lunedì, novembre 29, 2010

Pubblico non è sinonimo di statale, non solo nell'acqua

Giordano Masini affronta bene  la vicenda dell'acqua (statale)  all'arsenico Non è la proprietà statale dell'acqua ad evitare danni ; Al contrario, indebolisce i controlli e la moltepicità degli attori  che permette pesi e contrappesi nella gestione di un bene tanto prezioso. UNa società privata sarebbe controllatamolto più severamente da una burocrazia statale, o ancora meglio da istituti di sorveglianza privati e dai media, rispetto all'attuale controllo effettuato da una branca della burocrazia su di un'altr,a con l'indipndenza che possiamo immaginarci.

Una sola nota: non usiamo più il termine "pubblico", per favore, al posto di statale: è fuorviante. Acqua "pubblica" dovrebbe solo significare disponibile a tutti coloro che la pagano, senza discriminazioni. Una società che fornisca un servizio di questo tipo potrebbe essere benissimo privata, come accade in molti altri contesti. A contare, qui, è la proprietà governativa, statale. La confusione fra i  due termini è il solito, patetico tentativo di inquinare la lingua per impedire un dibattito razionale. I collettivisti chiamano le pretese "diritti", i socialdemocratici "liberali",  e così via, per acquisire un vantaggio morale, indipendentemente dalla bontà delle posizioni che propongono.

Panico: PIGS ed Italia in affondamento nonostante il bailout

Il salvataggio irlandese, invece di ripristinare la fiducia, sembra avere dimostrato che il re è nudo. Aggiungete il risultato debole dell'asta italiana e capirete i dati qui sotto.


Dopo una mezz'ora di ottimismo, il mercato si è di nuovo girato al brutto: il salvataggio irlandese è l'ennesima minestra riscaldata e, leggendo fra le righe, si comprende che alla già "salvata" Grecia vengono concessi altri due anni di grazia sui propri prestiti. Il termine "disciplina" non sembra appartenere al vocabolario eurocratico e questo non può certo tranquillizzare gestori e banchieri.

Ecco i livelli dei CDS sulle nazioni sovrane
GREECE 925/965 -10
PORTUGAL 540/560 +40
SPAIN 340/350 +18
ITALY 230/240 +17
IRELAND 595/625 +10

Il Portogallo è ormai un obbiettivo minore: gli investitori in panico stanno vendendo anche rischio Italia e Spagna, i grandi malati. icordiamo che la Spagna è grande quanto gli altri PIGS, mentre l'Italia ha PIL e debito maggiori della somma di tutti gli altri.


Proprio l'asta del BtP italiano è stato il definitivo segnale di resa. La domanda è stata scarsina ed i rendimenti hanno fatto un balzo in avanti: 54 basis points , mezzo punto, per il decennale, ai massimi dal Giugno 2009.

Chi si illudeva di calmare il mercato con l'ennesima ripetizione retorica, si deve ricredere rapidamente.
L'unica speranza per la giornata è il POMO, la sessione di acquisto di titoli di Stato USA che la Fed terrà questa mattina: una iniezione di liquidità che potrebbe drogare il mercato e sostenerlo almeno nel breve periodo.


Ecco la tabella sui risultati delle aste del BtP . Il bid to cover, ossia il rapporto fra domanda ed offerta, è decisamente al di sotto del solito.

TIPO TITOLO CCTeu T.V. BTP 2,25 % BTP 3,75 % ISIN/TRANCHE IT0004652175/03 IT0004653108/03 IT0004634132/07 SCADENZA 15/10/2017 01/11/2013 01/03/2021 IMP.MIN/MAX OFF. 1.000/1.500 1.500/2.500 2.000/3.000 IMP. OFFERTO (mln) 1.339 2.5 2.998 IMP. RICHIESTO (mln) 1.848 3.45 3.816 IMP. ASSEGNATO 1.339 2.5 2.998 Bid to cover 1.380134429 1.38 1.272848566 PRZ. AGGIUD.NE(%) 98,12 98,35 94,79

Ed ecco il grafico dell'andamento dei tassi pagati dal BtP. Ricordiamo che i prezzi si muovono in maniera inversa rispetto ai tassi: state guardando un baratro a testa in giù (hat tip Il grande bluff)



sabato, novembre 27, 2010

DOmande e risposte

Ecco quello che succede a lasciare la bandiera liberale in mano a una masnada di ex-socialisti ed ex-comunisti che non sono neppure tanto ex-, visto quanto si vantano del proprio passato. Non dovremmo stupirci, se quella bandiera la usano prima come foglia di fico e poi come carta igienica.
La maggior parte dei nostri parlamentari è avvocato. Già questo dovrebbe farci capire che qualcosa funziona male: è come se il CdA di un ospedale fosse in maggioranza composto da esponenti delle pompe funebri. Nicola Porro realizza che abbiamo di fronte un governo Illiberale, visto che ha reintrodotto le tariffe minime per gli avvocati. Aggiungo che ha anche di di colpo riservato tutta una serie di materie agli azzeccagarbuigli, condannando alla disoccupazione stimati professionisti con vent'anni di carriera alle spalle.

Nicola si domanda:

Ma questi il mercato se lo sognano solo nei programmi elettorali?

"

Non tutti, ma troppi, sì. Ed è ora di smetterla di fare sconti agli illiberali, ai furbi, ai collettivisti ed agli arraffoni, soltanto perché si fingono "dei nostri". Non sono dei nostri, sono dei loro e non aspettano altro che pugnalarci alle spalle, per ricominciare a scroccare impunemente.

mercoledì, novembre 24, 2010

Riforme strutturali in Europa: 1 immagine vale mille parole

Qui sotto, la mappa delle riforme fatte e di quelle da fare, per nazione d'Europa.
Suggerirei umilmente al nostro centrodestra di piantarla di perder tempo con escort, svampate senili e litigate sull'eredità e darsi da fare (il nostro centrosinistra è gentilmente pregato di fare i conti con il proprio passato, una volta per tutte, prima di ripresentarsi).
Perché non c'è molto tempo: il gap è enorme e, per usar eun termine tecnico, siamo fottuti e se qualcuno se ne accorge andrà male. Male, in stile 1992.
Ricordiamoci che la Grecia è messa molto peggio di noi, ma il Portogallo e la Spagna sono al nostro livello e l'Irlanda è più avanti. La differenza è che nessuno di questi, neppure la Spagna che ora rischia, si è mangiato il futuro di un'intera generazione, ipotecato dal nostro gigantesco debito pubblico. Noi sì, senza rimorsi e con gli occhi fissi al Sol dell'Avvenire. L'avvenire è arrivato e noi siamo ancora qui, a credere ai pifferai social-collettivisti e ad additare come colpevoli i pochi chi metteva in guardia dal disastro.




Fonte: IMF Lifting Euro Area Growth: Priorities for Structural Reforms and Governance

"

martedì, novembre 23, 2010

Bravo Gianmario

Chi scrive stima Saviano. Ma non lo ritiene la Bibbia. E così certi luoghi comuni sulla sua (e la mia) terra non mi piacciono. E non mi piacciono nemmeno certi discorsi sui rifiuti tossici che i cattivoni del nord hanno portato al Sud. Si tratta di un fatto noto, avvenuto con la compiacenza di camorre locali e cittadini poco coraggiosi. Per tacere dei politici locali. Però, queste attività criminali poco o nulla c’azzeccano con la gestione ordinaria dei rifiuti, con la raccolta differenziata, l’umido, le ecoballe, i Cdr, i termovalorizzatori, le discariche. L’eterna emergenza rifiuti è colpa delle nostre amministrazioni locali, dalla Regione ai Comuni. E a noi spetta risolvere il problema che noi stessi, e solo noi, abbiamo creato. Mentre la storia dei rifiuti tossici è un problema che deve risolvere la Magistratura, che pur lentamente sta lavorando. Il resto sembra il solito scaricabarile, tipica malattia italiota.


Saviano, i rifiuti, il Nord e il Sud | Gianmario Mariniello


lunedì, novembre 22, 2010

Mai più file persi: Google fonde Office con Google Docs.

Spettacolo: Google lancia un Plugin che fonde Microsoft Office con Google Docs. Ancora in beta ed in prova, ma Google promette di far avverare un sogno a lungo accarezzato da chiunque lavori su più di un computer: avere una copia dei propri documenti a disposizione, dovunque ci si trovi, sempre aggiornata. Esistono già altri servizi, come DropBox, ma nulla di completamente immediato, integrato con Office, automatico e gratuito.

Irlanda - Bailout? Quale Bailout?

Le notizie del "salvataggio" irlandese non hanno avuto l'effetto sperato: titoli e CDS delle nazioni sovrane stanno di nuovo soffrendo.
Il CDS sull'Irlanda è in peggioramenteo per 12 basis points a 512, Spagna e Portogallo seguono a ruota ed anche l'Italia non se la cava bene, nonostante regga relativamente meglio degli altri periferici.

Di certo non aiutano le incertezze sulla struttura del pacchetto di salvataggio, ma rimane la sensazione che il rimedio sia, al momento , quasi peggiore del male: un palliativo che lascia irrisolto il gigantesco problema di un sistema bancario europeo malandato a causa, soprattutto, del suo intreccio con la politica. La bolla immobiliare e le distorsioni monetarie inflitte dai governi UE hanno minato i processi di selezione della classe imprenditoriale bancaria; in nessun luogo questo è più evidente che nel settore delle banche statali tedesche. Questo salvataggio è una manovra ipocrita, che salva proprio le banche europee fingendo di aiutare una governo che, non a caso, non aveva intenzione né necessità di un aiuto. I mercati stanno svelando questa ipocrisia, almeno sino a quando gli USA saranno in uno stato semifestivo.
Al rientro delle truppe cammellate di Bernanke, è possibile che alcune decine di miliardi di dollari di fresca stampa possano tamponare, di nuovo, il problema, trascinandoci di nuovo verso l'alto. Icaro, dove sei?

sabato, novembre 20, 2010

Obama proclama la "giornata mondiale dell'imprenditore", ma pensa solo ai faccendieri.

