mercoledì, dicembre 26, 2007

La verità su Betlemme

I media si sono concentrati sui posti di blocco, ma hanno convenientemente ignorato la fuga dei cristiani palestinesi, scacciati dall'aggressività dei propri "compatrioti" musulmani. L'autocensura continua, persino da parte dei semplici turisti.

«La Chiesa è la nostra risorsa economica», commenta Victor Batarseh, sindaco cristiano di Betlemme eletto in una lista civica insieme ad Hamas. È un maestro d’equilibrismo: da quando governa con il partito islamico radicale difende il dialogo interconfessionale fin quasi a negare i problemi tra palestinesi musulmani e palestinesi cristiani, maggioranza assoluta della popolazione di Betlemme nel 1948 e oggi appena uno su dieci. Eppure stavolta mister Batarseh si sbilancia: «Il futuro della città è legato al ritorno dei pellegrini». Che di sicuro non amano essere perquisiti al check-point, ma meno ancora apprezzano l’eco del muezzin avvolgere il centro mitico della cristianità.
«Un Natale unico, però quante moschee e quante donne velate in giro, molte più di noi», nota Franca. Questo, aggiunge, non lo racconterà alle colleghe di Ancona.
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Fallibility: why conspiracy theorists are usually wrong

It's a crucial problem: conspiracy theorists believe that there is an agent with absolute information and unlimited powers. unfortunately, this has never been the case. But mistakes, false information and sheer ignorance are far more common than we think
clipped from claremont.org
what is missing from the national debate over the "worst" war in our history is any appreciation of past American military errors—political, strategic, technological, intelligence, tactical—that nearly cost us victory in far more important conflicts. Nor do we accept the savage irony of war that only through errors, tragic though they may be, do successful armies adjust in time to discover winning strategies, tactics, and generals.
Preoccupied with the daily news from Baghdad, we seem to think our generation is unique in experiencing the heartbreak of an error-plagued war. We forget that victory in every war goes to the side that commits fewer mistakes—and learns more from them in less time—not to the side that makes no mistakes.
Rather than sink into unending recrimination over Iraq, we should reflect about comparable blunders in America's past wars and how they were corrected. Without such historical knowledge we are condemned to remain shrill captives of the present.
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martedì, dicembre 25, 2007

Jingle bells - 2008 alternative version

Il ventriloquo Jeff Dunham e il suo pupazzo Achmed il Terrorista morto cantano una versione "alternativa" di Jingle Bells: Jingle Bombs. Da sbellicarsi

Fratelli d'Italia

Per festeggiare con un Laico Natale, si comincia a leggere

Immagine di Fratelli d'Italia

La mia opinione, per ora, tutta di pancia e non di testa: il beneficio del dubbio lo lascio sempre più facilmente a chi, almeno sul piano retorico, parla di libertà dell'individuo.

Merry X-Mas

Bella domanda: chi è il senatore corruttore nella vicenda RAI?

A NoiseFromAmerika si pongono una domanda interessante:


Ce lo siamo chiesti in tanti, credo, e vale la pena riproporlo: nella vicenda Saccà -Berlusconi, possibile che non si riesca a conoscere il nome del senatore disposto a scambiare il proprio voto con posto in RAI per attricetta di fiducia?

Perché io posso capire chi si schifa, perché s'era illuso che Silvio Berlusconi potesse essere meglio dei suoi sinistri predecessori e compagni di viaggio; chi sperava che i politici di centrodestra avessero lottizzati meno dementi di certa gente di cui ci tocca ascoltare i deliri; ma vorrei essere comunque libero anche d'indignarmi con gli altri responsabili dello scandaletto in questione, in primis con qualcuno capace di vendersi il voto per una soubrette. Oppure le onnipotenti procure si fermano, di fronte ai rischi che l'imbarazzo di qualche senatore, per quanto traditore, porterebbe all'adorato governo Prodi?
Rimane il fatto che mi continua a sembrare meno grave segnalare un'attrice, che "avere" una banca a furia d'impiego di Palazzo Chigi a scopi privati.


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sabato, dicembre 22, 2007

Epigoni: i libri non si bruciano, adesso si boicottano

La Fiera del Libro 2008 a Torino sarà dedicata al tema della bellezza quale salvezza del mondo, correlando così la fiera al ruolo di Torino quale capitale europea 2008 del design.
La manifestazione ha inoltre, quale nazione "ospite d'onore" per il 2008, lo stato d'Israele, nel sessantesimo anniversario della sua fondazione. Si tratta di un'occasione per far conoscere ai visitatori della Fiera il cinema, la letteratura e la storia israeliane.

