giovedì, settembre 20, 2007

Ecco Walter Veltroni

A futura memoria:

Ecco il sindaco di Roma e nuovo leader del Partito Democratico, che diventerà il punto di riferimento del centrosinistra italiano.





Era quello che da Fabio Fazio diceva, sempre qualche anno fa, questo:




Crosspostato con ilrumoredimieiventi

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XX Settembre, Porta Pia: 137 anni e non sentirli


La Questione romana è stata risolta? Giudicate voi: l'Unione ha sostenuto in ogni occasione di essere l'unico baluardo dell'Unità nazionale e della laicità dello Stato, di fronte alle oscure forze delal reazione clericale ed alle orde barbariche dei secessionisti padani.
Quale migliore occasione del Venti Settembre, allora, per dimostrare simbolicamente il sincero attaccamento ai valori della laicità e dell'Unità Nazionale? Nessuna, parrebbe. Eppure, né il governo di centrosinistra né il comune di Roma, presieduto da Walter Veltroni, hanno pensato di celebrare con un qualche rilievo la conclusione dell'Unità d'Italia.

Passare dalle parole ai fatti è difficile, per dei politici, ma non pensavo sarebbe stato così difficile passare dalle parole alle parate.


mercoledì, settembre 19, 2007

Quanto è credibile o utile la Bernanke put?

La mattina immediatamente successiva ad un aggressivo tagli dei tassi si dovrebbe assistere ad un ritorno alla calma e soprattutto all'ottimismo, almeno da parte delle grandi banche. In fondo, l'azione della Fed era diretta proprio al settore finanziario in senso stretto, dove il mercato della liquidità e quindi il sistema dei pagamenti rischiavano d'essere a rischio d'ingolfamento, con le conseguenze a cui abbiamo assistito in Gran Bretagna.

La prima reazione del mercato è stata euforica, ma quella del settore finanziario è stata di approfittare dei minori tassi di mercato per fare cassa il più rapidamente possibile. Unicredito, Deutsche Bank, RBS e Commerzbank hanno appena annunciato nuove emissioni, oltre alle voci su Lehman Brothers. Perché tanta fretta? Se il taglio dei tassi fosse la cura ai problemi attuali, come mai questa corsa a raccogliere quanto più denaro a lungo termine, da parte di chi dovrebbe prestarne?

Esistono ragioni contingenti, certamente: RBS è impegnata nell'asta per ABN Amro ed ha segnalato da tempo la necessità di emettere debito; Unicredito ha necessità di fondi per rimborsare gli azionisti che intendono esercitare il diritto di recesso.

Eppure, nessuna di queste ragioni, in fondo, sembra spiegare come mai il movimento di mercato di oggi sembra il risultato della necessità di ricoprirsi da parte di un mercato andato pesantemente "short" - sino a due giorni fa, il consenso era che un taglio di 50 centesimi sarebbe stato interpretato come un segnale di panico da parte della Fed.

La spiegazione potrebbe essere che non stiamo assistendo ad una crisi di liquidità, ma ad una crisi frutto dell'eccesso di credito che ha causato la crisi di liquidità. La Fed ieri e la BoE ieri hanno garantito che la crisi creditizia non avrà effetti sul mercato interbancario, indicando così in un certo senso l'uscita dal tunnel, ma la via sarà ancora lunga.

Purtroppo per noi, il modo in cui si è scelto d'intervenire, tramite un taglio dei tassi ed un salvataggio bancario, lascia intatto il pericolo maggiore, quello della ripetizione di una bolla speculativa nata dalla protezione che lo Stato accorda ad un settore dell'economia, in cambio di politiche inflazionistiche.
Sarebbe stato meglio continuare a fornire liquidità a brevissimo termine e permettere al mercato di riprezzare il rischio correttamente; un processo doloroso, ma necessario, per non ripetere il processo in maniera catastrofica più avanti.

Non è un caso che il processo di riconoscimento delle perdite e degli errori degli ultimi due anni sia avanzato in gradi differenti all'interno della comunità finanziaria, a seconda del grado di protezione statale accordato ai vari attori: gli hedge fund sono molto avanti rispetto al mondo bancario in generale, all'interno del quale poi le banche regionali tedesche, ad esempio, sono quelle probabilmente che, al riparo dello scudo delle garanzie dei Lander, hanno accumulato le speculazioni più rilevanti ed i risultati peggiori.
Tasso di protezione statale e mancanza di trasparenza nelle strategie seguite e nei risultati ottenuti sembrano, insomma, andare a braccetto. Continuare a proteggere il mondo bancario e poi dare la colpa delle ricorrenti crisi ad hedge fund e fondi di private equity sembra decisamente ipocrita.



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San Bernanke ha fatto il miracolo?

La Federal Reserve ha tagliato i tassi di mezzo punto, dando per il momento ossigeno al mercato e suggerendo la rinascita della Greenspan Put in versione riveduta e corretta. Il settore bancario sta approfittando in pieno della ritrovata euforia per raccogliere risorse a medio e lungo termine: nelle prime quattro ore di trading, Unicredito, Deutsche Bank, RBS e Commerzbank hanno annunciato nuove emissioni. Scarsa fiducia nella possibilità che la sola politica monetaria possa risolvere questa crisi?

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martedì, settembre 18, 2007

Yahoo! acquista Zimbra. Una nuova minaccia per Microsoft Office?

Microsoft deve ocminciare a preoccuparsi: si moltiplicano le incursioni, da parte di concorrenti determinati, contro una delleproprie galline dalle uova d'oro.
Yahoo! ha appena speso $350 milioni per acquistare Zimbra, fornitore di soluzioni aziendali che rivaleggia direttamente con Microsoft Office ed Exchange, impiegando un approccio che combina open source e Web 2.0.

L'alternativa proposta da Zimbra per eliminare il server Exchange di Microsoft e Microsoft Office include:

  • webmail
  • desktop client
  • Rubrica
  • calendario/Agenda
  • word processing
  • spreadsheets
  • Salesforce integration
  • un forte componente per l'impiego tramite dispositivo mobile (PDA/cellulare).
Tutto gira su di un server connesso alla rete; l'interfaccia, per l'utente finale, si limita al solo browser, senza necessità di ulteriori installazioni. Non esiste neppure il problema della disconnessione dai server: è possibile lavorare offline e sincronizzare i propri dati in seguito. Il codice , nella versione base, è open source e gratuito: Zimbra fa pagare soltanto per l'edizione commerciale.
Manca un database ed è fatta: abbiamo un altro concorrente di Microsoft Office, la cui versione puramente Web-based è, lasciatevelo dire, ancora deludente, per non parlare dei noti problemi di Office in generale. Qualcuno sente aria di debolezza e di spazi da conquistare in quello che era un monopolio virtuale per Microsoft: Google sta sviluppando seriamente la propria suite di prodotti, IBM ha rilanciato Lotus Symphony, sulla falsariga di Open Office, Yahoo! , dulcis in fundo, acquista il concorrente forse più elegante dal punto di vista tecnico, garantendo notevoli doti di marketing, accesso al cliente e un portafogli ben fornito per finanziare l'espansione.

A volte ritornano: riecco Symphony

IBM sfida Microsoft, riesumando un nome veterano di mille battaglie contro Excel, Lotus Symphony - ed adattandolo al mondo open source.

Una seiitmana fa IBM si è accordata con OpenOffice.org, che cerca di sviluppare una suite di programmi che operi seguendo standard condivisi. Adesso, ha annunciato che rilascerà gratuitamente una suite che faccia concorrenza a Microsoft Office, recuperando un glorioso nome dell'informatica dei primi anni '90 : Symphony.

Idealismo? Ovviamente no. IBM non ha interessi nel campo del sistema operativo e non ha più una divisione che costruisca PC, mentre è invece fortissima nella fornitura di servizi e soluzioni, ossia grandi server centrali ed orde di programmatori per sviluppare soluzioni ad hoc. Qualsiasi cosa riduca le prestazioni necessarie per un PC da ufficio libera risorse da spendere nei sistemi centrali e quindi incentiva la crescita del segmento di mercato dove IBM è più forte, ai danni di Microsoft. Si tratta dello stesos motivo per cui IBM è uno dei maggiori sostenitori di Unix e Linux: il software è gratuito , ma gli informatici che lo gestiscono, personalizzano e mantengono no; inoltre, la gratuità di alcuni software permette di spendere budget su applicativi personalizzati e sull'integrazione di programmi e reti, ossia due dei punti di forza di IBM .

Per assurdo, verrebbe da chiedersi come il commissario per la concorrenza dell'UE potrebbe vedere la decisione di IBM : Microsoft ha aggiunto gratuitamente nuovi prodotti a Windows, mentre la società di Armonk vorrebbe addirittura regalare software per spostare la concorrenza con Microsoft su una nuova arena competitiva.
Sono questi i modi in cui si diffondono le innovazioni, metodi che vengono purtroppo danneggiati dalle stesse legislazoni antitrust che vorrebbero difendere la concorrenza. Le azioni antitrust hanno la tendenza a congelare il mercato in una struttura apprezzata dai regolatori, senza garanzia che si tratti della soluzione ottimale o che tale struttura non possa divenire un ostacolo all'evoluzione del mercato per venire in contro alle esigenze degli individui.
Una concorrenza derivante dalla competizione fra aziende pronte anche a ridefinire l'arena competitiva, sino al punto di rendere gratuito un bene od un servizio, nel proprio stesso interesse, porta invece ad un adattamento molto più veloce alle esigenze dei consumatori.