Barack Obama ha provlamato la giornata nazionale dell'imprenditore.

Purtroppo, sia le sue azioni che le sue amicizie sembrano indicare come non conosca la differenza fra un faccendiere ed un imprenditore. Parliamo del Presidente che ha minato la certezza del diritto commerciale, si è vantato di aver aumentato burocrazia e regolamentazioni, interferisce allegramente con il funzionamento del mercato ogni volta che può e che, dulcis in fundo, vorrebbe alzare le tasse proprio sulla classe imprenditoriale.

Sarebbe una crudele ironia, la beffa dopo l'insulto, anche senza considerare un'ipotesi ancora più inquietante: che Obama non conosca la differenza fra imprenditori e faccendieri. Gli "imprenditori" di Obama non sono i produttori di ricchezza, se non incidentalmente. Sono coloro che hanno beneficiato di aiuti di Stato, dei favori di burocrati ed amministratori pubblici, o la cui carriera si basa su "affari" all'ombra delle pressioni politiche. D'altronde, Obama si è sempre circondato ed ha fatto carriera in un ambiente ben poveri d'imprenditori, ma pieno, oltre che di terroristi e razzisti, di faccendieri come Tony Retzko, condannato di recente, o come il suo ex "zar dell'automobile", Steve Rattner, colto con le mani nel sacco a corrompere consiglieri di fondi pensione e che rischia l'interdizione a vita dall'industria finanziaria.

Hat tip (con alcunoe interessanti note storiche) su Downsizing the federal government

giovedì, novembre 18, 2010

Irlanda: la farsa continua

La farsa europea continua: siamo arrivati al paradosso per cui L'Unione Europea obbligherà l'Irlanda ad accettare un pacchetto di aiuti che il governo dell'isola non ha chiesto e non desidera. I miliardi europei non sono indispensabili per la salvezza di Dublino, ma saranno utili ad evitare problemi ad alcune banche europee ed imbarazzi alla classe politica continentale.
A pagare, inutilmente, sarà come sempre il contribuente.

Non nascondiamoci, per favore, dietro ad alti discorsi sulla stabilità del sistema e sui doveri fraterni verso l'Irlanda. La crisi celtica è ben diversa da quella greca: il governo si è sempre comportato prudentemente, al contrario di Atene. Il motivo scatenante della crisi sono i debiti bancari agli speculatori edilizi, ora in massiccia sofferenza.
Il governo irlandese, di fronte alla prospettiva di un'ondata di fallimenti, ha imprudentemente garantito tutte le passività del settore, anche se per un periodo di tempo limitato, al momento sino al 30 giugno 2011. Nel frattempo, si sta cominciando a separare i depositi dal resto delle strutture bancarie, spianando la strada per una ristrutturazione che non punisca il correntista, ma che potrebbe invece costar cara agli investitori obbligazionari.

La soluzione razionale sarebbe infatti quella di far pagare i responsabili: i dirigenti delle banche imprudenti e gli investitori nelle stesse banche, azionisti ed obbligazionsiti, nel caso fosse necessaria una ristrutturazione delle stesse per eccessive perdite, tramite procedure come il concordato preventivo italiano o il Chapter11 statunitense, per le aziende industriali. Purtroppo, il settore bancario ha caratteristiche particolari e sinora sono mancati strumenti legali adeguati, a causa del rifiuto delle autorità di regolamentazione di lasciar funzionare correttamente il meccanismo di mercato: le leggi che rendono il settore bancario un caso a parte hanno anche distorto l'evoluzione del diritto fallimentare bancario, lasciandolo arretrato rispetto a quello industriale.
Dopo anni di ostruzionismo politico, ci si sta finalmente avvicinando alla costruzione di un impianto legislativo adeguato alla realtà del sistema finanziario: il comitato di Basilea sta studiando proposte che permetterebbero di limitare l'impunità delle banche e di costruire una procedura in grado di bilanciare protezione del sistema e assunzione di responsabilità (e predite) per gli attori coinvolti, riducendo lo spreco di denaro pubblico e l'interferenza governativa.

La strada presa dall'Unione Europea è una parodia perversa dei salvataggi del passato. Come per la Grecia, il motivo di tanta sollecitudine e del desiderio di violare lo spirito dei trattai europei risiede nell'incompetenza e nella miopia della classe politica europea. Le banche regionali tedesche e le assicurazioni francesi sono fra i maggiori detentori di bond irlandesi, così come lo sono di bond greci. Una loro crisi non soltanto costringerebbe i rispettivi governi ad intervenire, ma imbarazzerebbe l'intera classe politica, data la provenienza dei dirigenti di queste istituzioni. Le Landesbank tedesche sono infatti istituzioni a proprietà e conduzione statale, per la cui inefficienza i politici sono direttamente responsabili, dato che ne nominano i vertici, scegliendoli spesso fra le proprie stesse file. Il settore finanziario ed assicurativo francese è formalmente privato, ma l'osmosi fra classe politica e grande dirigenza è totale, a partire dalle scuole frequentate, alla vita sociale ed alle frequentazioni, quando non nella stessa persona: molti dirigenti bancari sono ex politici od attivisti, laddove numerosi politici hanno avuto più di un contatto con il mondo della grande impresa, che in Francia si coordina strettamente con l'élite politica.

E' questo modello che ha prodotto banchieri ed investitori convinti di poter guadagnare senza rischi, di poter speculare senza mettere da parte riserve, di poter sempre scaricare le perdite sul contribuente e bearsi dei propri successi. Non esistono pasti gratis, se non nella mentalità di chi può permettersi, sotto la cortina fumogena del "bene comune" e di un collettivismo più o meno soft, di appropriarsi dei profitti altrui. Solo collettivisti di questo tipo potevano illudersi di stare investendo in strumenti privi di rischio, quando le cedole che venivano loro corrisposte erano nettamente superiori a quelle fornite dai titoli di Stato tedeschi o francesi. Per evitare di riconoscere il fallimento di un simile modello e ripartire con un vero mercato ed un sistema finalmente capitalistico, la nostra élite sociale, equa e solidale vuole salvare gli incompetenti banchieri irlandesi ed i loro investitori, evitando così di dover salvare, di nuovo, i propri protetti a livello domestico. La vera sorpresa è che i politici irlandesi, stavolta, rifiutino di fare la parte del capro espiatorio.

martedì, novembre 16, 2010

La nostra destra -crosspost

La nostra destra

La destra crede in una cosa sopra tutte le altre: la Libertà.

La destra vuole meno tasse. E vuole meno stato.

La destra crede negli italiani, e per questo rispetta la volontà che hanno espresso alle elezioni politiche.

La destra crede che lo stato, come il Governo, siano troppo spesso un problema. Non la soluzione dei problemi.

Per questo la destra vuole più mercato e sa bene che, anche in italiano, le parole "sono del governo e sono qui per aiutarla" suonano molto male.

La destra ritiene meritevoli di apprezzamento tutti i cittadini che fanno impresa, non solo quelli che danno da lavorare agli immigrati onesti.

La destra è orgogliosa delle proprie missioni in Kosovo, Afghanistan e Iraq perché è convinta di essere stata e di essere, come molte altre volte è accaduto, dalla parte giusta della storia. Non si vergogna di dirlo, e per questo lo ribadisce con forza. E cita tutte queste missioni di pace, non una soltanto.

La destra ricorda Falcone e Borsellino come due eroi e ricorda con altrettanta chiarezza quelli che stavano contro Falcone e Borsellino.

La destra crede che siano per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti ci sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità.

(cross-posted @ Freedomland @The Right Nation)

Fini, perché l'ammucchiata?

Jim Momo espone bene ciò che mi ha fatto salire alle stelle i miei dubbi su Fini :

Credevo che in caso di elezioni Fini sarebbe andato da solo, massimizzando la sua figura di leader, la coerenza programmatica del suo nuovo partito e la sua rivendicata identità di destra (moderna ed europea, s'intende). Pare invece intenzionato ad imbarcarsi in un'impresa terzopolista (con Udc, Api, e con l'Mpa dell'inquisito Lombardo!), che nonostante la pretesa di rappresentare un nuovo centrodestra, apparirà un'operazione centrista, centralista e meridionalista. Dovrà dividersi con Casini la leadership; dovrà spiegare ai propri simpatizzanti che l'agenda laica è rinviata a data da destinarsi; spiegare molto bene agli italiani cosa lo unisce oggi all'ex arci-nemico Rutelli; e infine spiegare come mai, dopo tutto questo casino, non sarà neanche questa volta lui (probabilmente) il candidato premier di questo Terzo polo.
Personalmente, avrei apprezzato Fini quale campione di quella parte di centrodestra insoddisfatta del poco dinamismo governativo. L'ammucchiata con le serpi neodemocristiane rinforza la sensazione di un tattico troppo raffinato per il proprio bene, perché incoerente con le proprie stesse premesse: lo stesso errore che fece D'Alema quando accettò l'abbraccio mortale dell'Udr. Possiamo solo sperare in un ravvedimento operoso da parte di quella che è e deve restare una costola della destra.

Cpme eliminare il deficit

Il blogger di EReuters James Pethokoukis lo ha azzerato il deficit di bilancio americano in meno di un minuto. E senza nemmeno impiegare metà delle proposte d'immediata efficacia che circolano da anni, senza ridurre neppure il perimetro delle attività in cui il governo interferisce al momento.
L'unico punto su cui sono scettico è quello delle spese militari, ma si tratta più di un elemento per mantenere un minimo di spirito bipartisan che di un elemento essenziale.
PEr l'Italia, credo ci vorrebbero trenta secondi. Anche soltanto impiegando alcune parti di quello che, in teoria, è il programma del nostro ex-governo; a quello del 1994 va bene, anzi8, va meglio di quello del 2008. Rimane solo da capire cosa sia successo in questi 16 anni.

