L'ondata di nazionalizzazioni annunciata in queste ore non serve per il momento a placare i mercati, ma sta invece devastando anche alcuini emittenti governativi per il fondato timore di aumento dell'indebitamento per finanziare i salvataggi : il Libor dolalro è shcizzato al 2.73%, i titoli belgi spagnoli ed italiani stanno venendo massacrati, relativamente al "sicuro" Bund tedesco.
Il mercato del credito continua ad essere sotto pressione, con gli spread in allargamento, mantre la società responsabile dell'indice sul credito americano, il CDS, ha annunciato il posticipo del lancio della nuova serie, che dovrebbe avvenire ogni sei mesi.
lunedì, settembre 29, 2008
Mercati, il termometro della paura continua a salire
29 Settembre,. nationalization day.
29 Settembre, Giorno della Nazionalizzazione?
Ridiamo per non piangere alla stupidità dei governi ed all'abilità di certi banchieri nel farsi salvare le chiappe, spaventando - o remunerando - i sopradetti governi.
Fra dieci anni, saremo qui a levccarci le ferite ed a stupirci di quanto corrotte ed inefficienti siano divenute certe economie. Di nuovo.
Per ridere, c'è il video qui sotto. Per pensare, leggete su Macromonitor
Posted by J.C. Falkenberg at 12:18 PM |
domenica, settembre 28, 2008
Their plan looks better
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Posted by J.C. Falkenberg at 2:30 PM |
Bailout americano, mito collettivista e realtà oggettiva
Come previsto , l'accordo sull'acquisto governativo di bond strutturati per 700 miliardi è quasi giunto in porto. Il pacchetto non era strettamente necessario in primo luogo, se non ci si fosse lasciati prendere dal panico e si fosse stati realisti riguardo alla drastica correzione necessaria per riportare l'economia occidentale su di una traiettoria realistica e sostenibile.
Volendo proprio continuare a manipolare la situazione, esistevano probabilmente alternative meno peggiori; così com'è costruito , il piano appare un gran favore ad alcuni, mentre aiuta soltanto in maniera indiretta l'economia reale - uno degli obbiettivi ufficialmente dichiarati dai neosocialisti americani, che tanto vogliono essere populisti e popolari.
Invece di spendere 700 miliardi per togliere scorie tossiche dai bilanci bancari, ci si dovrebbe concentrare su segnali preoccupanti quali il calo del credito in termini assoluti del credito bancario: qualcosa di mai avvneuto prima, un fattore che non sarebbe devastante in uuna economialibera, ma che appare preoccupante in una come l'attuale, drogata dall'intervento statale: in questo contesto, la Fed svolge il suo lavoro, quando pompa liquidità nel sistema; dovrebbe farlo ancora di più in questi momenti ed evitare invece di farlo in tempi normali, lasciando che chi ha effettuato investimenti sbagliati ne paghi le conseguenze.
Barron's ha un bel dire che il contribuente americano ne verrà fuori guadagnandoci; un nuovo ed ampio studio del Fondo Monetario Internazionale dimostra come i salvataggi bancari siano di norma costosi per le pubbliche tasche. Se non lo fossero, d'altronde, ci si dovrebbe chiedere perché non siano i privati a fornire capitale, come infatti è avvenuto per numerose banche.
Lasciateli affondare, ripeto. I migliori si salveranno e gli altri finiranno liquidati, rendendo l'economia più efficiente ed eliminando gli eccessi degli ultimi anni; finchè i depositi sono assicurati ed esistono chiare e rigorose procedure di commissariamento e liquidazione, non esiste il rischio di ripetere gli errori che dettero origine alla Grande Depressione.
Tramite salvataggi e misure straordinarie, da un lato si istiga il panico, dall'altro si lanacia il chiaro messaggio che il governo aiuterà gli amici in ogni caso, quindi - nel lungo periodo - perchè preoccuparsi di investire, risparmiare e migliorare?
Rischiamo di ripetere gli errori giapponesi, con banche che si trascinano per anni inuno stato semicomatoso , mentre nessuno vuole ammettere la realtà; stiamo già cominciando a ripetere gli errori italiani delgi anni sessanta e settanta, con le nazionalizzazioni selettive e la trasformazione del boom in una grande sbronza collettivista, seguita da una crisi profonda, non soltanto economica.
Fonti + hat tip: Calculated Risk, WSJ, Naked Capitalism
Posted by J.C. Falkenberg at 2:28 PM |
Labels: Bailout , Credit crunch , Crisi , USA
sabato, settembre 27, 2008
fora di bal
Queste le parole del senatore democratico Harry Reid, impegnato nei negoziati per il piano di bailout. I due candidati sono i due senatori in corsa per la Presidenza: Obama e McCain.
Sante parole, un segno della vitalita' delle istituzioni americane, ma anche dei dubbi sulle competenze economiche candidati?
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Posted by Unknown at 11:31 AM |
Medico, cura te stesso: private equity funds e Washington Mutual
Dedicato a chi crede che hedge fund e banchieri facciano soldi senza rischi: il fallimento di Washington Mutual non ha soltanto spazzato via decine di miliardi di dollari, ma anche una fetta del patrimonio di David Bonderman e del colosso di private equity TPG.
Si tratta della dimostrazione che i fondi di private equity hanno bisogno di una forte dose della loro stessa medicina.
Il fondo TPG aveva investito la rispettabile somma di 1.85 miliardi di dollari soltanto 5 mesi fa.
Non si tratta, ovviamente, della prima volta in cui un fondo di private equity deve accettare pesanti perdite: i guadagni stellari per cui sono spesso duramente criticati vengono percepiti anche grazie a rischi ingenti.
Le società di gestione di fondi di private equity non sono "locuste", come li definì a suo tempo uno sciagurato politicante tedesco, ma investitori con elevato appetito per il rischio e, almeno di norma, pronti a sostenere un team con le necessarie competenze manageriali per ristrutturare aziende sottovalutate. SI tratta di investitori che pagano con i propri soldi gli errori che fanno, al contrario di certi politicanti portati al "salvataggio" con le chiappe ed il portafoglio altrui.
Il caso TPG evidenzia tuttavia uno dei problemi derivanti dall'evoluzione di alcuni fondi di private equity: Al di la' della normale incertezza nelle valutazioni di un investimento, quando il fondo di private equity controlla totalmente l'azienda, questi rischi possono essere gestiti in prima persona ed in maniera diretta. Quando , come nel caso di TPG e di Washington Mutual, si limita a divenire un investitore seppure rilevante, la formula funziona meno bene - e le conseguenze possono essere catastrofiche. Un lezione importante ed un paradosso: il successo dei fondi di private equity e' dovuto alla capacita' di ristrutturare aziende, focalizzandole sui punti di eccellenza. Adesso sono i colossi del settore ad avere perso concentrazione, gettandosi nell'investimento "passivo" ed in attività più consone ad altri intermediari finanziari per investire la valanga di denaro attirata dalle ottime performance del passato.
Che sia ora di una ristrutturazione delle societa' di gestione di fondi di private equity - da parte degli stessi team inviarti a ripulire le aziende controllate?
Fonte:Business - WSJ.com
Posted by Unknown at 11:13 AM |
Labels: Private Equity , Private_Equity , TPG , WaMu
Salvataggi fallimentari
un crosspost su Crisi usa e risparmiatori: l'eroico piano di salvataggio da una "truffa"...tutta loro
Le massime autorità economiche USA hanno svelato l’ennesimo piano per “salvare” il mercato da se stesso e passano adesso da eroi. Eppure, potrebbero essere gli eroi di una tragedia di cui sono stati gli sceneggiatori, una truffa di cui sono insieme vittime ed ideatori.

Gli avvenimenti della scorsa settimana sono stati raccontati in maniera quasi unanime da parte della stampa, soprattutto italiana: la banca d’affari Lehman Brothers è fallita, il colosso delle assicurazioni AIG rischiava di fare altrettanto. Il governo americano ha quindi indossato l’armatura da cavaliere errante e si è gettato al salvataggio, come aveva già fatto per Fannie Mae e Freddie Mac. Non contenti, la Federal Reserve, il Tesoro ed i leader del Congresso si sono riuniti per risolvere definitivamente la crisi attraverso una serie di misure di portata storica. La manovra ha innescato una serrata caccia al responsabile della crisi. C’è chi accusa la deregulation reganiana; altrove si punta il dito verso il supporto governativo fornito negli anni passati ai due Moloch parastatali attivi nel mercato dei mutui, verso le pratiche lassiste sul fronte della politica monetaria, verso la cieca fiducia nella superiore intelligenza delle Authority e quindi nelle banche e nelle agenzie di rating vigilate; fiducia ben poco fondata, visto che i maggiori danni al sistema sono venuti proprio dalle entità tanto ben regolamentate e vigilate. Questo dibattito, tuttavia, riguarda la diagnosi della crisi. Sulla sua cura, a base di denaro del contribuente, sembra esistere un rassegnato consenso: ben pochi hanno applaudito all’operazione come ad un successo, ma anche fra i non-collettivisti molti hanno accettato la soluzione quale il male minore, inevitabile dato il punto a cui è arrivata la crisi finanziaria.