Il "Forum per la Palestina" non ha trovato di meglio che invitare al boicottaggio della manifestazione. Si esige il boicottaggio di uno dei principali eventi culturali italiani, soltanto perché saranno presenti storici e letterati israeliani.

Si tratta di un lampante esempio d'ipocrisia e malafede: gli stessi "intellettuali" che si definiscono ad ogni passo "democratici" e "progressisti", nel nome del dialogo e della pace vorrebbero far cadere ogni difesa ed ogni cautela nei confronti di conclamati terroristi o apologeti del terrorismo; quando tuttavia sono i loro protetti a dar mostra di "razzismo" e "fascismo", quando non si limitano a rifiutare il confronto con intellettuali e storici israeliani, ma pretendono il boicottaggio, l'ostracismo nei confronti della controparte, cosa accade? Nulla. Non alzano un dito, non scrivono una sola riga. Immaginiamo soltanto cosa sarebbe accaduto se la comunità ebraica avesse chiamato al boicottaggio contro la Fiera del Cinema di Venezia, per la presenza di lavori ed artisti iraniani, siriani o palestinesi.

Perché accade? Forse perché accettare il confronto significherebbe dare dignità accademica ed umana a chi, in Italia soprattutto, non può averne: in una rivisitazione a poco prezzo e a basso rischio dei cliché e dei metodi antisemiti e stalinisti, le sprangate, le ingiurie, i roghi dei libri sono stati sostituiti dall'autocensura, dal mito del cattivo "revisionista", dalla congiura del silenzio, dai "boicottaggi" approvati da compagni e compagne.

Di libri temo ne abbiano letti ben pochi, se si escludono i testi di propaganda "democratica popolare", come ai certa gente piaceva farsi chiamare quando erano di moda. Altrimenti saprebbero riconoscere quello che sta accadendo, una volta ancora.


HT: LiberaliPerIsraele, Fuori dal Ghetto


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Condi slams Huckabee

Il candidato alla nomination repubblicana Huckabee aveva definito la politica estera dell'amministrazione Bush come"arrogante" ed "unilaterale".
Condi Rice ha ribattuto alle critiche. La prima reazione, secondo me la migliore, è stata un sonoro "non commento i commenti altrui.Non ho tempo per queste cose".
Poi ha articolato una risposta degna di un segretario di Stato; tempo sprecato, dietro ad un Huckabee qualsiasi?
clipped from www.newsmax.com

WASHINGTON -- In a brief foray into politics, Secretary of State Condoleezza Rice on Friday denounced comments by a leading Republican presidential candidate that the Bush administration's foreign policy is arrogant and unilateral.

Rice did not mention Huckabee by name in her response and at first declined to respond, saying dismissively: "Look, I don't comment on other people's comments. I don't have time, all right. I really don't have time to worry about this."

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mercoledì, dicembre 12, 2007

gonfiare non è sufficiente

Dopo la manovra concertata delle banche centrali, il percorso scelto sembra ormai chiaro: le SIV e gli altri veicoli fuori bilancio verranno smantellati ed il loro patrimonio riportato sul bilancio delle banche che li avevano istituiti; le banche finanzieranno tali "nuove" posizioni non più tramite prestiti a breve da parte degli investitori, spesso fondi speculativi a loro volta finanziati generosamente dalle stesse banche, ma attraverso prestiti delle autorità monetarie, ossia statali.

La maggiore liquidità dovrebbe permettere una ordinata ripresa del mercato per il rishcio di credito, generando prezzi realistici e permettendo la "selezione naturale" fra gestori competenti e partecipanti gofniati dal puro carry trade, senza capacità di selezione. Ricordiamo, come sempre, che la "crisi dei subprime" non è stata una crisi data da eventi inattesi: le statistiche sull'andamento dei mutui di quella categoria sono abbondanti e pubbliche. E' stata una crisi generata dall'incrocio perverso fra avidità d'incompetenti e una regolamentazione del sistema bancario insieme ottusa e protezionista.