COme eliminare il deficit

Il blogger di EReuters James Pethokoukis lo ha fatot in meno di un minuto. E senza nemmeno impiegar emetà delle proposte d'immediata efficacia che circolano da anni, senza ridurre neppure il perimetro delle attività in cui il governo interferisce al momento.
L'unico punto su cui sono scettico è quello delle spese militari, ma si tratta più di un elemento per mantenere un minimo di spirito bipartisan che di un elemento essenziale.
PEr l'Italia, credo ci vorrebbero trenta secondi. Anche soltanto impiegando alcune parti di quello che, in teoria, è il programma del nostro ex-governo; a quello del 1994 va bene, anzi8, va meglio di quello del 2008. Rimane solo da capire cosa sia successo in questi 16 anni.

mercoledì, novembre 03, 2010

Emergenza Maltempo, responsabilità fiscali e soluzioni possibili

Se piove non è colpa del governo, ma la nostra nazione viene depredata della metà del proprio reddito da una classe politica che pretende di farlo per i "beni pubblici essenziali", fra cui persino gran parte dei liberali inserisce almeno ordine pubblico e strade. IL risultato? Centinaia di festival culturali e le opere pubbliche languono, facendo sì che una pioggia di due giorni diventi una tragedia.


Come impedire che gli eletti estorcano denaro per un fine e lo spendano per panem et circenses, per ricomprarsi l'elezione a forza di spettacoli e belle parole? Il sottoscritto preferirebbe una soluzione libertaria, ma ve n'è una immediatamente disponibile che è almeno liberale.

Le cosiddette imposte di scopo sono una possibile soluzione al problema . Invece di lasciarsi prelevare denaro per scopi generici, cerchiamo di pretendere che i nostri soldi vadano dove ci dicono: una tassa che venga pagata per lo specifico scopo di mantenere strade , ponti e dighe in efficienza e i cui introiti non possano essere impiegati per nient'altro. Continueremo ad essere rapinati, ma almeno sarebbe più semplice verificare con mano l'entità della rapina; si renderebbe più difficile lo spreco, o meglio lo spreco sarebbe nell'ambito di lavori pubblici che comunque per i politici sarebbe indispensabile portare a termine, per continuare a ricevere denaro in maniera automatica.

venerdì, ottobre 29, 2010

Kirchner, il miglior epitaffio per il saccheggiatore dell'Argentina

L'argentino Nestor Kirchner è stato il più presentabile dell'ultima ondata populista che affligge l'America Latina. Le sue politiche hanno portato una breve ripresa, al prezzo del saccheggio dei ceti produttivi (oltre che dei fondi pensione degli argentini) e di una pesante ipoteca sul futuro della nazione, motivo dell'impopolarità della moglie, attuale presidente del paese.


La parata di presidenti e dittatori vari che si preannuncia al suo funerale è il miglior epitaffio: Evo Morales, Hugo Chavez, Rafael Correa erano i suoi più vicini confidenti. COn amici così ,l'Argentina non aveva bisogno di nemici. E' forse per questo che la notizia della sua morte, alla vigilia del tentativo di essere rieletto, è stata festeggiata in maniera euforica dalla Borsa e nei quartieri residenziali abitati dai ceti medi.

martedì, ottobre 26, 2010

The Venetian Conspiracy

The Venetian Conspiracy è una serie di post che delinea una teoria metastorica particolare sulla Repubblica di Venezia: ritenuta da sempre un faro di civiltà, qui viene rappresentata come il male che ha quasi distrutto l'Europa, il vettore di contagio del peggiore dispotismo orientale - oltre che della peste. Non concordo per nulla e ritengo che Venezia sia stata, con le sue molte luci e le sue molte ombre, un fattore positivo nella storia del continente; si tratta comunque di un esempio illuminante della differenza fra fatti ed interpretazioni - oltre che un ottimo caso di studio sulla teoria della cospirazione.
Qui la serie completa di conferenze che fa da base a questa... giudicate voi. Quante dei nostri giudizi storici sono, in realtà, pregiudizi? Dovremmo fermarci spesso e provare a confutare le nostre intuizioni, come sosteneva Popper, ma noi siamo animali che raccontano una storia ed interrompere la narrazione è talvolta impossibile, anche a costo della verità.

Il Tesoro di Geithner nasconde 40 miliardi di perdite

Altre grane per il ministro del Tesoro di Obama: il Tesoro avrebbe occultato 40 miliardi di perdite derivanti dal salvataggio del colosso assicurativo A.I.G., cambiando i parametri contabili con cui valutava l'investimento per non dover dichiarare il vero costo dell'intervento.
La fonte non è un tea-party qualsiasi, ma l'ispettore generale che sorveglia l'impiego dei fondi del TARP, il fondo impiegato per il sostegno del sistema finanziario americano durante la fase più acuta della crisi.
In queste settimane, il Tesoro e la Fed hanno citato proprio le cifre di AIG come riprova del fatto che i soldi spesi tramite il TARP fossero un buon investimento, che avrebbe portato in futuro a utili o perlomeno non avrebbe generato perdite. Dimenticandosi, si fa per dire, di 40 miliardi di buco.


lunedì, ottobre 25, 2010

La Fed imita Bernie Madoff: i dati.

A cosa servono gli interventi della Fed sul mercato? A poco, almeno per quanto riguarda disoccupazione e crescita industriale. A parecchio, se l'obbiettivo è far salire il mercato, anche quando i fondamentali non lo meriterebbero. Lo studio pubblicato su PragCap è inquietante: l'intervento della banca centrale è ormai esplicitamente diretto a "far sì che i prezzi siano più alti di ciò che dovrebbero essere". Questa è la definizione di una bolla, in generale. Operazioni come quelle condotte tramite il programma POMO avevano una tenue giustificazione in momenti di panico, dove si poteva arguire che gli investitori dovessero vendere titoli a prezzi intrinsecamente troppo ridotti a causa della totale assenza di compratori. Ora, dopo un rally e con l'economia teoricamente in via di stabilizzazione, sembrano soltanto un metodo per proteggere da perdite inevitabili e salutari il sistema bancario e gli investitori che hanno creduto alla propaganda della Fed. Così facendo, si impedisce il necessario ricambio ai vertici del sistema finanziario che una crisi genera: via i perdenti, rimangono i prudenti e coloro che sanno scegliere i propri investimenti. Al momento, invece, rimangono soltanto quelli capaci di eseguire gli ordini e di approfittare del benvolere delle autorità, che siano produttivi o no.

giovedì, ottobre 14, 2010

I minatori cileni dovrebbero ringraziare il capitalismo

Sul Wall Street Journal Daniel Henninger fa notare come i minatori cileni non sarebbero mai stati salvati senza le recenti innovazioni di aziende puramente motivate dla profitto. Allo stesso modo, è lecito pensare che la retorica e le azioni anticapitaliste di troppi politici siano un freno all'unica cura per la recessione: l'innnovazione, il lavoro e gli investimenti del settore privato. Il resto è palliativo, o peggio , artificio contabile.

lunedì, ottobre 11, 2010

Incoerenze elleniche

Quando a un debitore in difficoltà si allunga la scadenza del debito di solito lo si ritiene un sintomo di cattiva salute finanziaria. Il Fondo Monetario Internazionale, invecem, ha imbracciato le armi della propaganda e sostiene di posticipare la scadenza del rimborso dei prestiti alla Grecia in quanto il piano di rientro sarebbe "incoraggiante".
Purtroppo per tutti noi, la situazione greca è esattamente la stessa di sei mesi fa, nonostante il gigantesco tampone messovi da UE e FMI : una ristrutturazione non è una scelta, ma è un risultato inevitabile, data la situazione. L'unica speranza risiede pare un miraggio: il superamento, tramite riforme eroiche, del proprio retaggio di nazione rinchiusa in un socialismo medievale e assistenziale. Questo sembra essere il piano del FMI, il cui presidente vorrebbe estendere la linea di credito fornita durante la crisi: da biennale , diventerà perlomeno quinquennale. Il mercato chiede tassi da emergenza nazionale anche per emissioni che in teoria sono coperte dai denari del FMI, chiarendo che la Grecia non potrebbe mai finanziarsi da sola.
Il FMI preferisce farci credere che tutto vada bene, madama la marchesa e che per questo ha deciso di non rivedere i propri (nostri) denari per almeno cinque anni. Alla fine dei quali, se tutto va come previsto, saremo di fronte alla stessa scelta di inizio 2010: far pagare gli obbligazionisti , oppure lgi altri stati membri della UE. La differenza saranno le decine di miliardi di dollari che, nel frattempo, saranno stati gettati al vento , nell'indifferenza di un mercato troppo drogato dalla liquidità pomata ( e fra poco aumentata) dalle banche centrali.

lunedì, ottobre 04, 2010

Terre rare in Cina: chi di mercato ferisce, di mercato perisce

La cina ha provato ad applicare una tattica monopolistica e brutale al mercato delle terre rare.
Negli anni '80 ha quasi eliminato la concorrenza prima vendendo a prezzi stracciati ed ora sta bloccandone l'esportazione, per costringere le aziende ad alata tecnologia ad installarsi in Cina. E' stato definito altrove un caso da manuale di abuso monopolistico, uno dei casi su cui si basa la teoria per cui lo stato varrebbe diritto ad intervenire distorcendo il mercato, in questo caso protestando con la Cina.
Va notato, in primo luogo, che il colpevole non è un'azienda privata, ma un comportamento governativo: ben poco, quindi, può essere imputato agli attori di mercato. Ben poche aziende private si permetterebbero di perdere denaro pur di eliminare un concorrente, o distruggerebbero le proprie opportunità di profitto tagliando drasticamente le forniture ai propri clienti e venendo meno a precisi impegni contrattuali.