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Fonte: Slashdot | IBM Challenges Microsoft with Free Office Suite

lunedì, settembre 17, 2007

L'autunno (caldo) di TocqueVille

Crosspost di servizio:

Dopo la splendida esperienza di qualche giorno fa ad Atreju 07, dove i "nostri" blogger hanno offerto un servizio unico di informazione in tempo reale, anche nelle prossime settimane TocqueVille continuerà ad essere presente ovunque il mondo liberale e conservatore sia in grado di dare testimonianza di vitalità e capacità di aggregazione. Ecco un breve giro d'orizzonte sui prossimi appuntamenti in programma. Ma invitiamo tutti gli iscritti alla Città dei Liberi a scrivere alla redazione (scrivi2[at]tocque-ville.it) per segnalarci appuntamenti locali o nazionali in cui la presenza di TocqueVille possa essere utile come strumento di informazione o di diffusione politica e culturale.

22 settembre 2007
TocqueVille aderisce alla manifestazione organizzata da Decidere.net a Roma, per dare un futuro alle pensioni e per dire "no" alla controriforma recentemente annunciata dal governo (sotto dettatura della sinistra comunista e del sindacato). Diamo appuntamento a tutti i nostri iscritti alle ore 16 in Piazza Fiume, a Roma, per una marcia che avrà come prima tappa la sede della CGIL in Corso Italia. Sono previsti, tra gli altri, gli interventi quelli di Benedetto della Vedova e Maurizio Sacconi. E hanno aderito diverse organizzazioni, da Forza Italia Giovani a think tank come l'Istituto Bruno Leoni, Menostato.it e Competere. Tutte le informazioni e il materiale da scaricare sono disponibili sul sito www.decidere.net.

6 ottobre 2007
TocqueVille sarà presente con un suo stand (con connessione internet wi-fi) alla prima convention nazionale dei Circoli della Libertà, che si svolgerà alla Fiera di Roma nel pomeriggio di sabato 6 ottobre. I blogger di TocqueVille avranno la possibilità di seguire la manifestazione in liveblogging e di esprimere in diretta la propria opinione sul "fenomeno" che sta scuotendo le fondamenta del centrodestra italiano.

(crossposted at Krillix, The Right Nation, Star Sailor, Tv)

Grillismo, Cesarismo in sedicesimo

Ottima citazione di Veneto Liberale da Max Weber, sul pericolo della deriva "cesaristica".
Ci preoccuperemmo per l'emergere del Grillismo e dei Grillini, se non fosse che persino il buon Franco Grillini ci sembra più credibile di Beppe Grillo per la parte del leader carismatico e cesarista (le nostre scuse all'Onorevole Grillini per l'accostamento)


HT: Venetoliberale

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La rivincita della sorella buona

Nasce TelePatia: la Sorella buona , sfrattata da quella che finge di essere cattiva (è simpaticissima), si trova casa ampia, ben arieggiata e dotata di buon vicinato.

Soccorso Rosso - crosspost

Dall'Altra Parte, una bella intervista a Giuliano Cazzola ed un po' di pubblicità per una iniziativa meritevole: Cazzola è stato sindacalista per trent'anni e difensore dei lavoratori da sempre. Di fronte alla propaganda reazionaria del sindacato attuale, è necessario che qualcuno si alzi in piedi ed affermi la verità, non solo nelle accademie, ma per le strade: la Legge Biagi è stato un aiuto ai lavoratori più svantaggiati, lavoratori che la sua abrogazione rimetterebbe nuovamente a rischio disoccupazione.
Soccorso rosso

«È un soccorso rosso, utile alla manifestazione della sinistra reazionaria contro il protocollo del 23 luglio». Giuliano Cazzola, sindacalista nella Cgil dal 1965 al 1993 e ora presidente del Comitato per la difesa e l'attuazione della legge Biagi, vede così il no della Fiom all’accordo su pensioni e welfare, che a suo giudizio «creerà difficoltà nella consultazione alla parte riformista del sindacato». Finirà che «molte grandi imprese, quelle che hanno impatto mediatico, voteranno no, e saranno i pensionati a permettere a Cgil, Cisl e Uil di prevalere», prevede Cazzola. E poiché «il governo non sarà insensibile al grido di dolore della Cgil e dei suoi alleati nella maggioranza, farà ulteriori concessioni all’ala sinistra rinegoziandole con il sindacato. Così saranno tutti contenti». «Ecco perché la nostra iniziativa merita di essere valorizzata, - continua - fino alla fine terremo acceso un faro su queste pratiche, ricordando a chi ha sottoscritto l’accordo il dovere della coerenza».
La vostra è un’iniziativa in difesa della legge Biagi, che si terrà il 20 ottobre, lo stesso giorno della manifestazione della sinistra radicale.
«Può diventare il punto di riferimento per quella parte di opinione pubblica che, a prescindere dalla collocazione politica, vuole distinguersi da una politica fondata sull’odio e la menzogna. Ce la possiamo fare. Con le nostre modeste forze, stiamo raccogliendo sempre nuove adesioni. È importante trovare tanta gente pronta a confutare i luoghi comuni di cui è intessuto il dibattito politico, e non solo quello».
Si riferisce a Beppe Grillo? Al V-Day ha ribadito che la Biagi è all’origine della precarietà.
«Uno scandalo. A stupire ancora di più è stata la reazione dei grandi quotidiani, soprattutto quelli orientati a sinistra, subito pronti a salire sul carro di Grillo, mettendo in campo fior di analisi sociologiche, per interpretare la frustrazione di un elettorato deluso per essere stato privato dell'esibizione dei nuovi Piazzali Loreto che gli erano stati promessi».
Torniamo all’appuntamento del 20 ottobre: come sarà strutturato?
«Faremo un convegno centrato su tre panel: uno di giuristi ed economisti, uno di rappresentanti delle forze sociali, uno di esponenti politici. Avremo la partecipazione di alcuni tra i maggiori esperti del Paese. Nel caso delle forze sociali ci rivolgeremo alle organizzazioni che sottoscrissero il Patto per l’Italia del 2002. Quanto ai politici, le adesioni sono state bipartisan».
Rispetto a qualche mese fa sembra che l’opera di Marco Biagi non sia più patrimonio esclusivo del centrodestra.
«Certo, perché il tema del lavoro è il solo in cui vi sia stata una certa continuità tra maggioranze diverse. Il merito è proprio di Biagi: stretto collaboratore di Tiziano Treu, portò nella collaborazione con Roberto Maroni quelle stesse elaborazioni messe a punto con Treu, ma che non erano riusciti a far passare. Per questo fin dall'inizio abbiamo chiarito che non pensavamo a una contromanifestazione, con tanto di corteo e comizi, che avrebbe limitato il campo delle possibili adesioni».
Lei si è schierato anche a favore dell’intesa governo-sindacati di quest’estate. Se ne discuterà nel corso della sua iniziativa?
«Sì, perché non vogliamo solo difendere tutta la legislazione innovativa che dal ’97, con il pacchetto Treu, ha contribuito a dimezzare la disoccupazione, ma anche contrastare il peggioramento dell’accordo del 23 luglio. Tra l’altro, proprio le pensioni, contenute nell’accordo, hanno innescato il dissenso della Fiom. Ma se salta il mix "scalini" più quote (già di incerta copertura), sono guai anche per i conti pubblici e per la stessa finanziaria».



Crossposted from: Dall'Altra Parte

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Beppe Grillo qualunquista? Magari

Beppe Grillo è davvero ammirevole: lo accusano di essere antipolitico? E lui risponde con il gesto più politico e politicante di tutti: la formazione di liste elettorali. Il termine più corretto lo da' probabilmente Salon Voltaire: paraculo. Non cominciamo quindi a parlare di qualunquismo, perché sarebbe un insulto al Fronte dell'Uomo Qualunque ed un enorme favore a Grillo: i qualunquisti impiegavano metodi sguaiati per proporre misure che, tutto sommato, avrebbero difeso la libertà individuale i Italia, mentre Grillo propone slogan che otterranno nella pratica l'effetto opposto.

Con tutte le sue pecche e la sua rozzezza, il movimento di Giannini era molto più moderno ed elaborato, sia come programma che come livello intellettuale e di critica alla classe politica, di quanto ci tocca subire in questo momento. L'unica somiglianza è quella dei limiti alla rielezione e la polemica alla classe politica vista come una casta, ma certa retorica, nel caso dei qualunquisti, era spesso supportata da una solida e coerente visione. Già nel 1946, il Fronte dell'Uomo Qualunque era un movimento liberale conservatore, contrario all'interferenza statale nelle libertà in campo economico ed ostile per principio allo stato etico; il tipo di partito che l'Italia ha speso gli ultimi cinquant'anni a ricostruire. Il suo "liberismo" lo portò in contrasto persino con la Confindustria, allora come oggi popolata da troppe aziende interessate a sfruttare la protezione statale; suona come una amara ironia che ad accusare Guglielmo Giannini di neofascismo furono democristiani e socialisti, accomunati da ideologie sostanzialmente favorevoli allo Stato Etico, esattamente come il fascismo prima di loro.

Grillo è sostanzialmente un demagogo populista, una versione aggiornata dei tanti arruffapopolo che offrono la soluzione più semplice ed errata possibile: l'irreggimentazione della società e la rapina legalizzata, tramite l'estensione del potere coercitivo dello Stato. Non importa quanto si parli di libertà, il risultato finale è sempre quello, una volta che si cominciano ad erodere le tutele delal libertà, non importa per quanto buoni e puri siano i propositi di chi comincia.Lo abbiamo visto decine, centinaia di volte e decine, centinaia di volte è finita sempre nello stesso modo, come predicono da sempre teoria e pratica: miseria ed oppressione.