Adesso, si cerca di guadagnare tempo tramite la creazione di nuova moneta, che si spera rimanga "congelata" a supporto di attività finanziarie più o meno redditizie e non vada a scatenare spirali inflazionistiche, né vada a gonfiare un'altra bolla in un'altra parte del sistema finanziario (le commodities sono un buon candidato). Se il tempo guadagnato servisse per liberare finalmente il settore finanziario dalla protezione dello Stato, sia in termini di indebito sostegno che in quelli d'indebita ingerenza, allora potremmo davvero applaudire. Speriamo invece che le autorità monetarie non stiano semplicemente cercando di arginare i danni e continuare con un sistema dove banche protette dallo stato in cambio della libertà di fare i propri comodi ed essere salvate nel momento del bisogno, sono costrette a fare i comodi del governo.

Al lettore il compito di immaginare quali siano, purtroppo, le probabilità dei due scenari.


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Non è Atlante, purtroppo

Quanto è corretto, per un liberale, appoggiare una corporazione che sfrutta un oligopolio per imporre le proprie ragioni ad un altro?

Da simpatizzante oggettivista, è forte la tentazione di guardare all'agitazione degli autotrasportatori come ad uno "sciopero dei produttori", il rifiuto di chi crea, lavora e produce di continuare a lavorare, per non farsi più sfruttare dai propri simili. Una tentazione a cui resistere, perché, al di là delle lamentele legittime, i modi sono totalmente inaccettabili e le richieste dei trasportatori tradiscono a volte il modo di pensare di una corporazione, non di un'associazione di imprenditori in cerca di libertà.

Il punto di vista dei camionisti è stato ben descritto da Oscar Giannino, che ricorda la disparità di trattamento fra gli autotrasportatori nostrani nei confronti della concorrenza straniera: il carico fiscale asfissiante, le accise sul carburante, i controlli di "qualità", minuziosi per gli italiani, ma nulli sulle strade e quindi per i mezzi provenienti dall'estero.
Il governo ha gestito in maniera indegna l'intera vertenza, chiudendosi a riccio contro una categoria ritenuta ostile, gettando l'Italia nel caos per una questione di puntiglio, dal punto di vista dei collettivisti al potere: hanno calato le braghe di fronte a chiunque, adesso rifiutano di trattare per l'ennesima volta proprio con chi tiene il coltello sulla giugulare economica nazionale?

La richiesta di una tariffa minima e del "numero chiuso" o poco più per gli operatori del settore chiariscono la natura della protesta: gli autotrasportatori non vogliono maggiore libertà di competere, ma maggiore protezione e per questo hanno bloccato una nazione.
Si tratta di un errore , soprattutto da parte degli scioperanti: finché accettano di trattare all'interno delle regole dell'economia dirigista, dove l'obbiettivo è il piccolo aggiustamento della camicia di forza e non il suo smantellamento, nel lungo periodo saranno sempre perdenti, perché preda di un sistema che li considera come un gregge da mungere e da macellare.

Avrei potuto sopportare i disagi derivanti da una battaglia per la libertà di produrre, non certo per assistere all'ennesima richiesta di concessioni, protezioni e palliativi, per quanto questa possa essere giustificata: niente Atlante in rivolta, purtroppo, ma l'ennesimo scontro dove i razziatori si nascondono anche sia tra le file degli imprenditori che fra quelle dei governanti.


Hat tip: Jim Momo, Nicola Porro, Oscar Giannino,Radicali.it
Update: Oggettivista ne parla, da oggettivista, in maniera + chiara che qui

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lunedì, dicembre 10, 2007

Alleanza per l'Italia = Forza Adolfo!

A leggere Adolfo Urso, potremmo finalmente vedere un partito "quasi liberale" a destra:
clipped from www.repubblica.it

In questo sforzo di immaginare il partito di domani, a fare da avanguardia è la fondazione Farefuturo, che prefigura quella "apertura" verso gli esterni che Fini vorrebbe dare ad An. L'animatore del think-tank, Adolfo Urso, è entusiasta dell'operazione e ne illumina il retroterra politico: "A sinistra hanno fatto il Pd e la Cosa rossa, Berlusconi ha lanciato il Pdl e solo Fini dovrebbe restare fermo?". Nella testa del "liberal" Urso, "Alleanza per l'Italia sarà una destra capace di spiegare ai taxisti che 500 licenze in più possono essere una necessità, che può dire ai lavoratori dell'Alitalia che può essere obbligatoria una ristrutturazione anche dolorosa. Come ha fatto Sarkozy con gli insegnanti francesi".