In secondo luogo, è una tattica che durerà ancora per poco: La manovra cinese ha aperto gli occhi alle aziende consumatrici, che stanno rivolgendosi altrove, causando la rinascita dei produttori al di fuori della Cina. Non appena i nuovi investimenti saranno attivi, il mercato tornerà concorrenziale e la Cina si ritroverà non solo senza monopolio, ma con una clientela che avrà imparato a diversificare le proprie fonti.

Il mercato, e non lo stato, si sta facendo carico di risolvere la situazione senza ricorrere alla coercizione.

Verdi in Brasile: successo e rischi per la lotta alla povertà

In Brasile si va a sorpresa al ballottaggio. La grande sorpresa è la candidata verde, popolare soprattutto fra gli elettori urbani e di classe medio-alta. Lula è amatissimo ed è stata la sua popolarità a trascinare Dilma Russeff al successo, ma il risultato è largamente al di sotto delle aspettative, nonostante la debolezza del candidato dell'opposizione di centrodestra. I rischi che il passaggio di consegne mini le basi del miracolo brasiliano nel medio periodo rimangono alti.
Lula ha avuto successo perché ha mischiato un certo populismo al ripudio degli ideali del proprio partito: la ripresa economica è basata sulle fondamenta delle riforme portate avanti dai precedenti governi e Lula si è ben guardato dal sostituire le politiche liberali con quelle del proprio partito dei lavoratori, anche se ha aumentato il ruolo dello stato soprattutto tramite un aumento della spesa pubblica. Il problema di Dilma Rousseff è che sembra una socialista più dottrinaria di Lula e che, anche se volesse continuare nella politica di Lula, non ne ha il carisma né la sua storia personale, che avevano permesso al presidente di far ingoiare al proprio partito anni di ortodossia economica.
Una sterzata a sinistra rischierebbe di far precipitare il Brasile nei circoli viziosi del passato e il buon risultato del candidato verde è un segnale preoccupante: il voto verde è stato forte soprattutto nelle aree urbane e più ricche, ossia dove i cittadini sono meno esposti alla realtà delle aree rurali brasiliane. Gli stati agroindustriali hanno fermamente bocciato i verdi, anche nelle aree povere: lo sviluppo negli ultimi dieci anni è fortemente basato sull'agroindustria, che è riuscita ad aumentare le rese e portare prosperità senza aumentare la spoliazione dell'Amazzonia; un cedimento alla retorica ambientalista sembra calmare la coscienza di chi non vive nelle aree agricole, ma non offre evidentemente abbastanza a chi è a contatto con i problemi che vengono denunciati.
Il risultato dei verdi evidenzia uno scollamento dalla realtà da parte dei ceti urbani che potrebbe portare a problemi seri, se unito al riemergere di un'ideologia assistenzialista che il pragmatico Lula aveva prudentemente limitato alla retorica.

I moderati brasiliani, purtroppo, sono troppo disorganizzati per poter giocare in maniera efficace contro questa doppia minaccia: manca un'opposizione chiaramente liberale e predomina il PSDB, un partito centrista non dissimile alla nostra vecchia DC, basato su di un mix di assistenzialismo, timido neoliberalismo spesso di facciata e voto regionale.

Hat tip: The Economist

venerdì, ottobre 01, 2010

Correa e il doppiopesismo "progressista"

Grande turbamento per la reazione indegna che gli scioperanti della polizia hanno avuto contro Rafaél Correa, colpevole di aver provato a ridurne i privilegi. Non si tratta di un colpo di stato, ma di anarchia all'interno della burocrazia statale.
Locke sosteneva che la rivolta contro il tiranno era necessaria per tutelare la libertà. La sinistra contemporanea è invece sempre pronta a condannare - giustamente- i tiranni non collettivisti, ma si preoccupa sempre di difendere i tiranni socialisti, eletti o meno prima di deturpare la democrazia. Salvo poi stupirsi quando scopre che le propria credibilità viene meno a seguito di questo doppiopesismo.

Difendiamo pure Correa, giustamente, da questo finto colpo di Stato, ma cerchiamo almeno di farlo turandoci il naso: a sinistra si è sempre celebrato quando dittatori di "destra" vengono spodestati, ma si festeggiano tuttora Chàvez e Castro, dittatori o quasi e ci si è stracciati le vesti quando l'esercito cerca di evitare che un'intera nazione venga tenuta in ostaggio da un demagogo come Zelaya in Honduras; un presidente che cercava d'imporre un referendum anticostituzionale; per molto meno, in Italia la stessa sinistra ha invocato colpi di mano per rovesciare il governo democraticamente eletto. Coerenza cercasi.

Google, Berlusconi e la paranoia a sinistra

Un innocente pesce d'aprile secondo il quale Google festeggia il compleanno di Berlusconi
aiuta ad illuminare l'isteria paranoide di certa sinistra:

compleanno berlusconi 300x98 Google festeggia il compleanno di Berlusconi? I sinistrati subito impazziscono


Google ieri ha dedicato un doodle per gli utenti italiani per festeggiare il compleanno di Berlusconi? Non è vero ma l’abile bufala di alcuni web designers ha fatto letteralmente impazzire tantissimi sinistri di casa nostra. Su Twitter non appena è stata lanciata la notizia subito è salita l’indignazione degli internauti di fede sinistrata: non sono mancati i “vergogna”, i “non userò più google”, i “ditemi che non è vero”, i “siamo in una dittatura” e “altro che ventennio”. La burla tra l’altro era anche più o meno facilmente smontabile ma per gli ossessionati antiberlusconiani la sola possibilità di un evento del genere è stata fonte di mal di pancia dolorosi.


Alla fine dopo ore di passaparola virale la bufala è stata scoperta e i poveri boccaloni nostrani hanno tirato un sospiro di sollievo.

Tea Party Diffamazione: il giornalismo canaglia fa scuola

Il metodo di Marco Travaglio ed altri, ossia il mix fra interpretazioni tendenziose, mezze verità ed insulti puri e semplici , non ha soltanto origini lontane (Lenin, Mussolini e Bossi), ma anche un epigono americano: Matt Tabibi, bravo scrittore e pessimo giornalista. Per Rolling Stones ci ha già regalato un pamphlet anti-Goldman Sachs che è riuscito soprattutto a dimostrare quanto sia ignorante della materia di cui ha scritto; ha colpito solo casualmente qualcuno dei molti punti su cui sarebbe giusto criticare il settore bancario, salvo poi rovinare tutto con interpretazioni fra il paranoico ed il socialista (ossia la stessa scuola di pensiero che ha creato l'humus ideale per mostro che tanto detesta.
Adesso Tabibi si è messo a scrivere di TEA Party, con lo stesso metodo: incoerente e privo di senso, più che erroneo. Arrivando alla notevole conclusione, davvero imparziale e distaccata, che "sono tutti dei pezzi di m..." .
Confidiamo in un prossimo tour in compagnia del Marco nazionale.

martedì, settembre 28, 2010

Scuole: e Superman in Italia?

Bella recensione del documentario Aspettando Superman su noiseFromAmeriKa. Si parla di un documentario sulle Charter schools, scuole finanziate tramite il buono scuola e con ampia autonomia, odiate dalla sinistra e viste come il demonio dai sindacati degli insegnanti, ma adorate dai genitori dei ragazzi poveri, perché rappresentano l'unico modo di sfuggire dalle grinfie di un sistema costruito per i comodi degli insegnanti più pigri. La proposta delle charter school e del buono scuola è una delle bandiere della destra americana da decenni, ma il documentario è diretto da Davis Guggenhheim, cineasta di sinistra ed è a favore del movimento, che ormai attrae consensi fra larghe fasce dell'elettorato progressista.
In Italia non si parla di liberalizzazione della scuola e Aldo Rustichini, autore della recensione, chiede perché non se ne parli. In realtà se ne parla eccome, ma poi si fa ben poco e i motivi mi paiono ovvi: una destra pavida ed impegnata a scimmiottare la sinistra, invece che seguire la propria vocazione liberale; una sinistra prigioniera della propria retorica e dei gruppi di interesse che la sostengono. Non solo non abbiamo un Guggenhheim, ma anche i Milton Friedman italiani , che pure esistono, non vengono ascoltati.


martedì, settembre 21, 2010

Comunismo e socialismo

Una delle migliori definizioni della differenza fra comunismo e socialismo: Sotto il comunismo, il dibattito politico comincia con una pistola puntata alla tempia. Sotto il socialismo, il dibattito politico finisce con una pistola puntata alla tempia.
In effetti, ho difficoltà a notare altre differenze, se non nel periodo più o meno breve fra l'inizio e la fine della transizione.

"The difference between communism and socialism: Under communism, politics begins with a gun in your face; under socialism, politics ends with a gun in your face.(The Politically Incorrect Guide to Socialism)"


lunedì, settembre 20, 2010

Capezzone, Akesson Separati alla nascita?


Non se se abbia proprio ragione Camillo che li dichiara gemelli o quasi, ma di certo si nota un'inquietante aria di famiglia fra il leader Democratico (di estrema destra) Jimmi Akesson e il nostro Daniele Capezzone.
Il sottoscritto ammette che per un attimo ha temuto che il leader dei Democratici Svedesi fosse un altro Akersson, Frederik, chitarrista delal band di progressive metal Opeth. Un rapido controllo ha chiarito l'equivoco, come si evince dalla fotografia qui sotto:

La descrizione squilibrata dei fanatismi

Barry Rubin via Hurricane 53:Dove il fanatico squilibrato è la regola (e dipende dai governi). Personalmente ritengo giusto avere standard più rigidi per i cittadini delle democrazie occidentali che per chi vive in un clima patologicamente deviato dalla propaganda antioccidentale. Esistono però delle soglie minime che andrebbero salvaguardate, oltre che una differenza sostanziale fra atti isolati ed espressione sistematica d'odio, qual è quella che avviene costantemente nel Medio Oriente tanto pronto ad infiammarsi per molto meno di quanto accade costantemente sotto i loro stessi occhi.