Hat tip & Round-up: Oggettivista,L'Occidentale,Davide Giacalone,la pulce di Voltaire, Europa Oggi,Dall'altraParte

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domenica, settembre 16, 2007

Veltronate immigranti

Nel dibattito con Gianfranco Fini, parlando d'immigrazione, il sindaco di Roma e degno erede di Forlani, Moro e di un certo Andreotti ha ricordato come gl'Italiani sono stati popolo d'emigranti e quindi dovrebbero sapere come trattare coloro che vengono a cercare fortuna in Italia.
Forse dimentica che, quando gli albanesi eravamo noi, siamo stati trattati in maniera ben diversa e molto più dura, di quanto ci si sogni di fare con gli immigrati attuali.

Il futuro lìder maximo e candidato unico del Partito Democratico dovrebbe rileggersi qualcosa sull'argomento, anche soltanto "L'Orda", fatica di Gian Antonio Stella: gli Italiani al'estero vennero spesso trattati in maniera abominevole, dalla discriminazione perenne al linciaggio vero e proprio; sicuramente vennero fatti notevoli sforzi, liberali o dispotici, per assimilarli alle nazioni ospitanti, con risultati che nel lungo periodo resero almeno i loro figli in grado d'integrarsi e sperare in un futuro migliore, ma che certo non somigliano alle politiche intraprese dal centrosinistra italiano .
Veltroni ha smesso di citare il "melting pot", come faceva anni fa: forse qualcuno gli ha spiegato come il termine significhi "crogiolo" e sia ben diverso dal multiculturalismo d'accatto predicato dai sinistri nostrani, implicando l'assimilazione dei tratti basilari della cultura ospitante quale precondizione per essere riconosciuti quali membri della società. Un peccato: il metodo ha dimostrato di funzionare, nonostante il rischio dell'indifferenza verso le reazioni peggiori nei confronti di chi non riusciva a fondersi in tale crogiolo.

Al confronto, la società italiana si sta comportando in maniera estremamente tollerante con la quasi totalità degli immigrati. Tale permissivismo, nel breve periodo, permette forse di nascondersi il problema oppure di fingere di risolverlo cedendo alle pretese di chi vuole creare enclaves a sfondo etnico, ma ha un doloroso rovescio: crea dei ghetti, con le stesse prospettive e redditi molto simili alle nazioni d'origine. Meglio pensarci, prima di farci anestetizzare dal buonismo veltroniano.


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sabato, settembre 15, 2007

Aggredire Wolter. A mano armata?

Confronto fra Gianfranco Fini e Walter Veltroni. Leggete anche Chris

1205 Il classico scherzo di AG: la "domanda Pai Mei" . Un ragazzo si alza e chiede della situazione delle borgate romane, citandone tre, di cui due inesistenti. Veltroni abbocca e parte con un pistolotto sul grande la voro fatto sulle borgate e sulla sua profonda conoscenza personale delle periferie.
Quanto s'inacidisce quando realizza di esserci cascato: "non ci sono cascato quindi non mi offendo"... già, già

1202 Veltroni "non è possibile che ogni parte politica per vincere le elezioni cambi la Costituzione".
[NdJCF: peccato che i primi d approvare una riforma costituzionale a colpi di maggioranza sia stata l'Unione, col titolo V; oppure parlava di legge elettorale, con un clamoroso lapsus, ma in quel caso vogliamo parlare di Mattarellum?]

1155: Democrazia e governo. La gente non è stufa di politica; è stanca di una politica che è soltanto dibattito, ma che non sa produrre governo, ossia prendere delle decisioni ed applicarle nella pratica.
Veltroni cita Calamandrei , si dilunga per alcuni minuti e tira fuori dal cilindro il pacchetto di riforme in commmisisone alla Camera, che invita a votare in maniera "baipartisan".
Fini ribatte, giustamente, che nel "pacchetto" che si chiede di votare ci sono le stesse proposte che vennero presentate dal centrodestra e combattute ferocemente dal centrosinistra nella passata legislatura e al referendum. Lo ammettesse e si può parlare di approvazione congiunta. Congiunta, non imposta dalla maggioranza.; s eil problema èla sostanza e non segnare die punti contro l'avversario, non sarebbe stato meglio, ai tempi, modificare la riforma del centrodestra, nel 2006, quando la riforma era ancora in Parlamento e il Parlamento era appena passato al centrosinistra?

1146 Fini meglio di Veltroni: "sarebbe vero, se non la politica non facesse il tifo per alcuni di quei poteri, per poi vedersi restituire il favore"

1145 Veltroni meglio di Rothbard: "I poteri forti sono forti perché se lo sono meritato sul campo"

1140 Perché non abbiamo cacciato Gustavo Selva ed abbiamo aspettato che se ne andasse?
DOmanda per Veltroni: La tessera numero uno uno del PD è stata consegnata a Carlo De Benedetti. Non c'era un operaio, un impiegato, un intellettuale di sinistra che li rappresentasse come "tessera numero uno"? Risposta: CdB ha dichiarato, ma in realtà se Walter sarà eletto (santa modestia) consegnerà la prima tessera ad uno dei "tantissimi " ragazzi che stanno aiutando. [Non credo che a De Benedetti o Bazoli interessino le tessere cartacee; gli bastano quelle impresse a caldo nella psiche dei politicanti che stanno costruendo il Partito Democratico]

Parte uno scambio di battute sui poteri forti.

1130 Le Jene ad Azione Giovani. Hanno più bodyguard, security e cmaeramn loro di Veltroni e Fini messi insieme, alla faccia dei piccoli Davide...

1125 La linea di risposta standard di Veltroni: "il problema è un altro, lasciamo stare". Siamo al quarto "lasciamo stare" in 15 minuti.

1120. La chicca migliore: "di rumeni ne sono entrati tanti sotto Berlusconi quanti sotot di noi,; osno cittaidni dell'EU, non possiamofermarli". Peccato che la Romania sia entrata nella UE il primo gennaio 2007

1110. Giorgia Meloni, moderatrice del dibattito, introduce il primo punto: la Bossi-Fini ed invita alla sintesi. Fini è sintetico e preciso. Veltroni ha un curioso concetto della sinstesi, nove minuti di buonismo: Italia nazione di emigranti, tutti gli immigrati vorrebbero lavorare, sono tutti profughi da guerre civili e disastri di cui noi portiamo la responsaiblità, almeno per omissione.

giovedì, settembre 13, 2007

Aggredire Silvio

Comincia il dialogo fra Silvio Berlusconi ed i giovani di AN. Per chi pensa ad una messinscena: non avete mai visto dei giovani di centrodestra.

1955: batteria morta. Chris e Mithrandir si sono ricordati di caricare la batteria nelle ultime 24 ore - e bloggano meglio di me quindi leggete loro ;)

1952: Forza Italia invierà la propria delegazione alla manifestazione di AN di Ottobre

1950: Giorgia Meloni: Perché allora non l'abbiamo fatto, questo benedetto partito della libertà? Berlusconi: "Siamo rimasti soltanto noi e AN, perché Lega e Udc si sono tirate indietro. Le preoccupazioni, in ogni partito, sono quelle, comprensibili, per il proprio cadreghino"

19.47: "Vedo nel futuro un grande Partito della Libertà, il partito del 2 Dicembre . I "vostri" valori della dignità, dell'Onore, del Valore, della Legge, sono anche nostri. I "nostri" valori della libertà , della dignità, dell'economia di mercato sono i vostri. Gli elettori sono stavolta avanti ai protagonisti di Forza Italia e di Alleanza Nazionale"

1946: Problemi tecnici. Telecronaca migliore da Chris e Mithrandir.

1935: "nella mia ditta" . Ditta, non azienda. Imprenditore , fatto da sé, sino in fondo. Un grande.


1929: L'indulto.Perché Forza Italia lo ha appoggiato?
B: perché, per colpa di certa politica, Castelli non ha potuto cotruire il numero di carceri necessarie per l'Italia.

1925 tricky time: la difesa di Vladimir Putin

1920 Il mondo. Lo scandalo della pena di morte è seguito dallo segno dell'intellighentsia se il condannato è americano, ma il silenzio cala sui morti cinesi. Perchè?

1915 Una nota personale: Berlusconi parla come un liberale classico. Perché, ci chiediamo, perché abbiamo gettato 5 anni?

1910
Berlusconi annuncia la nascita di una istituzione per creare un punto di riferimento ed aggregazione del pensiero liberale, un centro di formazione per i giovani liberali, che sarebbe già a buon punto. Per invertire la marea, per impedire che le utopie continuino a creare dei ripettabili inferni con la scusa di portarci verso il Paradiso.

1905
Come volevasi dimostrare: la prima domanda va dritta al punto: abbiamo governato x 5 anni, la sinistra sostiene che la TV è dominata dal Biscione. Allora com'è che l'egemonia culturale è delle zecchine invidiosette? Perché il centrodestra non è riuscito a fare di più ?
Risponde Berlusconi, con estrema onestà: abbiamo fatto davvero poco. L'egemonia comunista è rimasta dominante, fino al punto di dominare la cultura, indipendentemente dagli assetti proprietari. E' necessario continuare ad aggredire l'egemonia comunista: la sostanza , la speranza della rivoluzione è forse morta, ma rimane la pratica gramsciana che soffoca il panorama culturale italiano, la promozione spietata soltanto per coloro che hanno donato il cervello all'ammasso del partito.