C’ERANO ALTERNATIVE? - E’ andata davvero così? Eravamo davvero alla frutta, allo sfascio completo? No, non lo eravamo. Per sostenere l’inevitabilità dell’intervento è necessario ritenere inconfutabili almeno due ipotesi: che non esistevano alternative private al salvataggio di AIG (e di altre istituzioni finanziarie) da parte del Governo e che il settore bancario non potesse sopravvivere e riprendersi in autonomia, perché le perdite inflitte sono troppo grandi in relazione a capitale e redditività dei grandi istituti. Entrambe le ipotesi possono essere confutate. Non è corretto affermare che AIG non poteva essere salvata dai privati. Almeno due acquirenti si erano fatti avanti o erano pronti a farlo, anche senza denaro pubblico. Uno era J.C. Flowers, leggendario gestore di un fondo di private equity specializzato in acquisizioni bancarie. L’altro era Maurice R. Greenberg, amministratore delegato della società per decenni e suo fondatore. In aggiunta, i fondi di private equity KKR e TPG erano pronti ad investire, se i regolatori avessero concesso alcune garanzie.
IL BLUFF DI AIG - Giova qui ricordare che AIG è una multinazionale, con una raccolta premi di 110 miliardi di dollari all’anno; gli 85 miliardi di dollari di cui aveva bisogno erano meno della metà fino a lunedì e corrispondono ad alcuni punti percentuali del patrimonio totale di AIG, misurato in circa mille miliardi di dollari. La situazione era quindi critica, ma gestibile ed è precipitata a causa della decisione di rifiutare l’offerta di J.C.Flowers, perché avrebbe dato all’acquirente-creditore l’opzione di comprare l’intera società per circa 8 miliardi di dollari in determinate condizioni. Il management di AIG ha scommesso che il governo federale si sarebbe lasciato convincere a fornire credito a condizioni migliori, pur di salvare un “campione nazionale” in temporanea difficoltà. La buona notizia è che sono stati salvati, che il governo non ha del tutto svelato il loro bluff. La cattiva - per AIG - è che i termini richiesti dal Governo sono paragonabili a quelli di J.C.Flowers: Hank Paulson è un ex banchiere d’affari e questa volta non si è lasciato fregare - del tutto. Quello che rimane e che viene ben poco scritto e raccontato è che AIG si sarebbe salvata senza bisogno del governo; vi ha fatto ricorso perché la dirigenza pensava che i politici avrebbero fornito fondi a buon mercato.

UNA STORIA COMUNE - La vicenda AIG è interessante anche per un altro motivo: è la storia di gran parte di questo mercato. Anche astraendo dall’affaire AIG, è inutile negare la serietà della crisi che la scorsa settimana ha colpito Wall Street: Lehman Brothers fallita, Merrill Lynch vendutasi a Banc of America; persino un colosso come Morgan Stanley e Goldman Sachs, la banca prima della classe per redditività e capacità di navigare i mercati, cominciavano ad essere messe seriamente sotto pressione. Anche il prezzo dell’assicurazione contro il default dell’icona americana per eccellenza, General Electric, stava salendo precipitosamente. Questo significa che l’intervento statale era di nuovo inevitabile? No. Non lo era, neppure dopo la lunga serie di errori statali che hanno trasformato un normale ciclo di mercato in una crisi. Da un lato, esistono indicatori che puntavano alla possibilità di soluzioni di mercato. La crisi di Morgan Stanley è iniziata e si è sviluppata con la netta sensazione che il risultato sarebbe stata una incorporazione in una banca commerciale e non con un fallimento; il nervosismo su Goldman Sachs è stato notevole, ma neppure lontanamente paragonabile a quello su Lehman Brothers.
LA SOLUZIONE DI MERCATO - Giova ricordare che il settore finanziario viene da un decennio di vacche grasse all’estremo: si calcola che negli ultimi 10 anni i profitti realizzati dal settore finanziario siano stati di 1200 miliardi di dollari superiori al saggio normale di redditività. Al momento, l’intero sistema bancario occidentale ha svalutato i propri portafogli di circa 550 miliardi; la conseguenza è che, al momento, questa crisi per quanto grave non sarebbe ancora arrivata ad intaccare la redditività “di base” del sistema bancario: la crisi, per molte banche, significa semplicemente il ritorno ad una relativamente prospera normalità dopo anni di veri e proprio boom. Non fraintendetemi: una soluzione “di mercato” sarebbe dolorosa, con perdite forse più pesanti di quelle che abbiamo sperimentato sinora, ma avrebbe il pregio di correggere le storture del sistema attuale. La situazione è molto seria, ma esistono in teoria le risorse e le opportunità per risolvere il problema senza ricorrere alla mangiatoia di stato: numerose banche sono riuscite a completare piani di ricapitalizzazione, parecchie hanno trovato nuovi investitori e si sono riorganizzate, mentre un consorzio di dodici banche primarie si stava attrezzando per costituire un fondo di stabilizzazione da circa 70 miliardi di dollari. Persino il fallimento di Lehman Brothers ha prodotto numerose onde d’urto, ma il sistema ha continuato a funzionare, anche nei suoi segmenti più recenti e meno avvezzi ad eventi del genere, come il mercato dei derivati di credito.
LE RESPONSABILITA’ POLITICHE - Ma perché spendere decine di miliardi di dollari per operazioni di mutuo soccorso; perché doversi presentare con il cappello in mano di fronte ad azionisti ormai abituati soltanto a ricevere lauti dividendi; perché accettare l’onta di essere acquisiti per due lire da qualcuno più prudente ed accorto, quando c’è Pantalone pronto a pagare per tutti, se lo si spaventa abbastanza? Questo sembra essere il vero nocciolo del problema. Questo è probabilmente quello che è accaduto. L’intervento statale, soprattutto in questa forma, non è stato il risultato di una necessità draconiana, ma di un clamoroso autogol da parte di politici e burocrati, l’ultima spiaggia di un errore lungo un decennio: l’ipotesi che il mercato debba sempre salire, che le aziende non falliscano e che i sistemi finanziari, come le economie reali, non siano soggetti a periodi di crisi; l’illusione, insomma, di potere e dovere eliminare la volatilità ed il rischio tramite regolamentazione e vigilanza. Quello che accade, ovviamente, è che si ingessa un sistema, lo si rende rigido e fragile, privo dello scetticismo necessario a mantenere realistiche le aspettative ed acuti i sensi degli unici veri efficaci controllori del management: gli azionisti. Per anni si e’ parlato della Fed put: del fatto che la banca centrale ed il Governo americano sarebbero stati pronti ad intervenire in caso di un brusco ribasso del mercato azionario, un compito decisamente al di fuori del tradizionale mandato dell’autorità monetaria. L’attuale governatore della Fed, Ben Bernanke, si è sentito in dovere di ribadire il concetto, anche con i fatti, in passato. Forse non si son resi conto che stavano scrivendo una vera e propria cambiale in bianco, una polizza di assicurazione che è finita incorporata nei valori di Borsa e che ha sostituito per un certo tempo le prospettive di crescita economica che stavano seguendo il momento declinante del ciclo economico.
EFFETTI INDESIDERATI - Il risultato non si è fatto attendere: il mercato è stato stabilizzato per qualche tempo dall’ingessatura parastatale, ma questo ha soltanto garantito che i problemi si accumulassero in altre parti del sistema, meno severamente controllate. I continui interventi hanno ritardato una correzione già nei numeri da fine 2005, arrivata invece adesso tutta insieme, mentre in assenza di interferenze avremmo forse avuto un boom meno prolungato ed una caduta meno precipitosa. Il risultato è che invece della tanto agognata stabilizzazione si è ottenuto l’opposto: un boom troppo lungo, seguito da un calo apparentemente improvviso, quando la diga si è rotta e molti partecipanti al mercato hanno adottato la tattica del “tanto peggio tanto meglio”: vendere, perché dopo il crollo si sarebbe potuto ricomprare a prezzi più bassi e ci sarebbe stato un intervento della Fed per mettere un cerotto ai danni.

PROMESSE DA MANTENERE - Forse si tratterà di un caso, ma durante il momento più acuto di panico della settimana nera il maggior venditore di rischio sul mercato dei derivati di credito era una delle maggiori banche d’investimento; la stessa che, alla vigilia del nuovo piano di salvataggio, ricomprava pesantemente. Esiste almeno il fondato sospetto che l’intervento sia stato precipitato proprio dall’impegno dei politici a farlo: è divenuto conveniente, per i maggiori attori di mercato, perdere la calma e farsi prendere dal panico, inducendo così una reazione inevitabile, dato che il Governo si era già di fatto impegnato politicamente a salvarli e che quindi fosse conveniente giocare sul filo del rasoio, per scaricare le proprie perdite sulle spalle dei contribuenti. L’alternativa, pagare per i propri errori, sarebbe stata possibile, ma molto meno apprezzabile che accusare la sfortuna e incassare gli assegni dello Zio Sam. Una delle migliori regole per gestire il rischio, in finanza, e’ molto semplice: non fare promesse che non puoi mantenere o rinnegare senza rimetterci le penne. Sembra proprio che gli esperti, i banchieri centrali ed i funzionari del Tesoro che pensavano di poter manipolare il mercato in modo che ignorasse i fondamentali, senza capire che qualcuno avrebbe, prima o poi, provato a far mantenere loro quella promessa.