[...]


Ciò che non viene mai fatto notare è che l’equivalente del gesto minacciato dal reverendo in Florida avviene praticamente ogni giorno in decine di luoghi un po’ in tutto il Medio Oriente e nel mondo a maggioranza islamica, e non per mano di singoli svitati senza alcun seguito, bensì ad opera di personaggi influenti della politica e della religione, o di mass-media che godono di enorme seguito. Ogni giorno vengono riversate dosi massicce di menzogne, allo scopo di fomentare la
gente a odiare l’occidente. Ogni giorno vi sono buddisti, cristiani, indù ed ebrei che subiscono persecuzioni e a volte vengono fisicamente cacciati da paesi a maggioranza musulmana, senza che nessuno nel potente establishment occidentale se ne accorga, e men che meno protesti.

Purtroppo è vero che le regioni del mondo a maggioranza musulmana stanno al fanatismo razzista come l’Arabia Saudita sta al petrolio, e Hollywood sta al cinema. Avevo pensato di inserire qui qualche esempio specifico, ma i casi sono talmente tanti che preferisco rinviare il lettore alla consultazione di siti [in inglese] come MEMRI, Palestinian Media Watch, Foreign Broadcast Information Service, Survey of World Broadcasts, o all’edizione in inglese dei giornali arabi.

A proposito, secondo dati dell’FBI relativi al 2008, negli Stati Uniti si sono registrati dieci volte più manifestazioni di antisemitismo (per l’esattezza 1.013) che di pregiudizio anti-islamico (105). E quante sono state le manifestazioni di odio anti-cristiano, nel 2008, negli Stati Uniti? Solo quattro meno di quelle anti-musulmane (101). Ma non si dimentichi che negli Stati Uniti, in Europa e in Israele i comportamenti fanatici sono opera di soggetti privati:
trasmissioni radio, pastori cristiani o singoli cittadini che agiscono in nome e per conto proprio, a fronte – su questi temi – di una disapprovazione politica e sociale del 99%.
Quando invece calunnia, istigazione e odio religioso, nazionale, etnico o di altro genere si verificano in Medio Oriente, sono quasi sempre il frutto di atti dei governi, o approvati dai governi. Coloro che lo fanno sono spesso sul libro paga dei governi, hanno accesso a istituzioni controllate dallo stato e vengono ricompensati per ciò che fanno e dicono. A differenza della disapprovazione al 99% che impera in occidente per azioni e parole “di odio”, nel Medio Oriente a maggioranza islamica praticamente nessuno osa levare la voce contro questi comportamenti, ad eccezione di un minuscolo gruppo di moderati (spesso perseguitati).
[...]
Tutto questo giustifica la presenza in occidente di estremisti fanatici o del rogo del Corano? Naturalmente no. Ma c’è
qualcos’altro che tutto questo non giustifica: rifiutarsi di riportare, analizzare e condannare ciò che avviene quotidianamente nei paesi a maggioranza islamica, per di più con il sostegno del pubblico e l’approvazione ufficiale.
[...]
Barry Rubin (Da: Jerusalem Post, 13.9.10)

Problemi alla latina per il governo greco

e ultime notizie dalla Grecia non sono particolarmente positive e sottolineano la difficoltà di migrare da una economia assistenziale corporativa ad un assetto di mercato, più sostenibile.

Casa o casino delle libertà?

: Jean: L'Unione di destra?: "

Dopo il discorso di Silvio Berlusconi alla festa de 'La Destra', sembra chiaro l'intento di costruire una nuova Casa delle Libertà. Una nuova alleanza che comprenda anche micro partiti del'1%, di dubbia fedeltà e coerenza politica. Contenti voi...
"

Obama ci fa rivalutare Carter


Splendida copertina della National Review:


Nel bene e nel male, Jimmy Carter somiglia parecchio ad Obama, soprattutto per quanto riguarda la retorica. Sul piano dei fatti, sembrerà difficile da credere, ma il georgiano distrutto da Reagan dopo solo quattro anni di presidenza è stato più liberale e più efficace di Obama. Il che è tutto dire.

lunedì, settembre 13, 2010

Il Social Media Marketing de noantri

"Beth è il nostro nuovo Marketin Manager per i social media. A proposito, la società proibisce l'uso di Facebook e Twitter al lavoro. Ovviamente, fiddiciamo di chi lo usa da casa. Ehi, se blogghi di quanto siamo loffi, sarai licenziata!!"
 L'aspetto più inquietante è che sembra una situazione molto, molto plausibile. Soprattutto da questa parte dell'Atlantico.



Hat tip: OnlineRoby

venerdì, settembre 10, 2010

Milton Friedman fa ancora scuola

Dopo cinquant'anni, Milton Friedman fa ancora scuola: Lumni, una delle startup che offre microcredito per finanziare studenti in America Latina e USA, mette in pratica una delle proposte avanzate negli anni '60 da Milton Friedman per finanziare gli studi dei giovani americani senza dover ricorrere alla nazionalizzazione dell'istruzione e sostituire il sistema in vigore, che fornisce agli studenti prestiti sussidiati e garantiti dallo stato. Friedman sosteneva che non si dovessero erogare prestiti, da restituire a rate a somma fissa; era piuttosto meglio effettuare una sorta di investimento azionario: in cambio della copertura dei costi per l'istruzione, il finanziatore (pubblico o privato) avrebbe acquisito il diritto ad una percentuale dei futuri guadagni dello studente, garantendo così un allineamento migliore degli interessi di giovani e finanziatori, con meno bisogno dell'ingerenza di una burocrazia governativa.
Ci sono voluti cinquant'anni, ma qualcuno ha ascoltato.

Nicolas Sarkozy, l'esempio sbagliato

Tanto fumo, poco arrosto: l'opinione (abbondantemente motivata) che l'Economist ha di Nicolas Sarkozy consiglierebbe cautela nel citarlo ad ogni pie' sospinto.
Anche il settimanale britannico aveva appoggiato Sarkozy alle elezioni presidenziali, salvo poi rimanere deluso (come molti francesi) dalla sua incapacità di passare dalle parole ai fatti: ad una retorica muscolare, tuta legge ed ordine coniugati a liberalizzazioni, si è passati ad una pratica decisamente andreottiana, fatta di galleggiamento, di marce indietro e di ammiccamenti a sinistra. Si scorgono paralleli con il recente passato, più che una guida per il futuro prossimo.

giovedì, settembre 09, 2010

Belgio: l'Italia sarebbe potuta finire così

Se volete avere un'idea di come sarebbe potuta finire l'Italia senza la rottura maggioritaria di Segni e dei radicali, o senza la discesa in campo di Berlusconi, guardate il Belgio: il sistema politico è ancorato da un sistema istituzionale iperproporzionale e iperparlamentare. Un assetto molto simile a quello della Prima Repubblica italiana, che ne ha riprodotto molti dei vizi: la debolezza della leadership si è coniugata ad uno stato sociale pesante ed all'invadenza oppressiva della mano pubblica, uno strapotere burocratico ed una resistenza al cambiamento della struttura economica per preservare l'esistente a scapito dei nuovi settori che hanno replicato il vecchio patto sociale italiano: alte tasse, spese per proteggere gli insider a spese degli outsider.
Il Belgio si è salvato grazie ad un maggiore livello di sviluppo, ad una minore corruzione, che hanno fatto guadagnare tempo, ma soprattutto allo sviluppo delle Fiandre, tenute ai margini del precedente sistema economico. Tuttavia, lo sviluppo a nord, coniugato con la crisi del sud francofono e prima dominante hanno favorito l'emergere dei movimenti autonomisti fiamminghi, accomodato attraverso una frammentazione lungo linee economico-linguistiche ed alla balcanizzazione culturale, anche grazie ad una esasperata e malintesa correttezza politica.
Stiamo adesso arrivando al limite del modello: dopo sei mesi di crisi di governo, La prospettiva di una disintegrazione del Belgio non è più una chimera. Persino nella frazione francofona del Partito socialista, il baluardo dell'Unità nazionale, il vice primo ministro Laurette Onkelinx ha dichiarato che "bisogna cominciare a prepararsi per la fine del Belgio". E' molto probabile che si tratti di una forzatura dialettica, per ricompattare i partiti e trovare finalmente una maggioranza stabile. E' tuttavia indicativo che una figura di primo livello di un partito da sempre graniticamente favorevole all'unità rompa un tabù del genere.
La situazione italiana dei primi anni'90 aveva ovvie differenze, ma anche caratteristiche comuni. Anche in Italia domina(va?) un assetto istituzionale assembleare, unito ad una cultura assistenzialista e corporativo-sindacalista condivisa da quasi tutti i partiti "storici" ed in buona parte anche dai nuovi partiti emergenti, come la Lega. La principale differenza è il peso demografico delle regioni coinvolte dal successo dei partiti separatisti: il Nord Italia che, nel 1992, vide la Lega sfondare era limitato alle regioni "pedemontane": Lombardia, Veneto, Friuli, Piemonte, Trentino, Liguria. il 38% della popolazione, laddove i fiamminghi in Belgio costituiscono la maggioranza degli elettori. D'altro canto, l'attività economica è concentrata nelle regioni pedemontane italiane in misura molto maggiore che nelle zone fiamminghe, anche perché include sia le aree industrializzate tradizionali sia quelle a più sviluppo.
E' possibile tuttavia chiedersi per un momento cosa sarebbe accaduto se Mariotto Segni, Marco Pannella e Silvio Berlusconi avessero giocato diversamente nei primi anni '90: l'Italia sarebbe stata un Belgio più povero e molto più problematico. Uno scenario che potrebbe far piacere soltanto ai Di Pietro, ai Cirino Pomicino ed ai Vendola di questo mondo, che nello sfortunato Belgio tengono ancora banco. E, forse, ai colonnelli di Bossi, molti dei quali potrebbero finalmente sfogare le proprie pulsioni stataliste e assistenzialiste senza timori di concorrenza.