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Purtroppo, sembrano esistere ben altre pulsioni nel ventre molle di AN. Anche se dobbiamo notare che quella di Urso è una dichiarazione, mentre di seguito Repubblica confeziona un collage di virgolettati:
clipped from www.repubblica.it
Il nome, anche quello è già stato definito, sarà appunto: "Alleanza per l'Italia".

In questo disegno c'è il rammarico di Fini per il fallimento della stagione aperta con il Patto per l'Italia, quando sembrava che una parte del mondo del lavoro e delle imprese avesse iniziato a fidarsi del centrodestra. Ma c'è anche la consapevolezza di "poter aspirare a un 35% di elettorato potenziale", come dicono i sondaggi i via della Scrofa. Su questa strada c'è un partito che vuole diventare "il garante del lavoro e della giustizia sociale", contro il liberismo di Forza Italia.

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Speriamo si tratti di una libera mala interpretazione di Repubblica: se l'idea è quella di fare l'ennesimo partito socialista a destra, Fini ha sbagliato tutto, dal punto di vista strategico come da quello tattico.
Dal punto di vista tattico, dove starebbe la differenza? Abbiamo già abbastanza socialisti in Forza Italia, altro che liberismo duro e puro - quello l'immagina soltanto la mente allucinata del propagandista a libro paga di Scalfari e De Benedetti, purtroppo
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Da quello strategico, si tratta di un errore ancora maggiore: non ci si può distinguere dalla sinistra soltanto per l'uso più generoso del manganello e della genuflessione di fronte all'altare: ci sono già l'ala teodem del PD e Sergio Cofferati a fingere di presidiare quel tipo d'elettorato.
Purtroppo, le calunnie republicones suonano verosimili, a causa della storia di AN, in cui molt dirigenti conitnuano a nutrire incoffessabili pulsioni collettiviste.
Non resta che urlare "Forza Adolfo" contro i lapsus "freudiani" del resto di AN?




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Tocque-ville giornalata

Il Quotidiano Cognato si accorge che Il popolo della Libertà ha già trovato una casa su Internet.

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Non andateci

Avrei dei dubbi a mangiare in un ristorante che si chiama "Zizzi". Anche senza dei clienti con certe abitudini, ad esempio mozzarsi il pene di fronte ai commensali... saranno stati gli antipasti o il conto?

BBC: Man cuts off penis in restaurant

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sabato, dicembre 08, 2007

Miglior commento breve sul decreto sicurezza

Sul Terrorismo: "Scusate, il cane è diverso dal gatto, arrestatemi."

giovedì, dicembre 06, 2007

Alitalia, favori e favorini

A voler essere onesti, vorrei capire quale enorme favore abbiamo fatto ai francesi. Perché, cerchiamo di essere chiari, alle condizioni poste ufficialmente dal Governo per la "privatizzazione", Alitalia non è un affare: è una pietra al collo. A meno che i francesi, al contrario dei pretendenti passati, non siano state date certezze sugli slot e il via libera ad una ristrutturazione reale. La domanda a questo punto sarebbe: perché a loro sì?

AL momento, Alitalia vale meno di zero: anche se venisse acquistata ad un euro, l'azienda perde un milione al giorno, ha una flotta da rinnovare, un'immagine a pezzi, una quota di mercato in caduta libera e stipendi e privilegi scandalosi per i dipendenti. Il proprio patrimonio più prezioso, gli slot della preziosa linea Milano-Roma, non sono di proprietà, come avviene in luoghi più civilizzati, ma in teoria affidati all'arbitrio delle autorità di regolamentazione del traffico aereo. E, forse, qui sta la chiave della disponibilità di Air France ad acquisirla.

Il Governo Prodi potrebbe aver finalmente gettato la spugna ed abbia fatto capire che non farà opposizione a drastici tagli dei costi ed accetterà di voltare la testa mentre si spezza lo strapotere dei sindacati. Potrebbe, perché se si fosse limitato a garantire gli slot, assisteremo semplicemente alla liquidazione della compagnia ed all'appropriazione dello spazio da pare di Air France - una operazione che avremmo potuto fare tranquillamente "da soli", liquidando l'azienda e definendo finalmente una struttura proprietaria chiara per gli slot aeroportuali.