1900
"Iniziamo con le domande da parte dei ragazzi"
"Se sono belle ragazze, sono pregate di corredare le domnde con il numero di telefono"

1844 Arriva Silvio Berlusconi.
Giorgia Meloni aggredisce l'oggetto dell'incontro: Atreju è colui che lotta contro il subdolo nulla che avanza, la decostruzione postmoderna della società occidentale. Il centrodestra è stato, nel 1994, il piccolo Atreju contro il Nulla. Ed ora? Ed ora bisogna lottare.

Rally time e dragoni con la febbre

Giornata positiva sui mercati del credito, oltre che sul mercato azionario. Gli indici relativi al debito bancario stanno recuperando il terreno perso negli ultimi giorni, tornando ai livelli di una settimana fa. Buone notizie sul rifinanziamento della carta commerciale in scadenza sul mercato europeo sembra essere stata rifinanziata, lo yen si sta indebolendo, il mercato comincia a credere ad un taglio di un intero punto percentuale da parte della Fed e JPMorgan avrebbe trovato dei compratori per la parte più rischiosa del debito generato dall’LBO su Boots. La notizia migliore è l’ultima. Le uniche nubi arrivano dall’Asia, dove il rischio inflazionistico minaccia l’economia globale.

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mercoledì, settembre 12, 2007

Aggredire il '68

Cosa è stato il '68 per la sinistra e per l'Italia purtroppo lo sappiamo. Ma cosa è stato il '68 per la destra? Come viene visto e come è stato vissuto?

23.22 Capanna ha smesso mezz'ora fa. In fatto di logorrea, Fidel Castro al confronto è un dilettante.

2130
Parla Capanna. No, ve lo risparmio.

2115 Parla l'Anarca. Impeccabile. Anche a Valle Giulia, a fronteggiare la polizia c'erano i "neri". I rossi, as usual, se la sono data a gambe, salvo prendersi i meriti in seguito.

2100
I giovani erano magigoranza nel '68: adesso, i giovani sono una minoranza, priva della forza d'urto . I sessantottini non hanno voluto crescere, divenire adulti. La conseguenza è che le generazioi successive sono state ricacciate in un'eterna adolescenza, dalla quale non possono uscire a forza, come la generaizone precedente alla loro si è potuta permettere.

20.52 Il '68 ha creato una nuova classe dirigente: la rivolta ha avuto almeno parzialmente successo. Lo ha avuto anche perché esisteva un'autorità con cui dialogare, ma ha minato tale autorità, innescando il declino. Perché? Perché i sessantottini hanno sostituito la classe dominante, ma hanno strumentalizzato alcune delle peggiori strutture, invece che riformare il sistema come promettevano.
I ragazzi del '77 hanno già trovato di fronte poliziotti sindacalizzati e professori ex-sessantottini. Dopo trent'anni, siamo di fornte ad un'oligarchia che si è letteralmente fossilizzata

20.45 Una delle peggiori conseguenze è stata l'egemonia che i reduci del '68 hanno esercitato sul dibattito culturale italiano. Marcello De Angelis (direttore di Area e arcitaliano confesso) ricorda come, ancora dieci anni fa, fosse stato catapultato in un dibattito con Mario Capanna, perché nessun intellettuale avesse accettato un contraddittorio con l'ex-leader del movimento studentesco in occasione della presentazione di un suo libro sul '68.
Al giorno d'oggi per paradosso, permane lo stesso istinto di branco: si denigra il '68, lo si vorrebbe eliminare dai libri di Storia. Si tratta di un errore: le condizioni per la rivolta erano presenti e giustificabili, di conseguenza lo statu quo ante aveva difetti rilevanti, problemi in cerca di una soluzione.

Aggredire il Venezuela

Ronel Gaglio e Cosmo de la Fuentes del movimento studentesco venezuelano raccontano la vita politica in Venezuela.
La nazione sbandierata come modello dalla sinistra "antagonista" è una "democrazia" dove si viene schedati al momento delle elezioni, dove gli osservatori dell'Unione Europea ammettono che la commissione elettorale nazionale è composta da sostenitori del partito al potere, salvo un solo membro. Una nazione inondata di petrodollari, ma dove il governo ha reintrodotto le tessere per il pane ed ha minacciato la nazionalizzazione o la chiusura dei supermercati che non si adeguano alla distribuzione del cibo secondo linee politiche.

Viene da chiedersi: è questo il futuro che ci aspetta, se applicassimo le proposte degli entusiasti (in buona fede) dell'uguaglianza e della solidarietà? E' accaduto in URSS, accade ovunque la giustizia venga pervertita per servire l'eguaglianza a scapito della libertà.


ATREJU-07// Programma

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Rifondazione Khomeinista o semplice stalinismo? Indifferente

Fausto Bertinotti non è mai stato iscritto al PCI negli anni dell'egemonia, ma questo non gl'impedisce di ragionare da perfetto trinariciuto, beatamente ignorante di qualsiasi principio di civiltà elaborato negli ultimi quattro secoli. Un perfetto caso di atavismo, tanto da mostrare paralleli inquietanti con un'altra rivoluzione che ha riportato in auge i Secoli bui, quella Khomeinista. Non fa che rafforzarsi la tesi per cui certi virus non fossero un'aberrazione stalinista, ma fossero diffusi in tutta la sinistra, dentro e fuori il PCI. Basterebbe aver letto Pareto, Popper o Hayek per esempio, ma in fondo ne hanno scritto soltanto un secolo fa. Poco, per i nostri preistorici di ritorno.


Hat tip: Metilparaben su Fai notizia



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martedì, settembre 11, 2007

Credito e liquidità: allacciate le cinture di sicurezza. 600 miliardi d'obbligazioni da rifinanziare e la prima operazione di vendita di debiti da tak

Settimana piena per i mercati monetari e del credito: rifinanziamenti record per la carta commerciale e le tensioni sul mercato obbligazionario amplificano l’incertezza sulla riapertura del mercato dei prestiti, da dove deve arrivare il segnale per calmare i mercati: la conferma che esiste ancora una domanda reale di rischio di credito.

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Liberalismo a sinistra, il nocciolo del problema

Alberto Mingardi e JimMomo si chiedono perché la blogosfera di destra abbia reagito tanto male al titolo del nuovo libro di Giavazzi ed Alesina. Timore di una Sinistra liberista? Niente affatto, credo; motlo più probabile un malinteso riguardo l'oggetto e la ragione delle reazioni ostili. Il nocciolo del problema viene toccato proprio da Mingardi, quando scrive

"Ma non può essere questo il caso, quando destra e sinistra si qualificano sempre di più per il loro approccio a questioni di carattere etico e culturale."

E' questo assunto che ha causato e deve causare la reazione di parte della blogosfera di destra, quella vasta parte che rifiuta l'appiattimento della contesa politica su temi etici, sul bisogno d'identità. Non è un caso che alcune delle reazioni più decise siano arrivate proprio da blogger che di identitario e confessionale hanno ben poco: l'obiettivo è proprio quello di evitare il la polarizzazione a partire da temi etici, per loro natura spesso cause della rinascita dello Stato etico, tendenzialmente autoritario se non totalitario.

Nessuno cerca di marcare il territorio e nessuno piangerebbe se la sinistra smettesse d'essere dominata da socialisti di vario genere, spingendo forse anche ladestra italiana a dare ancora più spazio alle tematiche liberali.
Purtroppo il titolo, se non il contenuto, del libro di Giavazzi ed Alesina si muove nella direzione opposta, dando l'impressione di volere identificare la libertà economica con la sinistra, escludendo la possibilità che esista una destra liberale. Esclusione totalmente antistorica e palesemente falsa, che tuttavia farebbe un gran favore sia a coloro che vedono la destra quale baluardo della reazione clericale, sia a coloro che vorrebbero trasformare la destra italiana in questo incubo. Dobbiamo stupirci che ai liberali questo non vada affatto bene?

La riesumazione del termine "liberista" è anatema per ogni autentico liberale, per due fondati motivi. Uno è quello tradizionale, ossia il timore che una sinistra liberalsocialista pretenda di poter mantenere libertà politiche in un sistema economico statalista; tale eventualità è già stata confutata dalla storia, che ha dato ragione ad Einaudi contro Croce. L'altro motivo è più attuale e molto più pericoloso ed è speculare al primo: se può esistere un liberismo separato dal liberalismo, allora si può supporre la possibilità di difendere le libertà economiche, lasciando la porta aperta alla compressione della libertà in altri ambiti, innanzitutto quello etico.
Il centrodestra italiano, è vero, è anche troppo pronto ad abbandonare il percorso verso un autentico partito liberale di massa, un percorso appena iniziato ed irto di difficoltà, ma a cui almeno formalmente continua ad aderire, nonostante le tentazioni ad applicare appena possibile il tradizionale socialismo conservatore a sfondo confessionale. L'impostazione suggerita dal libro di Giavazzi ed Alesina darebbe il colpo di grazia, senza garantire alcuno spazio a sinistra, dove lo spazio politico e le basi storiche e culturali per una sua crescita sono persino inferiori che a destra. Ancora una volta, vogliamo stupirci che la blogosfera liberale si ribelli ad una simile prospettiva, all'eutanasia ed alla cancellazione del lavoro di una generazione, per compiacere chi vorrebbe riscrivere la storia?