LA SOLUZIONE PEGGIORE - Ed ora? La reazione adottata dalle autorità pubbliche americane è degna del peggior veterosocialismo o dell’Iri del fascista-socialista Beneduce e del corporativo-cattolico Fanfani. Hanno garantito il valore dei fondi di mercato monetario, hanno vietato la vendita allo scoperto di un vasto numero di azioni e, soprattutto, hanno ideato un piano per eliminare il problema dei cosiddetti “attivi tossici”, colpevoli di valere molto meno di quanto le banche abbiano speso per acquistarli. La soluzione è tipicamente politica: far sborsare somme ingenti al contribuente per acquistare tali attività e nasconderle, pardon custodirle in un luogo sicuro, al riparo da seccature quali l’obbligo di dichiararne il valore di realizzo. Nel frattempo, Goldman Sachs e Morgan Stanley si preparano a darsi alla tradizionale attività bancaria di raccolta di depositi: le vecchiette sono avvisate, in cambio del guinzaglio corto anche le banche d’affari potranno approfittare, pardon, servire i depositanti. Non facciamoci ingannare dal sollievo per l’intervento statale: il governo e la Fed, più che una soluzione, sono stati parte del problema sin dall’inizio. Chi rompe paga, ed i cocci sono suoi. Peccato che a pagare, per queste centinaia di miliardi di cocci, saranno i contribuenti.
Posted by Unknown at 10:32 AM |
Labels: AIG , Banche , Goldman Sachs , Lehman , Mercati , Morgan Stanley
venerdì, settembre 26, 2008
McDonald meglio di Uncle Sam?
Ebbene sì . Secondo il mercato dei CDS, assicurarsi contro il fallimento di MacDonald costa poco meno che contro il fallimento del governo USA: circa 1000 dollari per milione di dollari assicurato.
Il confronto è ovviamente fuorviante: fra le altre cose, il premio per MCD è in dollari,che in caso di ripudio del debito da parte del governo federale varrebbero poco o niente per l'investitore estero, mentre il premio per gli USA viene corrisposto in dollari.
RImangono in evidenza comunque due cose: la prima è quanto i mercati al momento siano nervosi; la seconda, quanto in basso stia scendendo il Governo americano, nella sua ricorsa al collettivismo. Siamo onesti: McDonald al momento sembra davvero gestita in maniera più del bilancio federale americano.
mercoledì, settembre 24, 2008
Controllare prima...
Joe Biden, il candidato democratico alla vicepresidenza, non sembra avere ben chiari alcuni particooalri di storia...
"When the stock market crashed, Franklin Roosevelt got on the television and didn't just talk about the princes of greed," Biden told Katie Couric.
The stock marked crashed in 1929 - three years before FDR got elected. And TVs were experimental.
God Bless Warren
Il guru degli invesitmenti Warren Buffett ha iniettato 5 miliardi di dollari in Goldman Sachs, spingendole quotaizooni della nuova banca universale al rialzo. L'acquisto è sicuramente un voto di fiducia importante, insieme alla possibilità per GS di agire anche da banca commerciale. Non credo sia la testimonianza di un voto di fiducia nel settore finanziario in generale: ci sono ancora fallimenti da vedere, sperando che il governo USA non ricominci a scegliere chi deve sopravvivere e chi no, o peggio ancora, non cominci a distribuire sussidi a pioggia.
Posted by J.C. Falkenberg at 7:57 AM |
Labels: Banche , Goldman Sachs
martedì, settembre 23, 2008
Autolesionismo mediatico
Ha ragione Luigi de marchi: la gesitone mediatica di Alitali e delle recenti vicende sugli immigrati non fa onore al centrodestra. Quando ci si metterà in testa che vincece le eleztioni è condizione sufficente, non necessaria, per il lavoro al governo?
L'assalto alla diligenza è iniziato
Gli USA stanno imparando una lezione che noi europei abbimao appreso decenni fa, anche se la dimentichiamo ad ogni momento: quando si comiuncia a spendere denaro del contribuente per sostenere alcune industrie, non si finisce più.
Avevamo già scritto che i fabbricanti di automobili stavano chiedendo decine di miliardi di dollari al governo: se aziende con dei compratori, come AIG, ricevono denaro, perchè non GM,Ford e Chrysler?
Grazie all'ultimo maxipiano per il sostegno al mercato dei mutui, sembra che potrebbero ottenere circa 25 miliardi di dollari. Si tratta di un vero e proprio assalto alla diligenza, del genere a cui si assiste in Italia ogni volta che deve passar eun provvedimento di spesa: ogni parlamentare prova ad inserirvi l'azienda favorita.
Benvenuti nel nuovo mondo socialista. Ayn Rand si sta rivoltando nella tomba.
Source: DetNews
lunedì, settembre 22, 2008
Abbiamo bruciato "solo" la metà
"Shorn of all its complexity, the finance industry is caught between two brutally simple forces. It needs capital, because assets like houses and promises to pay debts are worth less than most people thought. Even if some gain from falling asset prices, lenders and insurers have to book losses, which leaves them needing money. Finance also needs to shrink. The credit boom not only inflated asset prices, it also inflated finance itself. The financial-services industry’s share of total American corporate profits rose from 10% in the early 1980s to 40% at its peak last year. By one calculation, profits in the past decade amounted to $1.2 trillion more than you would have expected." The Economist
LA buona notizia è che le svalutazioni, sinora, sono state di circa 550 miliardi. Abbimao ancora un discreto cuscinetto, nonstante i dividendi?
Banche, rientrare nei ranghi
Le banche italiane hanno fatto scuola: sfruttare i risparmi delle vecchiette rischia di essere la nuova frontiera della finanza anche in America.
Goldman Sachs e Morgan Stanley hanno ottenuto lo status di Bank holding Companies, ossia di banche commerciali autorizzate a ricevere depositi a vista dal pubblico (i nostri conti correnti, insomma). Morgan Stanley ha apprezzato parecchio il cambio di status, che le permetterà d'impiegare la propria rete di promotori finanziari per raccogliere liquidità a tassi favorevoli dai singoli ripsarmiatori (un po' come Mediolanum in Italia) ; Goldman è quasi una sorpresa: priva com'e' di qualsiasi rete distributiva, dovrà comprare una banca commerciale per sfruttare la possibilità concessale. Si mormora tuttavia che "concessa " significhi, almeno per Goldman, "imposto dalla Fed"; una offerta che non si puo' rifiutare, insomma.
In cambio della possibilità di raccogliere depositi a vista, infatti, le autorità di reoglamentazione applicano reogle molto più stringenti e si arrogano poteri di ispezione molto più incisivi che per le banche d'affari.
Il guinzaglio, insomma, per Wall Street torna ad essere molto corto. Servirà ad evitare ulteriori crisi? Forse nel breve periodo. Nel medio e lungo, dubitiamo che servirà a molto: , se il carburante della bolla è stata la liquidità fornita dalla Fed e sfruttata da banche ed intermediari pienamente regolamentati e sorvegliati, che hannno a loro volta finanziato in maniera eccessiva quelli non regolamentati. Il guinzaglio corto non è servito la prima volta, insomma, dubitiamo che servirà la seconda.
L'esperienza italiana (ed in generale europea) dovrebbe proprio insegnarci ad essere scettici riguardo alla bontà e onniscenza del regolatore. Basta guardare verso casa per comprendere che una maggior intrusione delle burocrazie regolatrici nel mercato bancario finirà soprattutto per rafforzare un oligopolio collusivo, cementato adesso dalla maggiore omogeneità delle strutture organizzative delle varie banche e dalla comune fonte di guadagni: non più l'innovazione, ma la capacità di spingere tramite filiale qualsiasi prodotto abbastanza complesso da essere acquistato sulla fiducia da consumatori che poco ne sanno. Non è un caso, infatti, che la raccolta tramite filiale sia normalmente meno costosa di quella all'ingrosso, anche considerando i costi fissi del personale e delle filiali: la differenza sta spesso nei tassi con cui si remunerano i risparmiatori, spesso molto, molto inferiori a quelli di mercato.
Posted by J.C. Falkenberg at 10:08 AM |
Labels: Banche , Goldman Sachs , Morgan Stanley
domenica, settembre 21, 2008
Avanti così
Grazie a due abitanti di Tocqueville, una copertura originale delle presidenziali americane.
In bocca al lupo a Simone e Cristiano
Posted by J.C. Falkenberg at 1:14 PM |
Squadrismo "antifascista" in Germania
In Germania, un sindaco permette ad una frangia estremista di impedire manifestazione pacifiche, chiede che i cittadini mostrino la propria "intolleranza" e manda la polizia a dar manforte ai picchiatori - che, ovviamente, cercano di bastonare anche la polizia.
Un ritorno al Nazismo? Non proprio: gli antifascisti, pro-islamici e amici della tolleranza erano fra i picchiatori.
Ha ragione Enzo: quanto si e' visto ieri a Colonia e' inquietante.
Era prevista una manifestazione organizzata dal gruppo conservatore Pro Cologne, che si oppone alla costruzione della maggiore moschea d'Europa. 5000 teppisti di estrema sinistra, autoproclamatisi antifascisti, hanno presidiato l'entrata ad Heumarkt e pestato chi provava a raggiungere il luogo della manifestazione. Di un episodio analogo sono stati vittima anche alcuni italiani.
La polizia di Colonia, invece di proteggere chi voleva assistere al comizio autorizzato, ha dato manforte ai picchiatori: con la scusa di non essere in grado di garantire l'ordine, ha "sospeso" la manifestazione originale e si e' schierata a sua volta per impedire l'ingresso ai partecipanti al comizio, arrivando a proibire l'ingresso alla piazza ad alcuni dei politici iscritti a parlare.
Soltanto 50 persone hanno potuto esercitare il proprio diritto di riunirsi in pubblico - e si sono dovuti sorbire un discorso, in italiano, di Mario Borghezio. Nel frattempo, la polizia e' stata costretta a caricare gli "antifascisti", che si ernao dati ai consueti atti di vandalismo e violenze.