Democrazia nel mondo islamico

Fiamma Nirenstein sta organizzando una conferenza internazionale sulla battaglia per la democrazia nel mondo islamico, con la partecipazione di alcuni dissidenti da paesi islamici e personalità come Sharansky e Bernmard Lewis.
Detto da un amante della libertà, se sarete a Roma il 10 ed 11 Dicembre, pensateci. Anche se non ci siete.


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Piovono downgrades

Le agenzie di rating hanno falcidiato il merito di credito di un numero record di emissioni, con mesi di ritardo rispetto all’esplosione della crisi.

In teoria, si tratta dei giudici della solidità di strumenti finanziari complessi in un’ottica di medio periodo.E’ fallimento del settore privato? No. Le agenzie di rating non operano infatti in un mercato concorrenziale; costituiscono un oligopolio sanzionato dallo Stato, che ne ha come cliente chiave un altro.

Soltanto un numero limitato di agenzie può infatti fornire rating considerati validi dai regolatori del mercato finanziario, limitando la scelta per assicurazioni, fondi pensione e banche, clienti chiave in qualità sia di emittenti che di investitori. Tali istituzioni sono di fatto a propria volta un oligopolio: soprattutto nel caso delle banche, le regolamentazione a favore “del consumatore” serve da barriera all’entrata e freno alla concorrenza ed al ricambio del management.



Hat tip: Macromonitor

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mercoledì, dicembre 05, 2007

W gli Orsetti Mohammed

su LiberaliPerIsraele gli Orsetti Mohammed 1,2,3,4,5

Now, Sue me.

Manipolazione dell'informazione

Qualche giorno fa si notava come la riapertura dei confini di Gaza da parte di Israele non avesse fermato gli atti terroristici contro i villaggi israeliani e che la notizia non fosse quasi arrivata sulla stampa occidentale,m forse perché era difficile trovare un modo per distorcere gli avvenimenti in chiave filoaraba ed antioccidentale.

La controprova arriva oggi: l'esercito israeliano ha reagito , dopo due giorni di lanci di mortai provenienti da Gaza, uccidendo tre membri di una cellula terroristica prima che ricominciassero il bombardamento.
La notizia riportata è quella del contrattacco israeliano, presentato senza alcuna motivazione né contesto; i morti sono genericamente "palestinesi", non terroristi palestinesi, senza indicazione di cosa stessero preparando o cosa fosse avvenuto nelle giornate precedenti.

Hat tip:ilsignoredeglianelli, Liberali per Israele


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martedì, dicembre 04, 2007

Sesso droga ed hedge funds

Mancava ancora qualcosa perché i nuovi padroni di Wall Street potessero sostituire i palazzinari ed i figli degli industriali nell'immaginario popolare: gli scandali. Forse qualcosa sta per cambiare, grazie ad una storia che include sesso, droga, uno spogliarellista di nome "Tiger" ed un morto in piscina.

I gestori di hedge fund ed i baroni del private equity sono probabilmente i maggiori produttori di ricchezza dell'ultima generazione, ma neppure la recente crisi dei subprime è riuscita a trasformarli in personaggi da prima pagina. Troppo ossessionati dalla propria privacy, senza contatti immediati con la vita quotidiana del cittadino medio.
Nessun hedge fund si fa pubblicità, le aziende comprate dai private equity mantengono identità e marchi tradizionali: un qualsiasi Trump o Hilton sono molto più appetibili per il mercato dei media.

Sino a Seth Tobias: 44 anni, apparizioni regolari alla TV via cavo CNBC, hedge fund di discreto ma non enorme successo; a Settembre è stato ritrovato morto nella sua piscina. Sul fondo, gli occhiali da vista ed un bicchiere. uno sfortunato incidente domestico? Forse, ma adesso la polizia sta decidendo se riaprire il caso: un "assistente" del morto accusa la moglie di averlo ucciso, trascinandolo in piscina drogato ed ubriaco, con la prospettiva di un festino a tre insieme ad uno spogliarellista, di nome "Tiger", molto apprezzato da Tobias durante le capatine della coppia ad un gayclub.

Fra contestazioni feroci sul testamento ed indagini della polizia e dei giornali, i retroscena che stanno emergendo sono tutto, salvo che edificanti. Perfetti, insomma, per i media.
Chi ha detto che la finanza dev'essere per forza noiosa?

Fonte: DealBook


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