HT: Istituto Bruno Leoni

lunedì, settembre 10, 2007

Ringle: nel mondo della musica, se non sono stupidi nn li vogliamo

L'industria musicale batte un altro record d'intelligenza: una suoneria ... non scaricabile. Il Ringle è un CD singolo in vendita per quasi 7 dollari, che contiene una canzone, un remix ed una suoneria per telefonino. Mi sono perso la fine di Internet con l'impossibilità di comprare tutto questo comodamente via Internet e ritrovarmi il tutto comodamente a disposizione sul PC e sul telefono? Se questa è la soluzione con cui l'industria discografica intende fermare il calo delle vendite dovuto ad un modello di distribuzione rimasto letteralmente al secolo scorso, prepariamoci a dire addio alle varie EMI, Sony BMG Music e Universal Music Group. Non che ne sentiremo la mancanza.


HT: TechCrunch


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Il liberismo è di sinistra quanto l'igiene personale

Ossia, lo vorremmo tutti, ma purtroppo non è per nulla scontato.
Non ho alcun dubbio che Giavazzi, ex socialista autonomista, od Alberto Alesina siano liberali "senza se e senza ma" e che vorrebbero che il resto della sinistra italiana seguisse la strada che hanno tracciato. Questo implica, tuttavia, il ripudio delle proprie radici socialiste e che si riconoscesse l'ovvio: definirsi contemporaneamente di sinistra ed in favore del libero mercato è possibile, ma sarebbe necessario rinnegare gran parte della storia dei maggiori partiti della sinistra italiana degli ultimi 150 anni. Non lo è, rimanendo di "questa" sinistra.

Io sarei felice se socialdemocratici, socialisti e comunisti, di sinistra e di destra, si convertissero al "liberismo"; dovrebbero tuttavia cessare di essere socialisti o comunisti, anche in termini di pratiche di origine totalitaria. Assistiamo invece al prevalere dell'abitudine vagamente orwelliana per la quale a sinistra, una volta convertiti ad una qualsiasi pratica o idea, si pretende di riscriverne la storia e la definizione, dimostrando così di non aver mai errato, neppure quando si aderiva a posizioni opposte.

La storia della sinistra italiana è, da un certo punto di vista, relativamente semplice: le tendenze stataliste, collettiviste, totalitarie hanno assorbito o ridotto alla marginalità ogni altra corrente di pensiero. L'unico servizio che gli sconfitti hanno fatto agli intellettuali di sinistra è quello di fornire loro una serie di figure che, debitamente ripulite, possono essere spacciate per appartenenti sostenitori di politiche che hanno svolto un ruolo positivo nella storia d'Occidente, pronti per divenire "padri nobili" di una sinistra che, nei fatti, li ha emarginati e resi ininfluenti nel proprio sviluppo storico.
A questo modo si può sostenere d'avere seguito quasi ogni principio politico, insieme alla propria antitesi, di averne sempre seguito i precetti, mentre gli altri, coloro che in questo caso si definivano liberali e liberisti, ma non erano comunisti, socialisti, socialdemocratici o "liberal" , non vi hanno mai capito nulla. La Sinistra, come il Duce (socialista massimalista) od il Partito, ha sempre ragione.

Lo abbiamo visto accadere con la democrazia parlamentare, il liberalismo, la tolleranza politica e persino l'anticomunismo, senza neppure il minimo accenno di vergogna o di autocritica: ricordiamoci la farsa del Gramsci "liberale" ed anti-totalitario, oppure le dichiarazioni di Walter Veltroni, ex- gerarca della FGCI, che sostiene di non essere mai stato comunista. Adesso tocca al "liberismo" (l'impiego di questo termine, da solo, chiarisce l'origine del liberalismo di certa sinistra)? 1984 incontra Pinocchio.

E' questo, credo, a causare la reazione vigorosa di alcuni, sul lato destro della blogosfera: non ci preoccuperebbe minimamente vedere la sinistra italiana divenire liberale o "liberista", al contrario ne saremmo felici; ma vorremmo evitare una replica dello scempio a cui ci è toccato assistere già una volta.
Abbiamo già assistito allo scippo ed alla sevizie del termine e della tradizione liberale, abusato da sinistra sino a ridurlo a mero artificio verbale. La sinistra non divenne più liberale, dopo essersi riempita la bocca del termine fino a renderlo quasi un insulto; non credo che diverrà particolarmente liberista, qualsiasi cosa s'intenda con questo termine, tramite un'operazione che non rompe con gli schemi della "superiorità antropologica". Sino a quando si avallano e reiterano certi stratagemmi, né liberali, né liberisti, i riformatori dell'Unione avranno armi caricate a salve, nella battaglia per la mente ed il cuore degli elettori di sinistra.



HT&Round-up: liberalizzazioni.net,The Right Nation,Mithrandir,The right Nation-2,Uncle LVDP,Brother Camelot, JimMomo

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domenica, settembre 09, 2007

Il mondo alla rovescia: naziskin antisemiti in Israele

La polizia israeliana ha arresto arrestato otto membri di una gang neonazista.
Gli otto hanno aggredito omosessuali, tossicodipendenti ed ebrei ortodossi; il fenomeno purtroppo non è nuovo e sull'argomento aveva scritto già tempo addietro l'ottimo Joyce.
Come è possibile essere talmente dementi da aderire ad una ideologia d'intolleranza e sterminio, nel cuore della nazione nata per difendere il proprio popolo dalla ripetizione di atti del genere? L'uomo è talmente folle da poter divenire cieco di fronte alla realtà, fino a giungere a tali abissi di assurdità?
Esistono ancora comunisti convinti di agire per il bene dell'umanità, persuasi che Stalin e Pol Pot siano stati delle aberrazioni, oppure dei tiranni che non avevano alternative; hanno origine in quei socialisti convinti di poter essere tolleranti, liberali e liberisti.
Almeno, questa gente è in errore, ma si tratta un errore di omissione, di mancanza di comprensione delle conseguenze nefaste delle proprie azioni, conseguenze né intenzionali né premeditate. Qui parliamo di qualcuno che va coscientemente contro qualsiasi logica razionale, persino quella della propria stessa sopravvivenza.


Fonte: BBC


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Tutti bestie? In fondo, ho sempre saputo d'essere un porco...

Lo ammetto: Nonostante Giuliano Ferrara abbia vinto la mia stima ed ammirazione imperitura per avermi fatto conoscere il quasi miglior romanzo del ventesimo secolo, non ho mai capito la sua svolta baciapile: come sostiene mio padre, dev'esserci qualcosa, nel mio corredo genetico, che mi rende uno scettico miscredente, incapace di credere o di comprendere pienamente il concetto di "Dio".
Me ne sono fatto una ragione, badate bene. Mi farebbe tuttavia piacere che anche qualcun altro se ne facesse una ragione e lasciasse noi poveri condannati alla dannazione eterna nel nostro brodo, liberi di andare a controllare la correttezza del nostro scetticismo e ad essere smentiti nel peggiore dei modi possibili, come ci pare e piace; è chiedere troppo?

HT:malvino, Iny

Democrazia in svendita o soltanto in saldo?

Veltroni propone di abbassare ad un euro la quota per votare alle primarie. Sarà questo che s'intende quando si parla di svendere la democrazia? Giustissimo, comunque: è giusto che si faccia uno sconto, dato che i voti qui si comprano, pardon, si trovano all'ingrosso e non al dettaglio, come invece tocca fare ad un Mastella o ad un Bassolino qualsiasi, quando arriva il momento di votare in Campania.

Una cosa poco comprensibile, fr ale righe: Veltorni dice che
La quota dei 5 euro potrebbe tra l'altro dare la falsa impressione che con il voto si venga automaticamente iscritti al Partito Democratico mentre, come è noto, non è affatto così: chi andrà a votare aderirà al processo di costruzione del nuovo soggetto politico

Chiariamo subito un punto: queste ""primarie" sono una truffa lessicale, date che non scelgono affatto un candidato premier. Si tratta di una vera e propria elezione del segretario di un partito politico , la prima diretta e non mediata da congressi e delegati. Ottimo, ma perché non chiarirlo prima e dissipare ogni dubbio? E perché si vorrebbe partecipare alla costruzione di un partito e nello stesso tempo non aderirvi?

Per un partito che si chiama "democratico", l'elezione diretta del segretario sarebbe segno di grande coerenza al proprio nome ed ai propri principi . Impieghiamo il condizionale, perché alcuni piccoli particolari smentiscono questo slancio d'amore per la democrazia: il piccolo particolare della ricerca disperata di un candidato unico contornato da avversari di comodo, il pudore, anzi il terrore di chiarire se saranno le camorre, pardon gli apparati margheritini e diessini a controllare l'operazione, l'incertezza su chi possa votare e per che cosa si debba votare, rendono queste elezioni "democratiche" un po' troppo simili alle farse dell'Europa Orientale o al "listone" di Benito buonanima.


HT:Repubblica.it

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venerdì, settembre 07, 2007

Crisi? Quale crisi?

Alla faccia delal crisi: il gestore di fondi di private equity Carlyle ha chiuso le sottoscrizioni per un nuovo fondo da 7 miliardi circa di dollari,dedicato ad acquisizioni aziendali in Europa. Ultimi fuochi di paglia o il sintomo di una certa fiducia nel futuro?

