democristiana nei fatti. Nel merito, la dichiarazione è quantomeno esagerata, in quanto implica che il Chapter 11 equivarrebbe al licenziamento in massa di gran parte della forza lavoro non solo delle aziende automobilistiche vere e proprie, ma anche delle aziende dell'indotto dell'auto.
Si confonde insomma la protezione dalle richieste dei creditori e la sospensione dei pagamenti di interessi con la liquidazione integrale e la chiusura definitiva di un'azienda.
Le conseguenze più probabili per le maestranze di GM e Chrysler non riguarderanno il numero di occupati, ma la revisione dei contratti blindati che i sindacati dell'auto hanno imposto anni orsono ai big di Detroit. Il collasso dell'auto, infatti, è dovuto ad un connubio di cattivo management, stupidità degli investitori, arroganza intellettuale e connivenza totale del sindacato, che ha barattato il futuro dell'azienda ed il proprio silenzio in cambio di contratti molto vantaggiosi per i propri iscritti: salari multipli della media, benefici sanitari e pensionistici estesi ai familiari, ma soprattutto il diritto di veto alla chiusura di ogni impianto e di ogni singola linea produttiva da parte delle sezioni locali del sindacato. Una serie d contratti tanto vantaggiosi quanto onerosi, che hanno affondato Detroit per avidità e miopia, in maniera speculare ai difetti del top management.

E' ora che i responsabili, manager, sindacalisti e azionisti, paghino i propri errori. Non porterà a milioni di disoccupati, la contrario degli aumenti di tasse necessari a finanziare il bailout. Un bailout, dulcis in fundo, inutile per risollevare la competitività americana: in una spirale della morte simile a quella che avviene nelle guerre commerciali, anche gli europei si preparano a regalare soldi ai manager dell'auto continentale.

domenica, novembre 23, 2008

Chiedere l'elemosina in frac e jet privato

Quando ci si deve presentare di fronte a qualcuno per chiedere la carità, arrivare in jet privato e limousine non sembrerebbe la mossa migliore per sembrare bisognosi.
Eppure è quanto hanno fatto gli amministratori delegati di Ford, GM e Chrysler, sollevando dubbi sull'intelligenza dei top manager.

Spendere 20mila dollari per un volo andata e ritorno non sembra una cifra enorme per chi gestisce GM o Ford, ma è venti volte il prezzo del biglietto di prima classe da Detroit. Non si tratta soltanto di un disastro di pubbliche relazioni, ma del segnale che il problema non consiste soltanto in una crisi temporanea:il problema va più in profondità e non è limitato ai dirigenti, ma coinvolge i sindacati delle Big Three e i politici del Michigan.
Si tratta dell'ennesimo sintomo del fatto che le "tre grandi" vivono in un mondo di fantasia, dove il proprio ruolo di preminenza assoluta non è più derivato dalla propria importanza economica, ma da una qualche nobiltà intrinseca e il resto degli Stati Uniti dovrebbe essere presente per aiutare, qualunque sia il problema e comunque siano gestite le case automobilistiche.

La sintesi di questo atteggiamento è il motto "quello che è buono per General Motors è buono per l'America", un atteggiamento che ha portato la città di Detroit dov'è adesso: sul fondo delle classifiche. Questo modo di pensare non è limitato al management, ma è diffuso sia nei sindacati che nello stato: il Michigan è un caso da manuale di gestione discutibile, populismo e assistenzialismo pagato da tasse punitive sul business; il sindacato automobilistico ha imposto da sempre alle case automobilistiche contratti che farebbero invidia a quelli europei: il caso limite è l'impossibilità di chiudere un impianto, perché alcuni contratti di lavoro non prevedono soltanto il posto a vita, ma anche il posto a vita in un determinato impianto.
Il risultato è di fronte agli occhi di tutti: il sistema ha funzionato soltanto sino a quando Detroit è riuscita a mantenereun oligopolio; la rottura, negli anni 80 e 90, di tale oligopolio ha portato all'inesorabile declino.
Mantenere in vita, in questo stadio, GM, Ford e Chrzsler significa soltanto cibare degli zombie, danneggiando i concorrenti sani : meglio sarebbe l'amministrazione controllata, che risconosca i maggiori errori compiuti dai dirigenti aziendali e sindacali.

Melgio, forse, anche per i democratici, prima che qualcuno si metta a raccontare delle complicità della sinistra e dei sindacati nel disastro : i Repubblicani hanno già trovato uno slogan elettorale :"Volete che i sindacati facciano al resto degli USA quello che hanno fatto a Detroit?"

Minyanville: "If you're planning to beg Uncle Sam for $25 billion, it might be smart to brush up on your poor-boy act first.