Bravo pirla, prof

Solo mezza cattedra e 600 euroal mese al miglior prof d'Italia: Ha solo 8 ore a settimana, ma ha rifiutato un'offerta dagli Usa: «Amo il mio Paese»".


Che si può dire, bravo pirla. Avrebbe mandato un segnale utile per tutti i bravi professori imasti in Italia: o pagate noi e cacciate i lazzaroni, unica soluzione ai problemi della scuola, oppure andremo da chi ci apprezza. Rimanendo qui, ha invece mandato il segnale opposto: sindacati e burocrazie scolastiche possono continuare a bistrattare i docenti come fossero servi della gleba legati alla terra, senza nessun altro posto dove andare e nessuna alternativa, che siano competenti o meno.

Per una disamina del vero problema dei docenti italiani, imperdibile Giacalone

In ferramenta

martedì, settembre 07, 2010

Stress test bacati, il segreto di Pulcinella

La manipolazione dei numeri negli stress test delle banche europee, un segreto di Pulcinella per gli addetti ai lavori, sta emergendo anche sulla grande stampa. Molte banche avrebbero giocato con i numeri, inserendo negli stress test soltanto i titoli contenuti in alcune tipologie di portafogli invece che dichiarare tutte le posizioni detenute. La reazione dei mercati è ovviamente negativa, anche se dovuta in realtà ad un accumulo di fattori più che al semplice articolo del Wall Street Journal: un pesismo dato economico tedesco e le difficoltà irlandesi nella gestione di Anglo-Irish, banca nazionalizzata, avrebbero avuto un effetto comunque negativo.
Siamo di fronte ad un mercato psicolabile, come ben lo definisce Phastidio? Ci sono parecchi dubbi che lo si possa persino definire un mercato, dato l'intervento continuo a gamba tesa di banche centrali e governi; sembrerebbe invece l'ultimo esempio completo di quell'economia corporativa tanto cara a socialdemocratici, democristiani e collettivisti di destra. E' difficile definire "capitalista" un sistema come quello bancario, dove chi comanda non sono gli azionisti, ossia i capitalisti, ma i burocrati dell'autorità di vigilanza, che selezionano quali banche e quali banchieri possano entrare nel mercato e quali possano prosperare, tramite il monopolio sulla moneta, l'oligopolio sul credito e la connivenza con la politica.



Debito, un'immagine vale mille parole


UN grafico aiuterà forse chi continua a blaterare della perfidia americana e di quanto sia soltanto colpa loro e dei loro debiti se ci troviamo nella situazione attuale: nel grafico potete ammirare l'andamento del debito totale, privato e pubblico, nell'area Euro e negli USA negli ultimi 10 anni. Come si può osservare, le differenze non sono eclatanti, sino al 2008, quando gli USA hanno cominciato un doloroso percorso di riduzione del debito, mentre l'Europa ha continuato ad aggiungere debiti. L'entità della sterzata americana è ancora più impressionante quando si considera che l'amministrazione Obama ha fatto impennare il deficit di bilancio e l'indebitamento pubblico e che, quindi, il settore privato ha ridotto i propri debiti ed aumentato il proprio tasso di risparmio in maniera ancora più marcata di quanto appaia.
Risulta evidente che il mercato immobiliare USA è stato indubbiamente la miccia che ha fatto esplodere una bolla speculativa malsana, ma che gli europei non possono certo discutere di virtù come se fossero vergini inviolate: abbiamo altrettanto debito e, paradossalmente, di qualità peggiore: essendo in forma di titoli di stato seduti nei conti delle banche, esiste un gigantesco incentivo all'ennesima distorsione del mercato per via legislativa, per impedire che venga riconosciuta la gravità del problema. Negli USA, insomma, la correzione è dolorosamente avviata; in Europa non siamo neppure all'inizio del cammino.

(si ringrazia Morgan Stanley per il grafico)

lunedì, settembre 06, 2010

MIrabile risposta

Tutta da leggere la Risposta liberaledi Liberty Soldier al discorso di Fini a Mirabello . Da queste parti si sono apprezzate due cose: la prima, l'impegno a rimanere nel centrodestra e a non cercare ribaltoni di palazzo; dall'altra, l'impegno a proseguire nell'attuazione del programma. Speriamo che si metta di urlare al tentativo di ribaltone, di cui non si vede traccia.

D'altro canto, delude il basso contenuto liberale delle proposte in tema di economia, nonché il carattere buonista e politicamente corretto, anziché pragmatico, di certe proposte su immigrazione e cittadinanza . Fini dovrebbe farsi scrivere la parte economica dei discorsi da Della Vedova e quella sull'integrazione da Tremaglia, se proprio deve e non viceversa...

venerdì, settembre 03, 2010

La carica dell'elefante, una lezione per il Caimano?

I Repubblicani statunitensi potrebbero riprendersi la Camera con una vittoria simile a quella del 1994, se non ripeteranno gli errori degli utlimi 5 anni come ben sintetizzano Peggy Noonan e Grover Norquist (l'architetto del 1994) . L'importante è smetterla di concentrarsi su grandi casi controversi, come la moschea a Ground Zero, la legge sull'immigrazione in Arizona, i dibattiti religiosi o la difesa di Bush. Con questi argomenti si soddisfa forse una parte della propria base ma sicuramente creano problemi con gli elettori indipendenti e gli indecisi; serve invece focalizzarsi su soluzioni ai problemi più rilevanti per l'elettorato con soluzioni per cui esiste un consenso valido per tutto il partito e per i Tea Parties.
Guardando a casa nostra, ci pare che la stessa raccomandazione potrebbe essere una una lezione anche per il PdL e per il governo: concentrarsi su riforme economiche liberali e su di un ripensamento dell'ingerenza dello stato nella società potrebbe portare a risultati migliori dell'attuale guerriglia etica ed il malposto coinvolgimento delle religioni nel discorso politico, con tutte le ricadute negative e gli equivoci che stanno lacerando la maggioranza, dalla sterile polemica sul ruolo degli immigrati alle questioni "etiche". E' ora di fare un passo indietro e ripensare alle parti del programma comuni a tutto il centrodestra, non alle questioni che ci dividono, questioni che di norma si riducono grandemente una volta applicati gli stessi principi liberali che dovrebbero unirci.

giovedì, settembre 02, 2010

USA: Barbour contro Obama nel 2012?

Su Pajamas Media si fanno già previsioni per la campagna presidenziale 2012. Al momento, il consenso che sembra emergere è che i candidati repubblicani più titolati verranno dalle fila dei governatori degli Stati, visto l'orientamento anti-Washington dell'elettorato. Il governatore del Mississippi Haley Barbour avrebbe le migliori chance: ha gestito benissimo i due disastri di Katrina e di Deepwater/BP, uscendone addirittura rafforzato. Un avversario perfetto contro un presidente che sembra sempre più perdersi, quando si passa dalla teoria all'azione pratica.

Oltre a Barbour, Pajamas Media discute anche del governatore dell'Indiana Mitch Daniels. Dalla sua avrebbe l'affabilità, la capacità di governare, il pragmatismo e un certo amore dei media: l'Economist, ultimamente inferocito contro quelle che vede come derive populistiche nel GOP, lo ha definito definisce la "speranza pragmatica dei repubblicani" in un articolo altamente positivo; quasi all'opposto, il Weekly Standard, bandiera dei neocon e dei repubblicani militanti, gli ha dedicato una copertina ed un servizio entusiastici. Un perfetto vicepresidente, insomma.


lunedì, agosto 30, 2010

Prodigi del collettivismo bipartisan

Il governo Berlusconi non sta dando grandi soddisfazioni al proprio elettorato liberale, ma sta paradossalmente attirando segmenti elettorali tipici della sinistra, secondo l'analisi di Luca Ricolfi. Da queste parti si è convinti che una robusta dose di libertà si ala miglior tutela anche per gli individui meno agiati, ma dubitiamo che sia questa la ragione per lo spostamento nel corpo elettorale. A questo punto, non possiamo che sottoscrivere l'esortazione di Hurricane:

Sarebbe buona cosa che il Presidente del Consiglio si ricordasse del proprio elettorato, perchè abbiamo l'impressione che i numerosi problemi di Palazzo, sembra lo abbiano un po' distratto, almeno stando a certe decisioni politiche. E qui sta la spiegazione di alcuni cali di consenso.


Dixit Ricolfi:

(...) lettura del quotidiano la Repubblica. Qui ho trovato la seguente definizione degli elettorati di destra e di sinistra: «È di destra chi vota avendo per guida i propri interessi, di sinistra chi vota pensando all’interesse collettivo» (Michele Serra). Un esempio perfetto di credenza metafisica, ossia di quel tipo di affermazioni che – non potendo essere confermate né falsificate – facevano andare in bestia il filosofo della scienza Karl Popper.


Per controllare la verità della credenza di Serra, infatti, dovremmo poter conoscere:

• qual è l’interesse collettivo (i migliori cervelli del ’900, compreso Kenneth Arrow, si sono arresi di fronte al problema);

• in che cosa consistono gli interessi di ogni individuo (ammesso che esistano, che lui li conosca, e che qualcuno li possa accertare);

• che cosa effettivamente farebbero i politici dei due schieramenti una volta al governo, e quale impatto le loro decisioni avrebbero sulle nostre vite (questioni che vanno ben oltre le capacità dei migliori analisti e futurologi).