Gli artisti del private equity sono abituati a pensare controcorrente: nulla è meglio di una crisi per convincere il management o i proprietari di un'azienda a vendere e per accelerare il passo della successiva ristrutturazione.
Rimane incoraggiante il fatto che abbiano trovato, a cavallo di una crisi di fiducia sui mercati finanziari, 7 miliardi da investitori istituzionali disposti a dare fiducia ai partner potrebbe segnalare che la propensione al rischio non è scomparsa da ogni classe di finanziatori, ma solo dal settore bancario, che sta scontando i propri problemi.
Rimane il dubbio se questo sia sufficiente, alla luce dei continui problemi sul fronte del mercato della liquidità, che , a giudicare dai dati macroeconomici, stanno cominciando ad inceppare l'economia "reale" almeno negli USA.

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mercoledì, settembre 05, 2007

Zone sismiche nomadi

Il Colosseo sorgerebbe in una zona sismica. E' miracoloso come in duemila anni il monumento sia potuto sopravvivere.
Miracoli degl'ingegneri edili al servizio degli antichi imperatori; gli epigoni dei Cesari, invece, si devono accontentare del piccolo miracolo burocratico permesso dalla dichiarazione di zona sismica, che permetterà di comprare a prezzi scontati gli appartamenti di proprietà pubblica in un'area fra le più costose di Roma.
Per equità e solidarietà nei confronti dei romani meno fortunati e lontani dal centro storico, il miracolo si è ripetuto a nord di Roma, dove terreni sismici sono divenuti improvvisamente edificabili.
Ave, Walter! Il sindaco di Roma e futuro ras del partito democratico, d'altronde, non è nuovo ai miracoli: dotato del dono dell'ubiquità, riesce a candidarsi alle primarie e contemporaneamente andarsene in Africa. Impossibile? Certo che è possibile, altrimenti sarebbe un bugiardo, e sappiamo che il Walter ha sempre ragione.

Hat tip: adestra

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Il dialogo interreligioso di Assisi ha prodotto i primi frutti?

Finalmente lo sforzo per forgiare un rinnovato spirito ecumenico fra le grandi religioni monoteiste comincia a produrre dei risultati! L'islam scopre gli imam pedofili.
Avrei preferito che avessero scoperto Locke e Voltaire, prima, ma per il momento dovremo accontentarci.



hattip:Orpheus.ilcannocchiale.it

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Raccolta degli hedge fund in rosso - causa od effetto della crisi?

Ieri sono stati pubblicati pubblicato alcuni dati sulle richieste di riscatto nel settore degli hedge fund, ossia di restituzione dei fondi investiti : siamo al livello peggiore da sette anni. Nonostante l’importanza data dalla stampa ai problemi degli hedge fund, tuttavia, il dato potrebbe avere meno importanza del previsto.

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lunedì, settembre 03, 2007

Contrappasso sudanese

Non tutto il male vien per nuocere: alcune delle tribù arabe accusate del genocidio in Darfur hanno cominciato a dimpiegare la notevole potenza di fuoco generosamente donata loro dal governo integralista musulmano per ammazzare sudanesi neri, cristiani ed animisti, per ammazzarsi invece fra di loro. Finalmente vedremo le nazioni arabe chiedere l'intervento dell'ONU in Darfur?

"Some of the same Arab tribes accused of massacring civilians in the Darfur region of Sudan are now unleashing their considerable firepower against one another in a battle over the spoils of war that is killing hundreds of people and displacing tens of thousands." Frankly, they deserve it. And given that the international community has failed to do anything to stop their genocide, this sort of internecine warfare will probably do more good than the many celebrities addressing the topic. (da Instapundit.com)

HT:Instapundit.com -

Guerre fiscali, tregue fiscali e finzioni tributarie

Romano Prodi e le cheerleader democratiche hanno ben poca ragione per lanciare anatemi contro Umberto Bossi e le sue (discutibili) dichiarazioni: il loro Ministro Dell'Economia ipertecnico ha impiegato il medesimo linguaggio del becero "senatùr", parlando di "finanziaria di tregua fiscale".

Il vocabolario impiegato dal Ministro dell'Economia smentisce chiunque pretenda che il governo sia animato da ideali di giustizia, a meno di non definire giustizia quella bolscevica o giacobina nel pieno del Terrore: se si parla di tregua, significa immaginare di essere in guerra con una parte della nazione, non certo a caccia di qualche evasore - compito che oltretutto spetterebbe a Vincenzo Visco e non certo a TPS. Evidentemente, si è trattato di un lapsus freudiano, che rimarca una volta di più la natura illiberale del Governo Prodi: con l'evasione, i sudditi si ribellano e di conseguenza meritano d'essere schiacciati, con ogni mezzo.

Da un certo punto di vista, tuttavia, non possiamo che dare ragione al ministro Padoa Schioppa: al di là delle trappole e dei metodi del suo collega alle Finanze, la radice del problema dell'evasione italiana è l'elevato consenso sociale di cui gode, con annessa impunità sostanziale per gli evasori.
In questo senso, il governo italiano è da alcuni anni in guerra contro una parte dei propri cittadini, che non ne riconoscono la legittimità - e la responsabilità è della nostra classe politica.

Una classe politica che è causa ultima dei propri mali, talmente ipocrita da avere adattato, al Fisco dal dopoguerra ad oggi la vecchia barzelletta sovietica sul lavoro: io fingo di pagarti, tu fingi di lavorare.
In Italia, il governo nel dopoguerra ha finto di elaborare un sistema fiscale talmente oneroso e complesso che, se applicato, avrebbe ridotto l'Italia al livello della Bielorussia, con somma gioia dell'elettorato "progressista"; chi produceva, dal canto suo, ha spesso semplicemente finto di pagare. Il pentapartito prendeva voti anche a sinistra, i comunisti inveivano, ma alla fine, forse perché la barzelletta era sovietica, facevano ben poco altro, salvo accodarsi alla mangiatoia quando possibile. E' nata così la perniciosa abitudine ad ignorare la legge, per necessità e per solidarietà verso un comportamento razionale per la propria sopravvivenza, di fatto disapplicando parte del codice tributario in vaste aree d'Italia; purtroppo si sono così avvantaggiati anche coloro che decidono di evadere totalmente.

Nel frattempo, l'arena competitiva è stata invasa dagli amici dell'arbitro. La destra, infatti, ha forse gli evasori, ma la sinistra statalista ha creato legioni di elusori, dotati di legale autorizzazione a dimezzare il proprio carico fiscale. "Imprenditori progressisti", grandi aziende, corporazioni varie di personaggi antropologicamente superiori hanno preso il controllo dell'apparato legislativo e di conseguenza, a colpi di leggine ad hoc degne del Governo Berlusconi, sono in grado di esercitare proficuamente l'elusione fiscale in totale impunità, disprezzando nel frattempo il volgare evasore, spesso troppo piccolo per potersi permettere il lusso di un paradiso fiscale, costose architetture societarie o legioni di avvocati e consulenti per superare la burocrazia a guardia della greppia di Stato.

Il risultato è che probabilmente esiste una fascia di lavoratori ed imprenditori che, anche volendo pagare il giusto, non potrebbe farlo senza fallire, a causa di una legislazione fiscale assurda ed applicata in maniera punitiva e discriminatoria.
La reazione prevalente diventa il muto, istintivo riconoscimento che il governo stia cercando di rinnegare un patto scellerato, ma tristemente necessario. Lo Stato ha creato il problema, lo Stato cerca, agli occhi di molti, di risolverlo nascondendolo sotto le macerie di un'economia che rischia di crollare dissanguata dagli errori e dalle ipocrisie istigati dallo Stato stesso.
Di conseguenza, le campagne di guerra finanziaria e psicologica di Visco, che pretende d'imporre il pagamento d'imposte mai disegnate per essere riscosse, rischiano di avere lo stesso effetto dei rastrellamenti tedeschi: molto odio, poco altro.
Capisco che sia difficile, per chi è vissuto con istinti di crociata e di rivoluzioni socialiste, ma è ora di smetterla di cercare d'imporre con la forza un sistema bacato sin dall'inizio, che se applicato provocherebbe il disastro. Almeno la teocrazia e il comunismo hanno il fascino dell'utopia, ma sfasciare una nazione per una ripicca fra professori di scienza delle finanze è soltanto squallido.


Hat tip: Temis

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giovedì, agosto 30, 2007

Hedge fund, i padroni del merrcato?

Uno studio di Greenwich Associates (riportato dal WSJ) ha cerato di fare luce sull'affermazione secondo la quale sarebbero oramai gli hedge fund ad essere i "padroni" del mercato, spodestando il cosiddetto "real money", ossia gli investitori istituzionali teoricamente abituati a pensare in maniera più conservativa ed orientata al lungo periodo.
I dati raccolti dalla società di consulenza americana sono eclatanti, a prima vista: il 30% dei volumi scambiati sul mercato del reddito fisso americano sarebbero da riportare all'attività degli hedge fund, con punte fino all'85% in alcuni ambiti. Se si considerano gli strumenti derivati e non i titoli veri e propri, la percentuale generale sale al 55%.

Si tratta di uno studio che darebbe ragione a coloro che sostengono che siano tali fondi speculativi a generare instabilità? Non necessariamente.

Analizzando i dati, bisogna innanzitutto notare come il dato si riferisca ai volumi scambiati, ben diverso dal volume di strumenti detenuti. Gran parte degli hedge fund seguono strategie che tendono a modificare il proprio portafoglio di investimenti molto più spesso rispetto agli investitori istituzionali tradizionali e di conseguenza, ad effettuare operazioni molto più frequenti, evidenziando .