La polizia, d'altronde, si e' semplicemente allineata ai voleri del suo datore di lavoro: il sindaco di Colonia, che ha plaudito al pestaggio. L'idea d'altronde era stata sua:Fritz Schramma aveva invitato i cittadini a dimostrare la "propria intolleranza" per il partito ed il progetto, contro cui il suo stesso partito aveva votato.
Ora, immaginatevi i titoli dei giornali italiani, se le parti fossero state rovesciate. Immaginatevi le urla e gli strepiti. Invec,e il silenzio cala su questi avvenimenti, in una splendida replica del silenzio calato su ogni morto, ogni storpio, ogni orfano che non fosse utile alla causa della rivoluzione proletaria - possibilmente con l'erre moscia.
Ma d'altronde, viviamo in un paese il cui ultimo mezzo secolo e' ben descritto con le parole di Jinzo riguardo alla nostra Costituzione.
Update: il Corriere non puo' evitare di parlare degli scontri, ma ovviamente e' tutta colpa dei cattivi destrorsi. Nessuna citazione del fatto che le "tensioni" significhino "pestaggi ai danni di un singolo"
Hat tip:1972
Costituzione Sociale
Sottoscrivo in pieno il post di Snow Crash sulla nostra Costituzione, ben poco d'aiuto nella difesa della liberta' del cittadino ed utilissima per spolparlo a dovere. Con una differenza: lui sostiene che non serve essere reduci di Salo' per volerla modificare. Io invece mi chiedo perche' un reduce della RSI dovrebbe volerla modificare: Togliatti e Fanfani hanno fatto a gara nell'introdurre gli stessi principi corporativi ed autoritari che tanto piacevano all'ultimo Duce ed ai suoi ultimi accoliti. Le liberta' "borghesi, al contrario, vi sono a malapena descritte, poche parole messe in posizione rapidamente eliminabile appena arrivati al potere.
Basta cambiare il colore della copertina e ci siamo quasi.
Da leggere: Dieci piani di morbidezza � Snow Crash
Posted by Unknown at 10:36 AM |
Labels: Collettivismo , Comunisti , Costituzione , Fascismo
venerdì, settembre 19, 2008
Due risate con la crisi
Il fallimento di Lehman e la moralità di certe banche in un video umoristico.
HT: Brett, Grapheine, Classic TV
Commenti neoliberisti
La fine del capitalismo? No direi. La fine dell'ennesimo tentativo di economia mista tipica del socialismo-light tanto in voga di questi tempi , a destra quanto a sinistra.
Al Corriere, finalmente qualcuno si sveglia e permette a Piero Ostellino di immettere un po' di razionalità nel dibattito, o meglio, nel tentativo di llinciaggio ai danni dei non-statalisti
Su Giornalettismo, l'ottimo 29Settembre - come il sottoscritto, qualche giorno fa, fa notare quanto siano i regolatori, gli statalisti e i commentatori neosocialisti ad aver spesso nutrito la bollla che adesso cercano di addossare altrove.
Oggettivista, da par suo.
Di Phastidio e Jinzo condivido l'opinione su Alitalia.
Posted by J.C. Falkenberg at 1:01 PM |
Labels: Economia , Liberalismo , Liberalizzazioni , liberismo , Media , Propaganda
giovedì, settembre 18, 2008
New York come il Giappone: tassi d'interesse negativi
Ieri lo Zio Sam è stato pagato per ricevere denaro in prestito. Non è una buona notizia.
Ieri sera i titoli di stato americani a brevissimo termine sono stati scambiati ad un tasso nominale negativo: il panico è tale che gli acquirenti sono letteralmente disposti a pagare , invece che esssere pagati, per prestare denaro al dif uori del sistema bancario.
Persino in Gaippone questo È accaduto soltanto in alcune rar eoccasioni
Peccato che il Tesoro americano si stia comportando , di fatto, come il garante per l'intero sistema. Il rifugio sicuro potrebbe non essere tanto sicuro.
Posted by J.C. Falkenberg at 9:35 AM |
Labels: Bond , Credit crunch , Crisi , USA
lunedì, settembre 15, 2008
Lehman - poteva mancare il pollo italiano?
No, evidentemente. Infatti, il Tesoro sta per avere problemi : pare che Lehman fosse una delle controparti più importanti per il tesoro nella negoziazione di derivati. Nulla di losco, si tratta di normale attività di routine per la gestione delle liquidità e per il rischio di cambio, soprattutto per un governo come quello italiano, sempre impegnatissimo a gestire un debito pubblico colossale. L'imbarazzo, tuttavia, rimane.
Non parliamo neppure della marea di obbligazioni targate Lehman e finite in pancia a banche, asset manager, fondi pensione. O di tutto il debito Lehman usato come garanzia per una valanga di obbligazioni strutturate vendute tramite le reti bancarie.
AIG - in caduta libera. Peggio di Lehman?
-47% . Non male per una delle prime assicurazioni mondiali, con una raccolta premi di circa 100 miliardi ed una capitalizzazione di circa 30 a venerdì. Mi preoccuperei di loro ben più che di Lehman Brothers. Nel caso di Lehamn, abbiamo seri problemi tecnici, risolvibili con cooperaizone fra i market makers.
Nel caso di AIG, il buco sarebbe gigantesco, vista la sua rilevanza come fornitore di servizi assicurativi a livello mondiale da un lato e dall'altro come investitore, ossia cliente primario per molte delle maggiori banche e società di asset management a livello mondiale.
Anche nel mercato del credito vero e proprio , il danno potenziale sembra enorme: AIG è il primo venditore di CDS, vende insomma anche protezione assicurativa alle banche contro il fallimento dei propri debitori. Secondo alcune ricerche, il danno sarebbe maggiore di quello del fallimento sia di Lehman che di Merrill Lynch.
McCain in testa anche secondo Intrade
Anche secondo Intrade, McCain ha superato Obama. La gara è ancora lunga, ma la rincorsa si è trasformata per la prima volta in un lieve vantaggio (52 a 48) per il il candidato repubblicano, che guadagna la palma di favorito anche per il prediction market più attivo negli USA.
Secondo lo Iowa Electronic Market, invece, il candidato democratico sarebbe ancora in vantaggio;al momento lo IEM è più piccolo, la scommessa è lievemente differente ed è anche possibile scommettere su chi vincerà il voto popolare.
Qui sotto, la rappresentazione in tempo reale delle quotazioni su Intrade per McCain ed Obama. Qui, invece, i dati storici e di mercato e l'interfaccia per operare direttamente, sempre su Intrade. Qui invece lo storico per lo IEM.
Per gli ultimi sondaggi, notizie, analisi stato per Stato, il Sindaco rimane insuperabile.
Posted by J.C. Falkenberg at 9:43 AM |
Labels: McCain , Obama , Presidenziali2008
Eccolo - comunicazione al mercato di Lehman
Di seguito il testo del comunicato di Lehman Brothers al London Stock Exchange
Wire: RNS Newswire (RNS) Date: 2008-09-15 06:50:53 Lehman Bros.Hldgs 36JW Statement re Bankruptcy
Lehman Bros.Hldgs 36JW Statement re Bankruptcy
RNS Number : 4038D Lehman Brothers Holdings Inc 15 September 2008
For Immediate Release
Investor Contact: Shaun Butler 1-212-526-8381
LEHMAN BROTHERS HOLDINGS INC. ANNOUNCES IT INTENDS TO
FILE CHAPTER 11 BANKRUPTCY PETITION;
NO OTHER LEHMAN BROTHERS' U.S. SUBSIDIARIES OR
AFFILIATES, INCLUDING ITS BROKER DEALER AND INVESTMENT
MANAGEMENT SUBSIDIARIES, ARE INCLUDED IN THE FILING
NEW YORK, September 15, 2008 - Lehman Brothers Holdings Inc. ("LBHI") announced today that it intends to file a petition under Chapter 11 of the U.S. Bankruptcy Code with the United States Bankruptcy Court for the Southern District of New York. None of the broker-dealer subsidiaries or other subsidiaries of LBHI will be included in the Chapter 11 filing and all of the broker-dealers will continue to operate. Customers of Lehman Brothers, including customers of its wholly owned subsidiary, Neuberger Berman Holdings, LLC, may continue to trade or take other actions with respect to their accounts.
The Board of Directors of LBHI authorized the filing of the Chapter 11 petition in order to protect its assets and maximize value. In conjunction with the filing, LBHI intends to file a variety of first day motions that will allow it to continue to manage operations in the ordinary course. Those motions include requests to make wage and salary payments and continue other benefits to its employees.
LEHMAN BROTHERS HOLDINGS INC. ANNOUNCES IT INTENDS TO FILE CHAPTER 11 BANKRUPTCY PETITION
LBHI is exploring the sale of its broker-dealer operations and, as previously announced, is in advanced discussions with a number of potential purchasers to sell its Investment Management Division ("IMD"). LBHI intends to pursue those discussions as well as a number of other strategic alternatives.
Neuberger Berman, LLC and Lehman Brothers Asset Management will continue to conduct business as usual and will not be subject to the bankruptcy case of its parent, and its portfolio management, research and operating functions remain intact. In addition, fully paid securities of customers of Neuberger Berman are segregated from the assets of Lehman Brothers and are not subject to the claims of Lehman Brothers Holdings' creditors.
Lehman Brothers (ticker symbol: LEH) is headquartered in New York, with regional headquarters in London and Tokyo, and operates in a network of offices around the world. For further information about Lehman Brothers, visit the Firm's Web site at www.lehman.com.
Posted by J.C. Falkenberg at 8:57 AM |
Labels: Banche , Chapter 11 , Credit , Lehman
Lehman Armageddon day starter
Domenica di fuoco e sangue: ecco da dove si comincia oggi.