Quel che possiamo fare, invece, è rispondere a una domanda assai meno ambiziosa: quali sono i gruppi sociali meno propensi a votare a destra (e quindi più inclini a votare Pd e Idv) e quali sono quelli più propensi a votare a destra (e quindi a scegliere Pdl e Lega)? La risposta, basata su una indagine nazionale condotta dall’Osservatorio del Nord Ovest nel 2008, è che Pd e Idv attirano laureati e diplomati, pensionati, dipendenti pubblici, lavoratori con contratto a tempo indeterminato, mentre Pdl e Lega attirano lavoratori autonomi, precari, disoccupati, giovani lavoratori, casalinghe.


Tendenzialmente, il Pd rappresenta la società delle garanzie, ossia l’insieme dei soggetti che già possono contare su varie forme di tutela, e sono quindi primariamente interessati a non perderle. Il Pdl, invece, rappresenta la società del rischio, ossia l’insieme dei soggetti più deboli o più esposti alle incertezze del mercato, per lo più dimenticati dalle organizzazioni sindacali. A quanto pare, dopo un biennio (quello dell’ultimo governo Prodi) in cui tutte le attenzioni della politica governativa si sono rivolte ai già garantiti, gli esclusi e i non garantiti hanno visto nel Pdl un’occasione di riscossa. Se questa ricostruzione empirica del voto ha qualche fondamento, la credenza che il voto a sinistra sia disinteressato e quello a destra sia autointeressato si trova improvvisamente di fronte un fatto imbarazzante: i segmenti più deboli della società italiana preferiscono la destra, quelli più tutelati preferiscono la sinistra.


Conclusione logica: se il voto a destra si fonda sugli interessi, e i deboli votano a destra, vuol dire che – secondo loro – la sinistra ha smesso di tutelarli. (...)


Luca Ricolfi Il Giornale

Dopo trent'anni, Guardian e Corsera ancora al fianco di Cernenko contro Mrs. Thatcher

Speriamo vivamente che nessuno, nel 2010, possa ritenere credibile la storia sottostante allo "scoop" del Guardian: non tanto che Margareth Thatcher bloccò aiuti sovietici ai minatori britannici in sciopero , ma che i sindacati russi fossero "indipendenti" e il milione di dollari che i sindacati russi pare fossero pronti a versare fosse "spontaneamente" versato dai lavoratori. Il Guardian scrive ed il Corriere riporta, senza fare commenti, quasi avallando la panzana. Ricordiamo come l'URSS, ancora negli anni'80, rispondesse alle proteste dei minatori a colpi di carrarmato e deportazioni nei gulag e che l'indipendenza dei sindacati russi nei confronti del partito fosse pari a zero. Quel milione era una semplice mossa provocatoria dei leader dell'URSS, ma evidentemente c'è ancora chi vuole credere alla menzogna comunista a discapito delle innumerevoli prove della mostruosità del regime sovietico.
Pur d'insultare Margareth Thatcher, a quanto pare, ogni riciclaggio è buono.

In quanti da Glenn Beck?

Lasciamo l'analisi dell'oceanica riunione tea-party organizzata dalla parte più socialmente conservatrice del poliedrico movimento a chi ne ha visto e a chi vi ha meditato più di noi. Faccimo notare come, in ogni caso, i media tradizionali abbiano pubblicato stime totalmente irrealistiche ed al ribasso riguardo al numero di partecipanti. Pajamas Media ha fatto alcuni calcoli, in maniera alquanto prudente ed il risultato è un multiplo di quello della TV mainstream ( e un po' sinistrorsa) CBS . A voi il giudizio sulla precisione dei calcoli, ma la conclusione rimane valida : "da qui si vede novembre2 , ossia l'ampiezza della mobilitazione antigovernativa che potrebbe causare sconquassi alle elezioni di Novembre.

Follie sussidiate

Secondo Robert Barro, estendere la durata dei sussidi di disoccupazione è stata una "follia" costata tre punti percentuali. Barro non è un estremista politico, ma un rispettato professore di macroeconomia più volte considerato come vicino al Nobel.

Pecunia non olet, anche per Nichi

La doppia morale è una caratteristica dei vecchi comunisti e Nichi Vendola pare non fare eccezione: vorrebbe lo stato onnipotente, ma poi tocca affidarsi ai (finti) privati per far funzionare la baracca sanitaria, malgestita dai burocrati pubblici. Palmiro Togliatti faceva votare per la costituzionalizzazione del concordato, amnistiò i gerarchi fascisti che sino ad un secondo prima voleva tutti al muro e prese in considerazione l'ipotesi di sostenere l'opzione monarchica, in barba alla coerenza con i propri principi. Nel caso di Togliatti, erano scelte di vita o di morte, nel caso di Vendola, si parla d'interessi di bottega. D'altronde, anche il buon Marx sosteneva che la storia si ripete sempre: la prima volta in forma di tragedia. Oggi si assiste alla farsa, anche perché Vendola non ha l'abilità acrobatica di Togliatti nel giustificare i propri voltafaccia.

Hat tip il Fazioso:

Su internet è scoppiata una polemica a sinistra a proposito dei finanziamenti della giunta vendoliana in Puglia. Il punto è che Vendola sta concedendo, senza gara pubblica, un mega appalto per un ospedale a Taranto alla fondazione San Raffaele di Don Verzè. Insomma fa affari con un berlusconiano doc e socio d’affari del premier. Il bello (o la normalità se volete) è che il tutto è nascosto, censurato, smentito (anche se non è possibile smentire) perchè non può passare l’idea che un comunista vecchio stampo come Vendola possa favorire la sanità privata e soprattutto un amico di Berlusconi.

Vendola, tramite il suo blog, ha risposto alle domande di chi ha scoperto questa situazione con la solita fuffa e addirittura alla domanda 10 (Signor governatore sa che il suo amico don Verzé è socio d’affari di Berlusconi?) è riuscito incredibilmente a rispondere “No” e basta… Tra l’altro Vendola indirettamente fa capire che, nelle emergenze, è necessario bypassare l’iter lunghissimo della burocrazia italiana. Stile “emergenza-grandi appalti” per intenderci…

Incentivi, il cavallo non beve. Per fortuna

Il cavallo no beve: Dalla cucina agli elettrodomestici per i bonus c'è ancora posto: secondo il Sole24Ore viene utilizzato solo il 58% dei fondi messi a disposizione dal ministero... Per fortuna, ci verrebbe da dire: gli incentivi sono semplicemente uno stratagemma per modificare il profilo di spesa, incentivando il consumatore ad anticipare spese già programmate. Il costo per il bilancio pubblico è occulto e nel futuro, come molte altre manovre a debito ed i benefici sono molto ridotti: gli incentivi avrebbero un senso solo se si credesse che la crisi della domanda sia un fenomeno destinato a finire in pochi mesi e ad essere seguito da una fase di domanda elevata e superiore alle capacità produttive italiane; una traslazione della domanda aiuterebbe a bilanciare il carico produttivo ed anche in questo caso, le spese per questo bilanciamento sarebbero a carico del contribuente, mentre i vantaggi andrebbero alle imprese domestiche, anche se il 24Ore, organo confindustriale, dimentica di farlo notare.
La condizione attuale non ha nessuno di questi prerequisiti: la crisi è strutturale, non temporanea, non si vedono vie d'uscita veloci né rischi di carenza di capacità produttiva nell'immediato futuro; l'unico rischio, semmai, è per un ulteriore aumento dell'indebitamento delle famiglie. D'altronde, si tratta dello stesso errore che porta le banche centrale a riproporre la stessa medicina nonostante la mancanza d'efficacia. Non si vedono quindi le condizioni per cui gli incentivi siano utili a qualcuno di differente da un ristretto numero d'industriali troppo pigri o troppo indebitati per reagire innovando, oppure ad ad una classe politica schiava di palliativi e di dichiarazioni magniloquenti, incapace d' intraprendere serie, dolorose riforme volte a ridurre la mano morta governativa e dei finti capitalisti che protegge.

domenica, luglio 25, 2010

Perché Wal-Mart merita il Nobel

- In Bangladesh la condizione femminile migliora grazie al tanto vituperato “sfruttamento capitalista delle multinazionali”. E non è l’unico luogo comune di una certa visione anticapitalista che viene smentito.

Lungi dall’essere un motore di sfruttamento, è noto che le multinazionali tendono a pagare meglio delle aziende locali, a trasferire più competenze e a trattare la forza lavoro in maniera più umana. In Bangladesh, ad esempio, sono un vero e proprio motore di alfabetizzazione e miglioramento della condizione femminile: lo sviluppo dell’industria tessile sta fornendo alle donne in questa nazione musulmana una fonte di reddito indipendente, aiutandone l’emancipazione.

Si sta inoltre smentendo un altro dei luoghi comuni del pauperismo socialista, ossia che l’industrializzazione avverrebbe a scapito della scolarizzazione: nei villaggi dove prospera l’industria tessile le percentuali di scolarizzazione femminile aumentano di molto, nonostante un parziale calo fra le ragazze fra i 16 ed i 19 anni d’età, secondo gli studi di Ahmed Mushfiq Mobarak, accademico di Yale che sta conducendo un rigoroso studio empirico sull’argomento. I motivi non sono del tutto chiari, ma almeno due fattori certamente lo sono. In primo luogo, la maggiore disponibilità di reddito permette alle famiglie di mandare a scuola anche le figlie, di solito svantaggiate rispetto ai maschi; soprattutto, però, conta il vantaggio economico immediato: una operaia scolarizzata viene valorizzata e pagata di più e quindi esiste un forte incentivo finanziario.