In secondo luogo, gli hedge fund stessi garantiscono spesso una funzione essenziale, ossia quella di provvedere liquidità sul mercato, una funzione che beneficia anche gli investitori tradizionali. Molti di essi si concentrano in attività di arbitraggio,nello sfruttare a proprio vantaggio ed eliminare inefficienze temporanee di mercato. Le lamentele sull'aumento di volatilità generato dagli hedge fund significano anche che adesso esiste un mercato funzionante, anche se volatile, per titoli e per assett classes che in precedenza, molto semplicemente, non ne avevano e quindi erano impossibili o quasi da vendere, una volta acquistate.

In terzo luogo e più in generale, molti investitori "tradizionali" stanno a loro volta investendo in hedge fund: questo significa che, invece di operare direttamente sul mercato del reddito fisso, acquistano quote di fondi che a loro volta investono sui mercati. Funzioni e strategie che prima venivano eseguite sempre dai medesimi attori adesso vengono semplicemente svolte da veicoli d'investimento separati e specializzati.

Gli hedge fund, come i fondi di private equity, non sono una moda passeggera od un sistema per truffare l'investitore; sono uno strumento innovativo, spesso impiegato in modo improprio ed anche abusato per fini truffaldini, come qualsiasi innovazione, ma sono qui per restare: si tratta di un altro aspetto della sorta di "rivoluzione industriale" che ha rivoluzionato la finanza negli ultimi decenni, grazie al mutamento tecnologico che ha permesso una nuova divisione e specializzazione del lavoro. Come in ogni industria relativamente giovane ed in espansione, stiamo assistendo ad eccessi di entusiasmo e di capitale a disposizione del settore, che finanzierà anche troppi operatori privi della qualità per sopravvivere nel lungo periodo e interessati soltanto a sfruttare quanto più possibile il momento favorevole. In questo senso, gli attuali problemi del settore sono più un effetto dell'eccesso globale di liquidità, che ha portato a finanziare anche gestori mediocri; più che una delle cause dell'instabilità finanziaria, un sintomo di problemi nati altrove.

mercoledì, agosto 29, 2007

Evasori, elusori e grassatori

I miei complimenti al governo Prodi ed alla sua maggioranza, che hanno "dimenticato" di eliminare lo scandalo delle esenzioni dall'ICI per gli immobili in cui la Chiesa cattolica e le ONLUS svolgono attività commerciali, con il risultato di finire sotto inchiesta dalla Commissione Europea per aver violato le norme sulla concorrenza sleale. Non si parla delle opere di beneficenza: nessuno contesta l'utilità di non tartassare attività sussidiarie a funzioni che lo stato pretende proprie, ma soltanto che tali privilegi non dovrebbero essere estesi alel normali attività commerciali di tali istituzioni.
D'altronde, è quasi inutile stupirsi di tale favore: viviamo in una nazione che permette ai soliti noti, grandi aziende in testa, di eludere le tasse autoriducendosi il carico fiscale quasi a piacimento, ma pretende di vessare chiunque altro con una tassazione effettiva dal 50 al 70% del proprio reddito. ci si chiede se sia il concetto di concorrenza sleale a mancare alla nostra classe politica, o semplicemente quello di concorrenza, che non sia quella fra amici degli amici per spartirsi il bottino fiscale e per comprarsi greggi di voti.
Siamo davvero una Repubblica democratica fondata sul lavoro - degli altri.


HT: DAW,Dottorando,radicali.it, Metilparaben

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martedì, agosto 28, 2007

Palazzo Chigi , Africa

Veltroni sostiene che a Palazzo Chigi ci andrà solo se eletto: niente sostituzioni "in corsa" con Prodi. Ammirevole, soprattutto con la popolarità del governo in caduta libera, ma sarebbe interessante cosa accadrà alla prima occasione in cui gli verrà offerto il posto di premier.
Il sindaco di Roma, infatti , non è esattamente nuovo a improvvise amnesie: dopo aver annunciato il suo ritiro dalla politica per andarsene in Africa, lo ritroviamo candidato unico alla segreteria del Partito Democratico.
Adesso che il suo obiettivo è "consolidare Prodi e non sostituirlo", ci dispiace quasi per il destino del "povero" Romano.


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domenica, agosto 26, 2007

Quando Cesare ci restituirà quel che non è di Cesare?

Oscar Giannino su Libero del 25 Agosto parla dell'altra faccia del pianeta tributario: i crediti vantati dai contribuenti nei confronti dell'erario, una somma che potrebbe facilmente arrivare a 26 miliardi di euro.
I decenni necessari per ottenere un rimborso, il paradosso della necessità di prestare garanzie per poter presentare domanda di rimborso, gli interessi irrisori sulle somme ingiustamente trattenute, se comparati a quelli dovuti in caso di debiti fiscali: quando si tratta di gestione delle materie fiscali, è proprio il governo il primo a predicar bene ed a razzolare malissimo, a dare un pessimo esempio di comportamento moroso ed arrogante, quasi a rimarcare continuamente quanto il contribuente italiano sia un suddito, non un cittadino.
Perché non cominciare a correggere questa palese ingiustizia, destinando il nuovo "tesoretto" al ripianamento di parte dell'ingente debito che lo Stato ha nei confronti del popolo italiano?


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Hedge fund pericolosi per l'economia? Le banche potrebbero essere peggio

Uno degli editoriali della rivista Barron's identifica la domanda di cui vorremmo avere tutti la risposta: Anche se il mercato evita una crisi di liquidità (ossia fiducia) nell'immediato, la fine del credito facile condurrà ad una riduzione dell'attività economica tale da portare ad un crollo dei profitti aziendali?
Significherebbe la rimozione del maggior fattore rimasto a sostenere i mercati in questo momento, ossia la convinzione che, per quanto le decisioni di credito siano state eccessivamente ottimistiche, le prospettive di crescita economica reale siano ancora relativamente robuste e quindi, in fondo, gli investimenti finanziati con tale debito siano in fondo sani.

Una grossa, grossa domanda. Sino a poche settimane fa, la risposta avrebbe potuto essere positiva, almeno al di fuori degli USA, dove la crisi dei subprime potrebbe essere letta come un un sintomo delle difficoltà del mercato immobiliare in generale e non la causa del problema. Negli ultimi giorni, invece, sta forse emergendo un elemento da prendere in maggiore considerazione di quanto sia stato fatto sinora: la scoperta delle dimensioni delle scommesse effettuate con debito a brevissimo termine da consociate bancarie sta creando problemi maggiori del previsto.
Non dobbiamo temere gli hedge fund, ma le solite, vecchie, tradizionali banche commerciali?

Secondo l'opinione prevalente, l'improvvisa carenza di liquidità avrebbe dovuto portare soltanto a perdite nel mondo hedge fund, disperdendo così il danno su numerosi attori del mercato, ma contenendo i danni all'economia reale che non si sarebbe ritrovata con un sistema dei pagamenti e di finanziamento dell'attività commerciale danneggiato.
In realtà, moltissime banche tradizionali, soprattutto tedesche, hanno impiegato delle strutture fuori bilancio, poco visibili in tempi di calma, per finanziare investimenti rischiosi, altamente speculativi e a lungo termine con denaro preso a prestito a brevissimo termine sul mercato della cosiddetta commercial paper, impiegata anche dalle grandi aziende per finanziare il proprio capitale circolante.

La conseguenza inattesa delle perdite sui subprime è stata quindi quello di gettare nel panico uno degli angoli più tranquilli del mercato, chiudendolo sia ai veicoli dell'ingegneria finanziaria che alle tradizionali aziende industriali e commerciali. Tali aziende si stanno rivolgendo ora alle proprie banche per ottenere tali finanziamenti a breve, aggravando ulteriormente il problema della scarsa liquidità a disposizione del sistema bancario, che deve ora sostenere i propri clienti e finanziare da solo investimenti che non avrebbe dovuto neppure avere in bilancio; oppure stanno riducendo l'attività economica, colpendo l'economia reale.
Il danno potrebbe essere soltanto temporaneo, ovviamente: una uscita ordinata e rapida dei debitori speculativi dal mercato riporterebbero la calma anche in quest'angolo del mercato; eppure si tratta di un ulteriore canale di trasmissione di crisi che rischia di essere regolarmente trascurato, creando danni maggiori del previsto.

Ironia della sorte: se, paradossalmente, il processo di disintermediazione bancaria fosse davvero arrivato al punto temuto dalla BIS o dalla Fed, le preoccupazioni a medio termine degli eccessi sul mercato del credito sarebbero state molto minori.
Le istituzioni finanziarie preposte a regolare i marcati hanno passato anni a preoccuparsi del fatto che l'innovazione finanziaria non portasse soltanto ad una utile diversificazione, riducendo il rischio sul sistema bancario in senso stretto, ma che il rischio finanziario divenisse anche troppo disperso, finendo in mani poco esperte.
Un ulteriore danno all'economia reale, forse quello decisivo, potrebbe invece arrivare non dai selvaggi speculatori degli hedge fund, ma proprio da quei banchieri tradizionali che hanno voluto giocare, al riparo da occhi indiscreti, con quei rischi che avrebbero dovuto capire meglio degli altri.


HT: The Big Picture,wsj (su Sachsen LB)

Persino l'Espresso ?