- Lehman Brothers è in fallimento: intende entrare in Chapter 11, simile alla nostra amministrazione straordinaria per cercare protezione dai creditori.
- Merril Lynch si è venduta a Bank of America.
- Per la prima volta in assoluto, la Federal Reserve accettrà anche azioni a garanzia delle linee di prestito alle banche.
- Goldman Sachs, J.P.Morgan, Citigroup starebbero preparando un fondo da 70 miliardi di USD per garantire liquidità al mercato.
- AIG, la compagnia di assicurazione più grande degli USA - e del mondo, secondo alcune misure, avrebbe chiesto alla Fed una linea d'emergenza di 40 miliardi di dollari.
- Ancora nesusna notizia da Washington Mutual, una delle maggiori banche nel settore dei mutui immobiliari in America. O trova un compratore, o il fallimento è quasi assicurato.
- L'indice europeo sui CDS apre a 135/140 . Aveva chiuso a 103
- I futures sugli indici americani sono in ribasso del 3%
sabato, settembre 13, 2008
Destra riformata, sinisstra "rifondata"
Onore a Fini, che ancora una volta ribadisce la completa adesione della destrra ai valori liberali e democratici. Lo aveva gia' fatto altrove, a volte anche in maniera eccessiva (tracimando a sinistra), lo ha ripetuto oggi.
Adesso, mi associo a Camelot
nel chiedere che prima o poi anche la Sinistra italiana faccia almeno una microscopica ammenda, una ammissione di responsabilita' che non sia una generica difesa della democrazia, una condanna del comunismo che non sia inficiata da dozzine di eccezioni.
Per la nostra sinistra, il comunismo, il collettivismo cattivo costituiscono eccezioni limitate, mentre quello teorico , e quasi tutto quello italiano, che pure tratta da martiri tagliagole, vandali e aspiranti omicidi, quello no , quello e' sempre stato puro.
Quand'e' che smetteremo di chiedere scusa a gente che pretende di dare patenti di democrazia senza averla mai praticat,a se non controvoglia e per sbaglio?
Posted by Unknown at 4:26 PM |
venerdì, settembre 12, 2008
Figli e figliastri a Wall Street?
Su Reuters è appena stata pubblicata una notizia ricavata da fonti vicne a HAnk Paulson, il segretario al Tesoro USA. Secondo la fonte, Paulson sarebbe assolutamente contrario ad impiegare fondi pubblici per facilitare un salvataggio di Lehman da parte del settore privato. Se confermato, sarebbe un brusco cambiamento di rotta da parte delel autorità americane, sinora prodighe di denaro del contribuente.
Per ora, il mood di mercato sermbra essere relativamente rilassato, con gli indici rientrati verso la parità negli USA e ampliamente positivi in Europa - le attese per una soluzione dei problemi di Lehman durante il weekend rimangono elevate.
Maggiori dettagli su Macromonitor
martedì, settembre 09, 2008
Per Obama, problemi anche sui prediction markets.
Sulla recente risalita di john McCain nei sondaggi USA, si sottoscrive il punto di vista del nostro sondaggiologo preferito: prudenza, prudenza - e molt ironia. La corsa è lunga e l'effetto Palin potrebbe essere più mediatico che reale.
Un altro motivo di prudenza, sino a ieri, era dovuto al netto vantaggio di Obama secondo uno strumento recent, ma che nelle ultime presidenziali ha dato prove migliori di sondaggi ed exit poll: i Prediction Markets (di cui si era già parlato qui e di cui si dà una velocissima spiegazione ) .
Da ieri, anche le quote su Intrade, uno dei maggiori markets per eventi politici, mostrano il progresso di McCain: il divario si è ridotto notevolmente, anche se rimane abbastanza ampio da imporre prudenza. Siamo a 46 contro 52 ad oggi, mentre in precedenza la differenza era di circa 30 punti.
Ecco il grafico aggiornato in tempo quasi reale per McCain presidente: il numero può essere letto, in primissima approssimazione, come la percentuale di successo della campagna per l'elezione.
Ed eccolo per Obama: il gap si sta stringendo inesorabilmente anche qui.
Hat tip: Alea, Intrade, The Right Nation
[*] Un prediction market è un mercato telematico in cui i partecipanti al mercato possono comprare e vendere un contratto che paga un dollaro se l'evento si verifica e nulla se non si verifica (per i tecnici, il profilo è simile a quello di un'opzione call). Un utente registrato può acquistare o vendere ai prezzi e alle quantità proposte, oppure proporre un proprio prezzo e quantità. Se un evento è quasi certo, il prezzo sara molto vicino ad 1, mentre un evento improbabile avrà un "prezzo" molto più ridotto. La differenza rilevante, rispetto ai sondaggi, è che chi partecipa non si limita a parlar,e ma deve "scommettere" del denaro. Il meccanismo, quindi, somiglia a quello di mercato, nella sua efficienza e nei suoi punti di attenzione: se il mercato non è liquido, il prezzo espresso sarà volatile o manipolabile.
Intrade, il mercato qui citato, è aperto a chiunque voglia registrarsi; sulla corsa presidenziale, i volumi sono rilevanti e la liquidità sembra soddisfacente: l'ammontare netto di contratti in essere è di circa mezzo milione sia perMcCain che per Obama, implicando scommesse in essere per un valore nozionale di circa 10 milioni di euro.
Posted by J.C. Falkenberg at 1:56 PM |
Labels: McCain , Obama , Prediction Markets , Prediction+Markets , Presidenziali2008
Razzisti e sessisti?
I repubblicani saranno razzisti e sessisti, bigotti e oscurantisti. Camillo descrive quanto i democratici, americani o di casa nostra, possano essere anche peggio, quando decidono di linciare qualcuno. I toni ed i termini sono in lineacon il loro albero genealogico, da Lenin a Pol Pot.
Su Condi Rice, Lidia Ravera ha scritto in modo indimenticabile che è “una donna-scimmia” e “certamente afflitta da una vita di mestruazioni a cui, probabilmente, data l’età, è seguita la mai troppo rimossa menopausa”. Luciana Castellina sostiene che Sarah Palin non abbia capito “la specificità di essere donna”, quando perlomeno l’ha capito cinque volte, mentre le femministe americane del Now dicono che sui temi femminili la governatrice dell’Alaska è “più uomo che donna”. Non importa che tipo di donna sia – modello tutto lavoro e carriera e senza figli come Condi Rice o quello familiar-rurale con cinque figli di Sarah Palin. Non gliene frega niente dei neri e delle donne. La cosa che non va bene è che quegli “sporchi xxx” e quelle “xxx” non la pensano come loro.
Posted by Unknown at 6:50 AM |
Labels: Condoleezza , McCain , Media , Palin , Propaganda
lunedì, settembre 08, 2008
Anche gli avidi piangono
Posted by J.C. Falkenberg at 10:56 PM |
Labels: Hedge_Funds , Mercati
Noi ci siamo fermati ai panettoni, a Detroit dove si fermeranno?
Dopo Bear Stearns, Freddie Mac e Fannie Mae, arriverà il turno di GM e Ford? E dopo di loro, quale industria verrà "salvata" dal governo, invece che ristrutturata per competere? Dove ci si ferma? E' quello che si chiede il Wall Street Journal. Philosophically, if the Freddie Mac and Fannie Mae debacles teach us As a practical matter, Americans could choose to buy more Detroit cars. [...] . But they're not. Americans are voting with their dollars, which
Brutte notizie: in Italia, non ci siamo fermati di fronte a nulla, neppure al ridicolo: abbiamo "nazionalizzato" persino i panettoni e, come conseguenza, abbiamo quasi fatto fallimento. Riusciranno gli USA a fermarsi, sulla china del socialismo per i ricchi?
Il rischio è puramente elettorale: in Michigan a Novembre si vota, come in tutti gli USA. Soltanto che questa volta lo stato di Detroit non è più provincia sicura per i democratici (anche se le chance sono in loro favore) ed ha un grosso, enorme problema: la profonda e ormai pluriennale crisdi delle tre grandi case automobilistiche americane, tutte basate nellla citta' di Detroit, ormai la terza più povera degli USA; l'automobile e' l'unica monocoltura dello Stato dei Grandi Laghi, l'unica fonte di reddito di uno Stato che ha preferito investire nell'assistenzialismo piuttosto che nell'innovazione, sperando che la fortuna donatagli dai fondatori dei tre colossi GM, Ford e Chrzsler durasse in eterno.
Il risultato, automatico o quasi, è che i politici dello stato stanno facendo pressioni su entramgbi i candidati presidenziali perche' il trattamento di favore alle banche venga ripetuto verso l'industria dell'auto Made in USA, tramite sostanzioso pacchetto di aiuti federali . I candidati, che non hanno quasi competenze in materia economica, sembrano inclini a produrre adeguati incoraggiamenti almeno verbali.
Le argomentazioni contro un aiuto all'industria dell'auto sono palesi ed evidenti. Il salvataggio di Fannie e Freddie Mac e Fannie Mae è stato un atto quasi dovuto, dato che le due entità erano private quanto le parti intime di una pornostar; Bear Stearns è stata una dolorosa necessità, vista la struttura del mercato finanziario OTC, una necessità che nei prossimi mesi non esisterà più (ma di questo parleremo in altra sede). La crisi, per di più, non riguarda l'intera industria automobilistica, che funziona bene - quando non è di proprietà americana e non è basata a Detroit. SPeriamo quindi che i politicanti USA evitino di seguire l'esempio di Fanfani, Moro e Berlinguer, che a furia di "salvare" aziende e posti, hanno affondato una nazione.
any lesson, it is that subsidizing private profits with public risk is a terrible idea. Implicit government backing has led the managements of these two companies to make reckless investments that have backfired badly. Now government backing has become explicit, and under the plan announced by Treasury Secretary Henry Paulson yesterday, taxpayers likely will pay billions to keep Fannie and Freddie solvent -- with the exact amount uncertain.