The CEOs of General Motors (GM), Ford (F) and Chrysler overlooked this basic fact when they flew to Washington in private jets to testify before Congress."


martedì, novembre 11, 2008

AIG e GM: Il giorno dei morti viventi

Il secondo salvataggio del colosso assicurativo AIG da parte del Tesoro americano segna l'inizio di una nuova fase per gli USA: il salvataggio delle aziende "zombie", dirette verso il flalimento ed incapaci di sopravvivere con le proprie forzegià fallite ed incapaci di sopravvivere con le proprie forze. Abbiamo già visot questa dinamica all'opera , in Europa negli anni '70 e in GIapone negli anni '90ed il risultato è stato disastroso.

Il piano originale era quello di salvare aziende con problemi di liquidità , ma fondamentalmente sane. L'intervento in AIG fornisce ulteriori 25 miliardi ad una società che ne ha bruciati di fatto 90 in poche settimane e che sembra pronta per l'amministraizone controllata. Le probabilità che GM e Ford debbano essere "salvate" con il denaro pubblico, invece di entrare in amministrazione controllata, salgono di giorno in giorno - il futuro Obama sta già saldando il proprio debito con i politici del Michigan ed i sindacati chiedendo a Bush di intervenire. Il problema sia per AIG sia per l'industria automobilistica è di natura fondamentale, non di pura liquidità : il modello di business ed il management son radicalmente inadeguati e vanno modificati, anche attraverso il riconoscimento della realtà ed una dichiarazione di insolvenza che permetta di salvare le parti sane, ristrutturare le aziende in maniera radicale ed infliggere le dolorose ma necessarie perdite ad un management che ha fallito, agli investitori che lo hanno sostenuto e, nel caso di GM e Ford, ai sindacati che hanno garantito trattamenti privilegiati ai dipendenti nel breve periodo, garantendo l'affondamento dell'azienda nel lungo termine.
Intervenire prima di tale passo implica il denaro dei contribuenti non verrà impiegato in maniera temporanea per alleviare difficoltà momentanee, ma iniettato in aziende destinate con tutta probabilità al fallimento: un puro spreco, che oltretutto manterrà in vista aziende inadeguate, a tutto detrimento dei concorrenti che non hanno commesso gli stessi errori.


venerdì, ottobre 24, 2008

C'è sempre una prima volta: mercati americani a rischio di chisura.

Il future sull'indice Dow Jones Industrials è sospeso per eccesso di ribasso. Non era mai accaduto nella storia del Globex, il mercato dove il future sull'indice viene scambiato quando il mercato USA è chiuso.
I mercati dei cambi stanno impazzendo, il cambio Euro-Yen è al collasso per la chiusura dei carry trade rimasti.
CI sono voci di un possibile Capter 11 per General Motors.

*S&P 500 DEC. FUTURES CANNOT FALL BELOW 855.2 UNTIL U.S. OPENS
*S&P 500 FUTURES REACH `LIMIT DOWN' LEVEL OF 855.2, CME SAYS

mercoledì, ottobre 01, 2008

Paulson meglio di Cirino Pomicino

Il Governo americano ha appena approvato la concessione di prestiti agevolati per circa 25 miliardi di dollari alle case automobilistiche di Detroit. Abbiamo già scritto (qui e qui) delle perplessità economiche riguardo ai sussidi, che paiono inutili e controproducenti per l´industria automobilistica americana, che se la cava in realtà benissimo fuori da Detroit, e del rischio di un vero assalto alla diligenza per qualunque industria in difficoltà; i vantaggi politici sembrano tuttavia incontenibili: il Michigan non soltanto si sta trasformando in uno stato chiave nella campagna elettorale, ma i suoi 15 voti alla Camera dei deputati sono adesso saldamente assicurati per l'altro salvataggio, quello bancario.

Come si dice "voto di scambio" in inglese?

martedì, settembre 30, 2008

Fallisce il concessionario da 2 miliardi di dollari

Dopo 89 anni di onorato servizio, la concessionaria Chevrolet BIll Heard ha portato i libri in Tribunale. Notizia irrilevant,e se non fosse che la "concessionaria" in questione aveva un giro d'affari da 2.1 miliardi di dollari, per la gran parte in prodotti GM. Si chiude un canale distributivo importante, per un'azienda già sull'orlo del precipizio.


(DJN) WSJ(9/30) Leading Chevy Dealer Bill Heard Files For Chapte

Mr. Heard's shutdown after 89 years in business is monumental
because of his strategic importance to GM. In 2007 alone, the He
ard chain represented $2.1 billion in revenue, a good portion of
which resulted from sales of new GM products.

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Modified for 3-Column Layout by Hoctro. Credits: Daryl Lau, Phydeaux3