L'Espresso s'accorge come il cibo organico non sia una cura miracolosa per i mali del mondo, ma possa essere un rischio globale. Strano come certi giornali siano pronti a tradurre e pubblicare entro poche ore trafiletti di cronaca dell'Economist se parlano male dell'odiato Berlusconi, ma si lascino sfuggire per mesi ponderosi reportage in prima pagina, quando ciò che non rientra nella visione del mondo "antropologicamente superiore" della sinistra di Capalbio.
Movimenti ed associazioni organici, "equi e solidali" sono sicuramente pieni di buone, ottime intenzioni, ma troppo spesso appaiono ciechi alle conseguenze inattese del proprio comportamento e troppo pronti a scomunicare coloro che puntano il dito sulle contraddizioni di una visione utopica che talvolta sembra sostituire la scienza, nella difesa delle ragioni del biologico, che in fin dei conti può avere successo quale tecnica, non certo come teologia.

Hat tip:A Conservative Mind

giovedì, agosto 23, 2007

Tutto il mondo è paese. Dei Cachi

Scandalo in Turchia per il "risotto del peccato". Vedo con piacere che i turchi stanno adeguando gli standard di comportamento dei loro uomini politici a quelli europei: ancora un po' d'impegno nel fare fesserie e potrebbero avvicinarsi agli eccelsi livelli dei nostri parlamentari e ministri.


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mercoledì, agosto 22, 2007

Disneyworld? tutto il mondo è paese

Problemi di reperibilità dei brambilliani ad Agosto? Forse, ma non credo che una telefonata al Botteghino od in una qualsiasi altra sede di partito italiano, centrale o periferica, farebbe trovare granché. Alcune parti d'Italia chiudono ancora, del tutto, ad Agosto. Purtroppo, a Settembre riaprono.

martedì, agosto 21, 2007

Liquidity daily

il problema della liquidità è che non c’è mai quando ti serve. Fra il generale nervosismo, si moltiplicano le iniziative di alcuni dei partecipanti al mercato per ridurre limitare i danni dovuti all’improvviso inaridimento delle fonti di finanziamento a breve termine, con le quali avevano effettuato investimenti a lungo termine: la cosiddetta trasformazione delle scadenze, tipica attività bancaria che ha già causato più di una crisi finanziaria.

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Mai svegliare il can che dorme

Ieri, il punto più attivo del mercato obbligazionario americano è stato l’angolino solitamente più tranquillo: il mercato monetario. Non si tratta, ovviamente, di un buon segnale, nel breve termine, soprattutto se sommato alle disavventure del sistema bancario tedesco (forse soltanto agli inizi) e ai preparativi “americani” di Deutsche Bank, KKR e Goldman Sachs, che indicano la possibilità del protrarsi di condizioni creditizie difficoltose.

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La democrazia serve a qualcosa. Non a questo.

Bossi annuncia un referendum sullo sciopero fiscale. Buon colpo di teatro, anche se vagamente contraddittorio: lo sciopero fiscale serve proprio quando i produttori di ricchezza sono ridotti in minoranza, rispetto ai consumatori di ricchezza e non sono più in grado di controllare il risultato del sistema elettorale in campo fiscale, lasciando campo libero alla rapina, pardon, redistribuzione sociale.
Non sono certo, viste le posizioni leghiste sulla previdenza e sui servizi pubblici locali, che il risultato del referendum sarebbe del genere preferito dagli amanti del laissez-faire; il dubbio che mi resta è se siano soltanto gli istinti di buona parte del vertice ad essere statalisti, o se lo sia anche la base, soprattutto quella militante; in quel caso, purtroppo, la resistenza fiscale apparirebbe soltanto come un pretesto, o come un'arma da brandire contro il nemico di turno, non come uno strumento per ampliare la libertà dei cittadini.


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sabato, agosto 04, 2007

Ciao Ciao

Via, via dalla pazza folla. A risentirci dal 20 Agosto

Lo chiamano tesoretto, ma si scrive bottino . O riscatto.

SI continua a definire "tesoretto" quello che governo, sindacati e cosche varie insediate nell'attuale Parlamento si sono spartiti dopo una gazzarra degna di una sceneggiata napoletana (le mie scuse a Mario Merola ed ai napoletani per essere stati paragonati ai notir parlamentari).

L'oggetto del contendere andrebbe chiamato bottino o refurtiva. Ci si spartisce, infatti, il bottino di una rapina o di uno scippo e questo è, in effetti il frutto di una doppia rapina: quella dello Stato verso i contribuenti, triste certezza della vita italica; quella dell'attuale maggioranza verso il governo precedente, villipeso per quei condoni che hanno allargato la base imponibile e per il presunto "buco" che si è rivelato un piccolo pozzo di petrolio, prontamente dilapidato.

giovedì, agosto 02, 2007

Gregari di lusso e partiti al condizionale

Joey lo ha giustamente definito un "gregario di lusso": Antonio Martino è un bravissimo oratore, un esempio da seguire in fatto di equilibrio e decisione, una miniera di buone idee, un grande liberale, nel senso pieno e classico del termine; eppure il partito di cui ha la tessera n.2 lo riverisce, ma non lo ascolta.

Proprio per questo, la sua vicenda all'interno di Forza Italia getta luce sul problema maggiore del partito: la differenza fra ciò che potrebbe essere e quello che è. Se soltanto l'élite del partito "azzurro" si sforzasse di seguire non dico i propri ideali, ma di dare retta ad una frazione della propria stessa retorica, di sfruttare le risorse di cui abbonda, sarebbe il miglior partito di centrodestra possibile in Italia.
In questo senso, Forza Italia rappresenta un "partito al condizionale" : potrebbe e dovrebbe essere, ma ancora non è.



Hat Tip : AtrocePensiero

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Oste, com'è il vino? Blackstone e le sue banche

Una parte degli scandali di Borsa che seguirono lo scoppio della bolla, nel 2000, era collegata al ruolo degli analisti, che molto spesso pubblicavano giudizi molto più correlati con le posizioni della propria banca che con le genuine opinioni su di un titolo od un'azienda.
A quanto pare, il lupo ha perso il pelo, ma non il vizio: mercoledì scorso era la prima giornata nella quale gli analisti delle banche d'affari potevano, legalmente, pubblicare giudizi su Blackstone, la società di gestione di fondi di Private equity appena sbarcata in Borsa. Il titolo è stato gratificato da da una lunga serie di "buy" e di lodi sperticate. Peccato che ad essere ottimisti siano stati soprattutto gli analisti delle numerose banche che hanno collaborato all'IPO .
Gli unici a nutrire qualche scetticismo sembrano essere gli analisti delle poche banche non coinvolte in affari con Blackstone - e gli investitori, che hanno visto l'azione perdere il 23% in poche sedute. Complimenti per l'indipendenza di giudizio.

Fonte: DealBook - New York Times

The Blackstone Group has been feeling a chill on many fronts lately — from Capitol Hill, labor unions and the stock market, just to name a few. But the private equity giant got a big batch of love letters Wednesday from the research departments at investment banks, which initiated coverage on Blackstone en masse with droves of “buy” ratings.

Banks say that their equity research is unaffected by their underwriting business. So Wednesday’s wave of optimism was theoretically unrelated to the fact that nearly every major Wall Street firm, and many minor ones, were on the team that helped sell Blackstone’s $4.7 billion offering to the public in June.

The highly anticipated offering not only raised billions for Blackstone, which buys companies in hopes of turning them around and selling them at a profit, but also allowed many of the firm’s insiders to cash out part of their stakes.

However, for many who bought the new shares — including the government of China — the I.P.O. has been a money-losing proposition.

Shares of Blackstone have declined 23 percent from their offer price, making it one of the year’s worst-performing I.P.O.’s. [...]

Reuters on Wednesday ticked off the banks issuing ratings of “buy”, “overperform” or “overweight” on Blackstone: Merrill Lynch, Citigroup, Lehman Brothers, Morgan Stanley, Deutsche Bank, Credit Suisse, and Banc of America Securities. All the banks had some role in the I.P.O., which was led by Morgan Stanley and Citi.

One of the few outliers was Wachovia Securities, where analyst Douglas Sipkin rated Blackstone’s shares a more-tepid “market perform.”


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mercoledì, agosto 01, 2007

Prodi Savonarola

Romani Prodi si chiede perché nelle omelie non si dica mai una parola sulle tasse. Anch'io me lo chiedo, ma penso che le parole di qualche parroco non piacerebbero per nulla al nostro premier.
Tralascio la grande laicità di un premier che ne parla in continuazione quando è il centrodestra ad a cercare- sbagliando - di arruolare i vescovi o di nascondersi sotto le oro sottane; so che la coerenza non è affare dei politicanti.
Tuttavia, tirare in ballo il clero sulla decima da versare alla Repubblica italiana non mi pare una scelta felice; qualche sacerdote potrebbe ricordare dal pulpito come il livello di tassazione italiano, aumentato da questo stesso Governo, sia uno scandalo agli occhi di Dio, soprattutto visto il livello pessimo dei servizi offerti in cambio dei nostri soldi.
Non so se l'evasione fiscale sia peccato, ma l'ultima volta in cui ho controllato (molto, molto tempo fa), "non rubare" era un precetto citato alquanto esplicitamente nella Bibbia. Non ricordo esenzioni alla regola, anche nel caso in cui il ladro si autodefinisca mio signore e padrone.


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Indulto: quasi un successo?

Dopo un anno, ne sono rientrati 4. 523 su 26. 609, il 17%. Molto meglio della recidiva per chi esce "normalmente" dal carcere, di olito intorno al 68%. Sono abbastanza perplesso rispetto a numero che ricordavo più alti, ma tant'è.

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