The Detroit Three got into their current quandary by making decades of bad decisions, with some help from the United Auto Workers union. Yet despite the current crisis, General Motors is still paying dividends to shareholders, the car companies are paying bonuses to executives, and the private-equity billionaires at Cerberus who bought Chrysler are trying to reap enormous rewards from their risky investment.
Meanwhile the UAW's Jobs Bank -- which pays laid-off workers for doing nothing
-- remains in place.
[...]
The only reason we should bail out any private company is the risk that its demise would wreak havoc on the entire economy. Bear Stearns conceivably passed the test; its collapse could have threatened the U.S. financial system, and the government didn't make the mistake of bailing out shareholders or management.
But just what calamity are we trying to avoid by subsidizing loans to Detroit? That we'll all be sentenced to the indignities of driving Hondas, Mazdas or BMWs? Toyota and Honda, the current leaders in hybrids and alternative-fuel technology, did their research and development on their own dimes.
Even if Ford, GM and Chrysler were to go out of business -- and it's highly unlikely that all three will simply cease to exist -- there will be plenty of good cars for Americans to buy. And many will be made in America, even if they carry foreign nameplates. Toyota, Nissan, Honda, Hyundai and other foreign car companies have expanded greatly their U.S. manufacturing operations in recent years. They're doing so because Americans are buying their cars.
is their right.
And what about the precedent the government would set? If we
bail out Detroit, where do we stop? The newspaper industry is in financial
trouble because more readers and advertisers are turning to the Internet.
Newspapers are good for democracy -- Thomas Jefferson said he would choose
newspapers over government, after all -- so shouldn't they get low-interest
government loans to help them adjust to the Internet? Of course not, and ditto
for Detroit.
Hat tip: WSJ, The Right Nation
Posted by J.C. Falkenberg at 2:05 PM |
Labels: GSEs , Statalismo
mercoledì, agosto 27, 2008
Malpensa è una corazzata Potemkin
Sono lombardo fino al midollo e quindi insospettabile di denigrazione campanilistica.
Eppure, guardandomi in giro per Malpensa, osservandone l'orrido mattonellume, vagando disperato per un'architettura che riesce ad essere orrenda e per di più inefficiente, inospitale e sgradevole, al massimo grado, un grido sorge spontaneo: questo hub è una cagata pazzesca!
Un abominio, da far saltare con la dinamite, come avvenne per le Vele a Napoli o per l'ecomostro di Bari. Se questo è il biglietto da visita di un territorio che si pretende efficiente, moderno e votato anche all'accoglienza turistica, mi stupisco che i visitatori non ci ridano in faccia o non vomitino per il disgusto appena prima di saltare sul primo aereo fuori dal manicomio italiota.
Persino anonimi scatoloni prefabbricati, come Orio o Villafranca, possiedono più dignità, almeno quella del puro utensile, privo di ogni pretesa estetica, ma che assolve tuttavia in maniera efficiente alla propria funzione.
Qui invece la pretesa esiste eccome, ma è fallita in maniera totale. L'architetto responsabile dello scempio andrebbe arso vivo, o meglio condannato a vivere nel teminal per sei mesi. Entro due cercherebbe di darsi fuoco da solo per porre termine alle proprie sofferenze.
E per questo immane schifo, senz'alcuna speranza di assomigliare ad aeroporti del mondo sviluppato, stiamo buttando centinaia di milioni di euro e rischiamo rivolte parlamentari? Umberto, la piantiamo di ragionare come Mastella ?
martedì, agosto 26, 2008
Formigoni e l'Udc: l'uovo oggi o la serpe domani?
Ricomincia a circolare l'ipotesi di un rientro dell'Udc nella coalizione, una ipotesi rilanciata da Formigoni per mmotivi elettorali lombardi. Si tratterebbe di un errore per il Pdl: i voti dell'Udc possono essere conquistati senza doverne imbarcare gli eletti, mentre salvare dall'estinzione ed imbarcare di nuovo le serpi in seno neodemocristiane metterebbe in pericolo la nascita di un vero partito anticollettivista in Italia.
Dal punto di vista tattico, i maggiori oppositori della grazia ai rottami casiniani sono l'ala destra ex-an ed i nonclericali del pdl, scettici sulla sincerità casiniana e sulla solidità del voto centrista. Il ragionamento è sensato: la vicinanza fra udc e PdL su numerosi temi è evidente, così come la vicinanza dei rispettivi elettori; la scomparsa dell'Udc a seguito di una carestia di posti di sottogoverno porterebbe gran parte dei suoi elettori a votare centrodestra, senza la necessità di dover accogliere e sfamare una masnada di doppiogiochisti e serpi in seno.
La spinta maggiore alla riunificazione viene ovviamente dalla componente ex-democristiana, che spera di trasformare il PdL in una replica della defunta balena bianca, clientelismo incluso. Il governo DC a partire dagli anni 60 si è basato però sull'inganno, grazie al quale il bacino elettorale di centrodestra venne impiegato dal centrosinistra per implementare politiche socialdemocratiche che affondarono il Miracolo Economico. Adesso siamo a corto di materia prima, ossia di imprenditori e cittadini da spennare.
In maniera meno ovvia, la questione è stata posta da Roberto Formigoni, ex democristiano ben integrato e in apparenza poco bisognoso di una restaurazione cattosocialista; le sue ragioni eminentemente pratiche e locali.
Il governatore lombardo è rimasto deluso per ora nei suoi sogni di passaggio a ruoli di primo piano a livello nazionale, nonostante l'appoggio militare di CL; trombato a Roma, si trova costretto a combattere per conservare la propria poltrona.
Non esistono rischi di sconfitta elettorale per il centrodestra alle regionali, dove lega e Pdl hanno probabilmente i due terzi dei voti, ma per Formigoni esiste il rischio concreto di non essere candidato: la Lega reclama a gran voce la poltrona presidenziali per uno dei suoi nel 2010 e persino molta dirigenza PdL comprende che sarebbe un sacrificio necessario, con l'aggiunto beneficio di ridurre lo strapotere ciellino sulla spartizione delle risorse del bilancio regionale.
Il modo più sicuro, per Formigoni, di mantenere la poltrona e quindi un trampolino di lancio per Roma è duplice: far vincere alla coalizione le provinciali del 2009 e rinsaldare il proprio potere sul PdL, rimpolpando la fazione clericale.
un accordo con l'Udc costituirebbe una via agevole per avvicinarsi ad entrambi gli obbiettivi, anche se velenosa nel lungo periodo; priverebbe infatti il Partito Democratico lombardo dell'unico alleato accettabile ed in grado di evitargli un disastro elettorale, un potenziale alleato che i leader lombardi del PD stanno blandendo da settimane. Una successiva confluenza dell'Udc nel PdL sposterebbe poi l'asse politico nel partito, portando nuovi politicanti all'ala clericale, l'ala che probabilmente difenderebbe con + vigore Formigoni. Ecco spiegata, quindi, la sortita formigoniana: a lui, come ad altri ex-democristiani, i nuovi elettori talvolta interessano meno di certi eletti.
venerdì, agosto 22, 2008
Holidaysss
Per un paio di settimane, gli aggiornamenti del blog saranno persino più sporadici del solito. Si va in vacanza!
Posted by J.C. Falkenberg at 4:45 PM |
Scricchiolii spagnoli
Mentre le Borse festeggiano l'interesse coreano per Lehman Brothers, dalla BCE arrivano segni di allarme per il modo in cui le banche europee, soprattutto spagnole, starebbero usando le linee di liquidità di "emergenza" come una fonte di finanziamento stabile per i propri pericolanti portafogli immobiliari, invece di impegnarsi in una inevitabile e dolorosa ristrutturazione. Il problema non è nuovo ed ora sta assumendo proporzioni imbarazzanti, ma la responsabilità è in buona parte della BCE stessa, talmente ansiosa di salvare le banche che supervisoina e regolamenta, da permettere ai banchieri di approfittarne di nuovo.Bank borrowing from ECB is out of control
By Ambrose Evans.