Tabella_Walmart

Il terzo luogo comune che viene smentito è quello della necessità di un forte intervento governativo per “correggere” le storture dello sviluppo industriale. L’aumento della scolarizzazione non è merito di sforzi particolari del governo bengalese, ma dell’abilità di individui e famiglie di cogliere le opportunità offerte dallo sviluppo e dal capitalismo: sono i privati, e non lo stato, a promuovere lo sviluppo economico e sociale. Si tratta dell’ennesima dimostrazione del paradosso per cui il bene pubblico viene servito meglio dalla privata “avidità” che dall’interferenza di burocrati con le migliori intenzioni: Wal-Mart e gli altri grandi magazzini che sono i grandi promotori nella globalizzazione del settore tessile stanno dando un contributo involontario ma essenziale allo sviluppo bengalese, un contributo molto più efficiente di quello fornito da decenni di aiuti allo sviluppo della cooperazione internazionale, basato su metodi e sistemi pianificati e gestiti con metodi collettivisti.

E’ articolo di fede tra i media e le caste intellettuali occidentali che il capitalismo sia la fonte di tutti i mali e soprattutto di un aumento dello sfruttamento delle masse lavoratrici, rispetto ai “tempi felici” dell’era preindustriale; unica salvezza per i ceti disagiati sarebbero sempre stati i governi di tendenza collettivista, fossero socialisti o conservatori di stampo paternalistico. Questo approccio è divenuto moneta corrente grazie all’istruzione di stato, amministrata dalle stesse burocrazie che ne vengono esaltate, ed ha alterato la percezione della realtà storica da parte di intere generazioni. La storia economica offre innumerevoli esempi della fallacia di tale approccio; l’esperienza ed i dati in nostro possesso dimostrano ad esempio che, per quanto brutali fossero le condizioni degli operai nell’Inghilterra industriale, esse erano preferibili a quelle delle campagne nei decenni precedenti.

Sino ad ora è stato possibile appigliarsi agli argomenti anticapitalisti sostenendo la limitatezza degli studi storici e dei dati disponibili e la validità della vulgata tradizionale, ma ora studi come quello in Bangladesh forniscono evidenze difficili da confutare. L’impetuoso sviluppo industriale dei paesi emergenti permette, in un certo senso, una “replica della storia” in un contesto dove abbiamo risorse ed opportunità per effettuare studi rigorosi. I risultati, sinora, ribadiscono le potenzialità di un sistema di mercato e l’effetto positivo del capitalismo sulla libertà ed il progresso civile, oltre che economico. Rimane il difficile compito di rompere il muro di gomma dei pregiudizi e dei luoghi comuni.

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hat tip: Carpe Diem

lunedì, luglio 12, 2010

Somma zero o negativa

Concordo con JimMomo: sostituire Fini con Casini sarebbe peggio che A somma zero, sarebbe una perdita secca.
Ricordiamoci chi è Casini e di quanto è peggiore del resto della masnada di ex sinistri e centristri imbarcati nel PdL. I Cicchitto, i Bondi e i Bonaiuti sono dannosi loro malgrado, i Verdini sono problematici per il sospetto di abitudini socialiste quali il furto con destrezza; Gianfranco Fini, dal canto suo, sembra soffrire d'essere il secondo e non il delfino, ma vediamo ben poche discrepanze d'ordine ideologico che non siano tattiche: temiamo che le idee siano al servizio dell'ambizione e non viceversa.
Non crediamo che Berlusconi abbia bisogno di un politico che l'ha tradito con gusto, dopo averne pervertito il programma ed averne bloccato la direzione nell'azione di governo, quando ancora ne aveva una. Pierferdinando Casini e l'UdC assommano i difetti di Fini, dei colonnelli berlusconiani più ottusi e sospettabili di cleptocrazia ed un'abitudine al tradimento degna del Bossi annata 1994.

domenica, luglio 11, 2010

La vacanza obamiana

L'ex-Presidente G.W.Bush è stato a lungo preso in giro e criticato per le sue lunghe vacanze. Barack OBama viene osannato, anche se si comporta allo stesso modo: il presidente sta organizzando la terza vacanza dall'inizio dell'emergenza nel Golfo del Messico, dopo aver promesso di "non riposarsi" sino a quando il problema non sarebbe stato risolto. Attendiamo fiduciosi le feroci satire dei media cosiddetti progressisti.

Hat tip Gateway Pundit

giovedì, luglio 08, 2010

Baltic Dry contro Maersk

Il Baltic Dry index è l’indice dell’andamento dei noli, ossia dei prezzi pagati per il trasporto delle merci via mare. E’  storicamente un ottimo indicatore stato uno dei segnali premonitori del grande crollo e,  soprattutto, un indicatore sintetico molto efficace dell’andamento del commercio internazionale: una diminuzione delle esportazioni dall’Asia si riflette immediatamente sulle quotazioni dei prezzi per il trasporto merci. In questo periodo, l’indice ha smesso di correre insieme a quelli di Borsa, ma ha cominciato un ripido calo.  D’altro canto,  oggi il colosso dei trasporti marittimi Maersk ha migliorato le proprie previsioni per il 2010, così come...
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USA: chi è il razzista, il Michigan o l'Arizona?

Lo stato dell'Arizona ha reso l' immigrazione clandestina un reato penale e non più un illecito amministrativo, scatenando le ire dell'amministrazione Obama per quello che viene definito un atto di razzismo. Saremmo cuiriosi di sapere cosa ne pensa suddetta amministrazione riguardo alla brillante idea che ha auto il distratto scolastico di Canton: discriminare le assunzioni degli insegnanti in base alla razza, in modo da garantire una sorta di apartheid a rovescio. Un segnale fantastico da dare, all'interno di una scuola: i vostri insegnanti non vengono selezionati in base al merito, ma in base al colore della loro pelle; fatelo anche voi, in futuro, possibilmente sfruttando le ingiustizie subite alcune generazioni fa, e potrete anche voi sperar ein un trattamento di favore. Alla faccia della democrazia, della promozione del merito e della diversità.
Da notare che non si cerca di aiutare i poveri, o le minoranze in generale: come per altri programmi appoggiati dalla sinistra USA, si vogliono favorire le minoranze preferite, lasciando ai margini i bianchi poveri e quelle minoranze che non vengono percepite come poco aperte alle sirene assistenziali, quali ad esempio gli asiatici, colpevoli di lavorare duro, studiare e cercare d'integrarsi. Al confronto, la legge dell'Arizona sembra decisamente meno razzista: non fa alcun riferimento al colore della pelle, ma si limita a consentire agli agenti di polizia nello stato di chiedere i documenti a chi viene fermato.
I democratici americani sono semplicemente razzisti alla rovescia: vengono identificate alcune minoranze per le quali devono essere garantite delle quote, in base alla lealtà politica od alla mitologia che vorrebbero spacciarci come realtà. Sono passati purtroppo i bei tempi in cui i "progressisti" americani ascoltavano Martin Luther King, che predicava la "cecità al colore" e disprezzava i programmi di aiuti basati sul colore della pelle.  Adesso, esigono un privilegio basato sul colore della pelle, esattamente come i segregazionisti che Martin Luther King combatteva

mercoledì, luglio 07, 2010

Ancora meglio del Tea Party?

Perché la politica deve essere noiosa? A sinistra si abusa delle sagre di paese e dei concerti per propagandare un'allucinazione collettiva.
E' ora di controbattere, senza scendere al livello dei collettivisti. I Tea Party sono un inizio interessante, ma si potrebbe prendere ulteriore spunto dagli USA, dove viene organizzato da ormai 8 anni organizzato il party ATF: Alcool, Tabacco, & armi da fuoco, un deliberato sberleffo all'agenzia americana che vorrebbe regolamentar e se possibile estirpare tutte e tre le cose, senza preoccuparsi di cosa ne pensino i comuni mortali.
Facciamo incavolare gli adoratori dello stato-mamma assistenziale: la libertà è anche divertirsi in un poligono con alcool, carabine e stecche di Marlboro, per poi passare ad un ottimo pranzo e poi parlare di politica. Per una importazione italiana, bisognerebbe forse sostituire le armi da fuoco con qualcos'altro; dato l'enorme numero di divieti imposti dalla nostra casta politica a quello che essi ritengono il popolo bue, abbiamo soltanto l'imbarazzo della scelta.

L'assemblea degli sfrattati

Ottima definizione di un ipotetico terzo polo , data da Davide Giacalone

Più che un movimento politico, quello dei terzi, sembra un’assemblea degli sfrattati. Rutelli è stato eletto sindaco dalla sinistra, è stato candidato della sinistra contrapposto a Berlusconi, ha cofondato il partito della sinistra, ma, ad un certo punto, s’è scoperto una vocazione da terzo incomodo. Dice che, per soddisfarla, ha rinunciato alla poltrona. Non è che, per la precisione, sia stata l’assenza della medesima ad avergli solleticato lo spirito critico? Lo stesso Fini ha tutte le ragioni quando sostiene il diritto al dissenso e al mettere a confronto idee politiche diverse. Solo che, se entrasse in una macchina del tempo e potesse incontrare il sé stesso nel corso degli anni, potrebbe utilmente dibattere con sé medesimo, accusandosi da sé solo di estremismi contrapposti: dal duce (minuscolo, proto, minuscolissimo) più grande statista del secolo a male assoluto, dai maestri che non siano froci ai diritti degli omosessuali, dall’Europa nazione e la legge sull’immigrazione al venite, integriamoci e votate. Posto che, senza l’entusiasmo del neofita, tendo a condividere gli approdi e detestare le sponde da cui salpò, prima di aprire il dibattito si deve fare come per i vini: stabilire l’annata di riferimento.

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