Article touches on the comments from ECB's Nout Wellink today inan interview with the Dutch financial daily, Dagblad.The European Central Bank has issued the clearest warning to date that itcannot serve as a perpetual crutch for lenders caught off-guard by the severityof the credit crunch.Not Wellink, the Dutch central bank chief and a major figure on the ECBcouncil, said that banks were becoming addicted to the liquidity window inFrankfurt and were putting the authorities in an invidious position."There is a limit how long you
can do this. There is a point where you takeover the market," he told Het Finacieele Dagblad, the Dutch financial daily.advertisement"If we see banks becoming very dependent on central banks, then we must push them to tap other sources of funding," he said.While he did not name the chief culprits, there are
growing concerns about thescale of ECB borrowing by small Spanish lenders and
'cajas' with heavy exposedto the country's property crash. Dutch banks have also
been hungry clients atthe ECB window.One ECB source told The Daily Telegraph
that over-reliance on the ECB funds hasbecome an increasingly bitter issue at
the bank because the policy amounts to acovert bail-out of lenders in southern
Europe."Nobody dares pinpoint the country involved because as soon as we do it
willcause a market reaction and lead to a meltdown for the banks," said the
source.This "soft bail-out" is largely underwritten by German and North
Europeantaxpayers, though it is occurring in a surreptitious way. It has become
aneuralgic issue for the increasingly tense politics of EMU.The latest data from
the Bank of Spain shows that the country's banks haveincreased their ECB
borrowing to a record €49.6bn (£39bn). A number havebeen issuing mortgage
securities for the sole purpose of drawing funds fromFrankfurt.These banks are
heavily reliant on short-term and medium funding from thecapital markets. This
spigot of credit is now almost entirely closed, making itvery hard to roll over
loans as they expire.The ECB has accepted a very wide range of mortgage
collateral from the start ofthe credit crunch. This is a key reason why the
eurozone has so far avoided amajor crisis along the lines of Bear Stearns or
Northern Rock.While this policy buys time, it leaves the ECB holding large
amounts ofquestionable debt and may be storing up problems for later.The
practice is also skirts legality and risks setting off a political storm.The
Maastricht treaty prohibits long-term taxpayer support of this kind for theEMU
banking system.Few officials thought this problem would arise. It was widely
presumed that thecapital markets would recover quickly, allowing distressed
lenders to return tonormal sources of funding. Instead, the credit crunch has
worsened in Europe.Not to miss out, Nationwide recently announced that it was
setting upoperations in Ireland, partly in order to be able to take advantage of
ECBliquidity if necessary. Any bank can tap ECB funds if they have a
registeredbranch in the eurozone, although collateral must be denominated in
euros.Jean-Pierre Roth, head of the Swiss National Bank, complained this week
thatlenders were getting into the habit of shopping for funds from
thoseauthorities that offer the best terms. The practice is playing havoc
monetarypolicy."What we should avoid is some kind of arbitrage by banks, which
say they aregoing to go to central bank X, instead of central bank Y, because
conditionsare more attractive," he said.
Fonte: Daily Telegraph
martedì, agosto 19, 2008
Come volevasi dimostrare
Le truppe russe si sarebbero (forse) ritirate da Gori, dove avevano di fatto tagliato in due la Georgia, ma pare abbiano occupato il porto di Poti. Il porto è il principale del Caucaso, l'unico che permetta alle nazioni della zona di commerciare liberamente con l'Occidente; non è all'interno delle enclave che la Russia vorrebbe "proteggere" ed è gestito da una società commerciale di proprietà georgiana, occidentale e del fondo sovrano di uno degli EMirati Arabi Uniti.
Perchè allora violare quasi immediatamente i termini della tregua appena sottoscritta? Come si era già scritto, una delle maggiori motivazioni dell'intervento russo sarebbe la ricerca di una nuova base navale, nel caso gli Ucraini sfrattassero la flotta del Mar Nero dalla Crimea nel 2017. Neutralizzare Poti è l´ennesimo passo in quella direzione?
Hat tip: WSJ
lunedì, agosto 18, 2008
La generosità degli estranei
Se uno dei motivi per rapido salvataggio ad ogni costo di Freddie Mac e Fannie Mae è mantenere aperto il flusso di capitali dall'estero di cui gli USA hanno sempre bisogno per sostenere investimenti e consumi, non sta funzionando.
Sembra infatti che le banche centrali asiatiche abbiano venduto circa 11 miliardi di dollari sul mercato soltanto negli ultimi giorni, alleggerendo uno stock di investimenti nelle obbligazioni delle GSE sceso adesso intorno ai 975 miliardi di dollari.
La fine del crollo del dollaro aiuterà sicuramente la fiducia in altre classi di attivi patrimoniali e potrebbe rallentare la fuga dalle GSEs, ma per Freddie e Fannie il problema rimane particolarmente acuto: le banche centrali estere sono state importanti acquirenti netti per anni, aiutando a ridurre notevolmente i costi di raccolta ed aumentando i liquidi disponibili per le due agenzie; il cambio di marcia, se definitivo, significa che il ritorno in salute dei due pachidermi semistatali e del mercato immobiliare slitta ulteriormente nelle nebbie del futuro.
Questo è il problema di chi, come recitava Blanche in "Un tram che si chiama desiderio", si affida per sopravvivere alla gentilezza degli estranei: non sai mai per quanto possa durare.
From Reuters:
An extraordinary Treasury capital infusion may be needed to restore faltering
foreign demand for debt issued by Fannie Mae and Freddie Mac, the two top home
funding sources that the government is willing to rescue to save the housing
market.The companies rely heavily on overseas investment, often up to two-thirds
of each new multibillion-dollar note offering, to help pare funding costs and
keep mortgage rates low.But foreign central banks have dumped nearly $11 billion
from their record holdings of this debt in four weeks, to $975 billion, and
won't return in force before it's clear if -- and how -- the government will
back Fannie and Freddie, some analysts say....
Hat tip: Naked Capitalism
Posted by J.C. Falkenberg at 10:14 AM |
Labels: Credit , Fannie MAe , Freddie Mac , GSEs
Lo zio Sam al salvataggio di Freddie e Fannie?
Il settimanale finanziario Barron's riporta che il governo USA sarebbe pronto a ricapitalizzare Freddie Mac e Fannie Mae, salvando i risparmiatori e la funzione delle aziende, ma penalizzando draticamente alcuni dei responsabili del disastro, ossia il management e gli azionisti. Meglio di nulla, anche se rimarranno impuniti maggiori responsabili del disastro: i politici, soprattutto Democratici, che hanno inventato e protetto il duopolio di Fannie Mae e Freddie Mac ed ora si scandalizzano per un risultato già previsto dieci anni fa.
Il piano di ricapitalizzazione prevederebbe la sottoscrizione da parte del governo di nuove azioni privilegiate od altri strumenti ibridi che si porrebbero in una posizione superiore a quella delle attuali azioni (ordinarie e delle privilegiate) già in circolazione, diluendole pesantemente e rprobabilmente azzerandone il valore. Si tratta di un piccolo passo nella minimizzazione del danno: in questo modo, si evitano sia la nazionalizzazione tout court, che la concessione di un aiuto di Stato a favore di manager e degli azionisti, perlomeno corresponsabili dello stato di cose e che quindi vengono penalizzati.
Si evita così di instaurare un pessimo precedente per il capitalismo americano, non peggiore, almeno, della scellerata gestione delle GSE da parte del Congresso americano. Dobbiamo ricordarci infatti che le GSE e la crisi attuale non sono prodotti del "mercatismo", ma di certo colbertismo a stelle e strisce.
Le GSE sono un duopolio imposto per legge, ferocemente protetto da fiumi di denaro distribuito ad entrambi i partiti, ma in gran parte a quello Democratico, che è sempre riuscito a bloccare ogni tentativo di riforma e privatizzazione proposto negli anni scorsi proprio da quei repubblicani "liberisti" che adesso, vengono accusati di essere i responsabili.
Hat tip: Barron's, FT Alphaville
Posted by J.C. Falkenberg at 8:55 AM |
Labels: Fannie MAe , Freddie Mac , GSEs
venerdì, agosto 15, 2008
A cosa serve l'Abkhazia?
"Piu' dell’Ossezia meridionale, che di fatto e'gia' russa al 90 per cento, al Cremlino interessa l’Abkhazia, punto strategico per il transito energetico e sbocco sul Mar Nero che i russi vorrebbero usare per basarvi parte della flotta sotto (possibile) sfratto in Crimea nel 2017."
Boomerang polacco per la Russia
Il governo russo ha imposto la prova di forza in Georgia anche per convincere le altre nazioni una volta appartenenti all'Impero che nessuno le puo' difendere in caso di contrasti con Mosca. Il primo risultato e' di segno opposto: la Polonia ha firmato ieri un accordo per l'installazione di basi americane sul proprio territorio. La Polonia e' gia' un membro NATO e quindi e' probabilmente gia' data per "persa" dagli strateghi russi, ma l'inizio non e' comunque dei migliori.
giovedì, agosto 14, 2008
Una villetta a Detroit per Un dollaro.
Non è uno scherzo: una banca ha messo all'asta una casa per un dollaro - e ci sono voluti comunque 19 giorni per venderla.
In realtà, la banca ha di fatto pagato l'acquirente per comprare la proprietà : le commissioni sulla vendita ed alcubni conti arretrati sulla casa ammontano a circa 10mila dollari, che l'istituto di credito dovrà sborsare.D'altro canto, le tasse immobiliari peril propietario del "gioiello" ammontano a circa 3mila dollari l'anno.
La casa in questione si trova a Detroit, in una delle zone meno rinomate di una una delle grandi città più povere d'America, dove la crisi dell'auto ha colpito pesantemente, dove molte case disabitate vengon vendute per 100 dollari; in questo caso si tratta oltretutto di una proprietà che è stata ripetutamente saccheggiata e a cui i ladri hanno sottrattopersino i cavi dell'impianto elettrico e le tubature. Eppure, la proprietà era passata di mano per 65mila dollari soltanto nel Novembre 2006
Fonte : DetNews
Posted by J.C. Falkenberg at 1:39 PM |
Labels: Detroit , Immobiliare
mercoledì, agosto 13, 2008
Tengo famiglia
"Tengo Famiglia" era il motto che secondo Leo Longanesi gli italiani avrebbero dovuto cucirsi sulla bandiera: le necessità familiari sono sempre un buon paravento per giustificare le proprie azioni, manetnendo una coscienza intatta.
La distanza dal potere pesa particolarmente, se sei un democristiano in crisi d'astinenza da poltrona ed hai una intera famigghia politica da mantenere, oltre a due mogli e relativi pargoli .
Cosi' Casini comincia a tenennare:
'Mai dire mai in politica. Gia' ci troviamo nel Ppe, per cui lavoriamo insieme costruttivamente a livello europeo'. . Il leader dell'Udc ha risposto a una domanda sulla possibilita' che un giorno l'Udc si ritrovi con Berlusconi e Fini.
Fortunatamente, al PdL nicchiano; il ricordo dei voltafaccia, delle pugnalate alle spalle e del freno a mano tirato su molte, troppe riforme è ancora fresco. Di socialisti, cattolici o meno, ne abbiamo poi ancora ampia scorta. Purtroppo.
Fonte: Ansa
Obama the star
L'attrice Scarlett Johansson pare essere diventata una fan sfegatata di Barack Obama , fino a vantarsi di esserne diventata "amica di email" e che "il mio cuore appartiene ad Obama". Se ce la ricordiamo bene, credo che anche JFK e Bill Clinton avrebbero risposto alle sue email. Come minimo. E non si sarebbero limitati al cuore.
Mrs. Clinton never recovered from the [David] Geffen and [Oprah] Winfrey defections—as the floodgates of talent came rushing to Mr. Obama's side.
Twenty-three-year-old actress Scarlett Johannson even bragged about being e-mail buddies with Mr. Obama.
"My heart belongs to Barack," Miss Johannson declared.Hat tip: Reason
Mercato al lavoro, nonostante Robin Hood
Barack Obama, Gordon Brown e Giulio Tremonti hanno in comune la curiosa idea che punire i produttori di un bene porti ad un aumento dello stesso ed ad una riduzione del prezzo. Gordon Brown ha cambiato recentemente idea e fatto marcia indietro, dopo soltanto 11 anni dall'introduzione della Windfall Tax. Speriamo che Tremonti ed Obama non ci mettano tanto e che si ricordino che non esistono pasti gratis: qualcuno paga sempre, anche se l'intervento statale mostra spesso soluzioni facili, rapide, semplici, popolari, apparentemente indolori- e tremendamente sbagliate, anche se l'errore si rivela solamente dopo qualche tempo.
Fonti: BBC
martedì, agosto 12, 2008
a Newsweek piace lo psiconano
Il settimanale Usa Newsweek elogia Silvio Berlusconi? Anche a noi piace; ci piacerebbe ancora di più, se solo si decidesse a prendersi un ministro dell'Economia di destra.
fonte: Corriere della Sera
Posted by Unknown at 9:08 PM |
Labels: Berlusconi , Humour , Tremonti
Per fortuna vivo in Germania
Viva il governo svedese, pe runa volta.
P2p, l'Italia censura il sito Pirate Bay Ma i pirati si attrezzano: ostacolo aggirato - Corriere della Sera
Posted by Unknown at 9:02 PM |
In Georgia, una storia già scritta,anche per colpa d'Europa
In Georgia, una storia già scritta. Le velleitarie azioni georgiane possono essere sono state la miccia, il pretesto addotto dalla Russia per ostacolare le aspirazioni della Georgia alla NATO e qundi all'affrancamento dalla servitù ex-sovietica; molto di più sono responsabili i tentennamenti europei nell'aiutare la ricerca della libertà da parte georgiana.
Hat tip : Cronache luterane
Posted by Unknown at 8:58 PM |
Rinascimento accelerato
Vero: Per la democrazia in Medio Oriente serve un Rinascimento islamico. Anche ai cinesi? Noi abbiamo avuto bisogno di secoli, al resto del mondo potrebbero bastare decenni, come è accaduto in Giappone e Corea. Il condizionale è d'obbligo, perché non possiamo dare per scontato che i vantaggi di libertà e democrazia interessino a sufficienza.
Posted by Unknown at 8:53 PM |
Addio Chef
Isaac Hayes se ne è andato oggi. Musica a parte, ha contribuito a fare di South Park, cartone animato esplicitamente libertarian, un'iconadella cultura pop. Libertario suo malgrado.
Hat tip: Reason
Posted by J.C. Falkenberg at 1:42 PM |
Labels: Media , South Park , USA
Petrolio, indossate gli elmetti. Comunque.
Abbiamo avuto una guerra a un passo da uno dei principali oleodotti che riforniscono l'Europa, eppure il prezzo del pretrolio non ha fatto che scendere. Dobbiamo festeggiare la fine del carovita o preoccuparci?
Il blog del Financial Times, FT Alphaville, ha un'ottima sintesi di quello che rivela il comportamento del greggio nella giornata di ieri. E non c'è per nulla da stare allegri: il prezzo non scende perchè sta salendo l'offerta, ma perchè stanno crollando i consumi persino in Cina; l'importazione di petrolio sarebbe scesa del 7% .
La ragione non è l'improvvisa conversione all'ambientalismo del Partito Comunista Cinese, ma l'impietoso funzionamento del mercato: il prezzo che sale sta riducendo i livelli di attività economica, a causa dell'aumento dei costi di trasporto. Pecorari Scani a parte, non conosco nessuno che voglia una recessione, pardon una decrescita felice, per risolvere i nostri problemi ambientali ed è per questo che questa discesa del petrolio non è una bellissima notizia: se siamo più poveri, un prezzo del petrolio più basso non sarà una grande consolazione.
Fonti: Alphaville
Andate a New York finchè ne vale la pena
La crisi finanziaria potrebbe colpire New York fino a farla piombare di nuovo nehgli anni bui precedenti all'era Giuliani?
Wall Street è la fonte del 5% dei posti di lavoro di New York, ma provvede al 20% del reddito tassato, snezsa neppure prendere in considerazione l'indotto. La sua importanza è ancora maggiore, perchè le banche pagano normalmente circa il 110% di quanto effettivamente dovuto per evitare el multe ciclopiche che la città e lo Stato affibiiano a chiunque venga sospettato di elusione. Lo Stato e la città di New York sono già in piena emergenza, visti i deficit che si stanno aprendo nei bilanci.
Un altro pilastro dell'economia di New York, il turismo, sembra reggere, anche grazie al dollaro debole, ma proprio qui si anniderebbero i rischi di una spirale negativa.
E' facile infatti dimenticare quanto New York fosse pericolosa prima dell'elezione di Rudy Giuliani a sindaco e prima che il boom della finanza risollevasse le sorti delle casse comunali. Senza Giuliani e senza denaro, aumentano i rischi di un ritorno a quel periodo, con le conseguenze immaginabili sui flussi turistici: barboni, tossici e rapinatori non aiutano di certo l'immagine della città, indebolendo le entrate turistiche e quindi le risorse comunali per gestire la metropoli, esacerbando il problema e riducendo ulteriormente il numero di turisti.
Hat tip: Naked Capitalism
lunedì, agosto 11, 2008
Corsi e ricorsi per il leveraged loans
Si tratta del dilemma che attanaglia due grandi banche anglosassoni, in trattativa con fondi di private equity per la liquidazione di portafogli contenenti prestiti concessi negli ultimi anni... a fondi di private equity, per operazioni di Leveraged buyout, che si starebbero di fatto ricomprando 13 miliardi di dollari del proprio debito. Stiamo parlando della crema dellI fondi, gestiti da alcuni dei migliori finanzieri ed esperti di ristrutturazioni di aziende in crisi ed il sospetto è quindi che il riacquisto avvenga a prezzi di saldo.
La funzione originaria dei fondi di private equity, ossia l'acquisto e la ristrutturazione di aziende in crisi o in stagnazione, è qualcosa di certamente positivo per l'evoluzione di un ordine economico, soprattutto quando questo porta al risanamento aziendale oppure risolve il problema della successione al fondatore di una azienda, tipico di molte medie imprese in nazioni sottosviluppate dal punto di vista del mercato dei capitali - fra le quali si colloca l'Italia.
Purtroppo, l'abbondanza di liquidità degli ultimi anni aveva innnescato un effetto perverso, con il passaggio da operazioni di ristrutturazione nel quale il debito serviva per disciplinareil management, ad acquisizioni dove l'unico motore della creazione di valore sembrava essere il credito concesso a prezzi irrisori, senza parlare dell'ingresso nel settore sdi operatori meno qualificati; il risultato era stata la diminuzione dell'attrattiva del modello, evidenziata dal tentativo dei fondatori del settore di quotare le proprie aziende, monetizzando il lavoro di una vita e rifilando i problemi al pubblico pagante.
Se qualcuno avesse avuto dei dubbi riguardo l'astuzia dei gestori di fondi di private equity, adesso se li può togliere.
Posted by J.C. Falkenberg at 2:41 PM |
Labels: Banche , Private Equity
sabato, agosto 02, 2008
Boccaloni al potere.
Il nuovo sindaco di Londra, un conservatore, appoggia Barack Obama. La propaganda può tutto, e non solo inItalia: una creatura mediatica come Obama si avvicina alla presidenza grazie ad un'ottima retorica ed all'appoggio servile della casta dell'informazione (nemmeno i comici hanno il coraggio di fare battute) , nonostante un programma elettorale incoerente, un entourage dal passato inquietantre ed un'esperienza politica vicina allo zero. Veltroni, al confronto, era il brutto anatroccolo fra i candidati incensati dai media.
Boris Johnson non è l'iunica vittima di alto profilo: notiamo che anche il nostro Amato Premier si è definito di sinistra. Con conservatori così, a cosa ci servono i socialisti veri? La decadenza è già garanita.
Barack Obama gets backing from Boris Johnson | Politics | guardian.co.uk
Posted by J.C. Falkenberg at 9:59 AM |








